Sogno e realtà

Mi trovavo in una veranda: stile gotico, tutta in nero, si trovava al piano terra di una casa. Sapevo di trovarmi in una casa disabitata, anche se non l’avevo vista tutta. Però non so dirvi come vi arrivai.

Mi guardai attorno: la veranda era quadrata e girava attorno ad una piccolo giardino a cui si poteva accedere attraverso quattro porte. Il resto della veranda era chiuso da delle lastre di vetro.

Camminai fino a raggiungere una delle quattro porte e uscii: il cielo era plumbeo e nel piccolo quadrato d’erba vi era solamente un albero, vicino ad un angolo. Mi avvicinai a questo e più mi avvicinavo più cominciavo a distinguere una piccolo sdraio dietro l’albero. Vi girai attorno e quando raggiunsi la sdraio lo vidi: a terra, tra l’erba verde il suo corpo bianco faceva uno strano contrasto e la sua espressione mi ossessionò per giorni: il cadavere irriconoscibile di una donna.

Le sue mani, insanguinate.

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7 ANNI DOPO

Aprii lentamente gli occhi: la luce era poca. Mi alzai in piedi e mi spolverai i vestiti.

Ero in una veranda nera, stile gotico. Mi ricordai di un posto simile e dopo essermi guardata attorno varie volte i ricordi tornarono; ma quel luogo era diverso dalla prima volta che vi ero stata: a terra vi erano fogli, polvere e pezzi di vetro, piume. L’aria entrava fredda e vidi che l’erba del giardinetto era verdognola.

Dall’altra parte della veranda vi erano due persone. Corsi verso di loro: erano due uomini e uno aveva una telecamera in spalla. Sembravano tranquilli e non mi vedevano, per quanto li chiamassi e mi mettessi davanti ai loro occhi e li toccassi.

Poi sentì una presenza accanto a me e mi voltai: una luce a forma d’uomo. Io sapevo chi era, e sorrisi. Non aveva nulla da temere, non più. I due uomini ci passarono accanto e andarono nel giardinetto, sempre più vicini all’albero.

Quello era rimasto come la prima volta che lo vidi, mentre la sdraio era sporca, rotta, rovinata. E poi ricordai cosa vi era dietro l’albero. Sempre con la luce sorridente dietro di me, corsi verso di loro, con la mano destra alzata, mentre continuavo ad urlare: “Non andate. Non andate. Là dietro c’è un cadavere”, ma loro non mi ascoltarono.

 Allora andai anche io dietro l’albero e rimasi a bocca aperta: al posto del corpo della donna vi era una mascella, posata su dell’erba insanguinata.

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LA MATTINA DOPO…

Mi svegliai con il fiatone. Avevo sognato ancora quel luogo. Ma io non credo che i sogni ci possano condizionare la vita.

Quante volte avevo sognato di gestire un hotel e non era mai accaduto. Ripresi a dormire, tranquilla.

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IL GIORNO DOPO…

Ero in macchina e stavo tornando a casa quando un’altra macchina si intromise nella mia corsia ed io non la vidi. Girai il volante, ma troppo tardi: andai a sbattere e le altre macchine dietro di me fecero lo stesso. Io sbattei la testa e svenni. 

Quando mi risvegliai ero ancora in macchina, ma qualcuno cercava di portarmi fuori dall’abitacolo. Allungai una mano insanguinata per alzarmi, prima di esplodere in aria con il resto della fila delle macchine. I miei resti non vennero mai ritrovati. 

Finalmente ero in pace. Ero morta. E per arrivare a destinazione passai per una veranda.

Dall’altra parte lessi un libro, le varie vie del mio destino: sette anni fa comprai la mia macchina. Il mio destino era già stato deciso. Negli anni che seguirono mi ricordai la mia mano insanguinata e scoprì che tutti si erano scordati di me. Tranne quella rassicurante luce.

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Discussioni

    1. E’ stata una prova, ammetto che all’inizio non ne ero molto convinta ma poi vi ho riflettuto sopra 🙂