
Solitudine
Serie: Attese
- Episodio 1: Lo strano ragazzo
- Episodio 2: Solitudine
- Episodio 3: Capirsi
STAGIONE 1
Quella sera al Feel Good c’era stato il pienone e rimettere tutto a posto richiedeva il doppio del lavoro. Anna aveva appena iniziato a sparecchiare i primi tavoli quando Marta le si avvicinò e fece un cenno verso il ragazzo seduto al suo solito posto.
«È sempre qui, non si perde neanche un giorno» disse.
«Forse gli piace la nostra cucina» rise Anna.
«Quasi quasi ci faccio un pensierino… Insomma, io sono sempre qui a lavorare, lui è sempre qui a fare… qualsiasi cosa faccia!»
Anna cercò di non scoppiare a ridere.
Il quel momento il ragazzo si alzò, indossò la giacca, pagò il conto e fece un gesto di saluto alle due cameriere prima di uscire dalla sala. Nessuno sapeva come si chiamasse, eppure si era creato un tacito legame tra quel ragazzo e i dipendenti del Feel Good: entrambi erano come bloccati all’interno di quelle quattro mura e non potevano liberarsene.
«Sei più stanca del solito stasera» disse Marta impilando i piatti sporchi.
«Il divano non è molto comodo…»
«Dormi ancora sul divano? Tesoro… tu e Marco dovreste parlare una volta per tutte.»
«Già…»
«E poi non capisco, perché non ci va lui a dormire sul divano?»
«Perché sono io a volerlo lasciare, sono io a non sopportare più di stargli vicino. È giusto che ci dorma io su quel dannato divano.»
Quella conversazione, quell’intera situazione le faceva saltare i nervi. Eppure, non si decideva a lasciare Marco.
«Ma perché non te ne vai? Sei così infelice con lui… prendi le tue cose e vattene. Puoi stare a casa mia per un po’. Te lo meriti di essere felice.»
«Non sono infelice con lui… Sono infelice nella situazione in cui ci troviamo.»
«Anna, lo sai che ti voglio bene, ma non puoi continuare così. Prima o poi dovrai prendere una decisione.»
«Si, hai ragione…»
Quella sera Anna non tornò a casa, ma raggiunse Simon nel suo appartamento, il suo amante. Quando era con lui si sentiva felice, desiderata, bella e sexy. Ma allora, perché non lasciava Marco?
Più volte Simon le aveva chiesto di trasferirsi da lei e, una volta, Anna era stata sul punto di accettare: era tornata a casa in piena notte, convinta a prendere tutta la sua roba e a lasciarsi alle spalle quella vita che la rendeva infelice. Ma quando aveva aperto la porta della camera da letto e aveva visto Marco, addormentato su un lato, si era resa conto di non poterlo fare: quell’uomo che era suo marito, quella vita che le stava stretta, erano il suo uomo e la sua vita e, un tempo, lei li aveva amati con tutta sé stessa.
Da quell’episodio Anna aveva continuato a vedere Simon, ma non era mai più rimasta a dormire da lui. Nonostante tradisse suo marito ormai da due mesi, voleva che al suo risveglio la trovasse lì.
Cosi, quella sera, dopo aver fatto l’amore con Simon, tornò nella sua triste casa e si mise a dormire sul divano.
«Ieri sera sei tornata molto tardi», disse Marco sorseggiando il suo caffè.
«Si, abbiamo avuto dei problemi a lavoro» buttò lì Anna.
«Mi dispiace. Risposati oggi, è il tuo giorno libero. Vai a fare una passeggiata. Sono sicuro che ti farà bene.» Detto questo, Marco le diede un bacio sulla fronte e uscì per andare a lavoro.
I primi tempi della relazione con Simon, quando tornava a casa tardi, Anna cercava sempre di inventare scuse colorite e plausibili per spiegare a Marco il suo ritardo. Nell’ultimo mese, invece, aveva smesso di impegnarsi e a quelle domande scomode rispondeva sempre che era colpa del lavoro: una volta i clienti si erano attardati, un’altra l’autobus aveva fatto tardi, un’altra ancora si era rotta la lavastoviglie.
Mentre finiva il suo caffè Anna si mise a pensare: quand’è che aveva smesso di preoccuparsi di nascondere la sua relazione con Simon a suo marito? Ma certo, lo ricordava benissimo. Un venerdì sera di un mese prima era rientrata a casa e Marco la stava aspettando sveglio.
«Ha chiamato un certo Simon, ti cercava. Ha detto che avreste dovuto vedervi, ma avevi il cellulare staccato.» A quelle parole Anna aveva sentito il panico invaderle il corpo e la mente: aveva provato ad inventare una scusa, gli aveva detto che Simon era un nuovo ragazzo che lavorava al ristorante e che avrebbero dovuto vedersi per accordarsi sui turni. Ma, mentre parlava, se ne accorse: Marco sapeva. Lui non aveva detto nulla, aveva accettato la sua spiegazione ed era andato a dormire.
Per molto tempo Anna si era interrogata: perché Marco non la lasciava? Sapeva dei suoi sempre più continui tradimenti, eppure non la lasciava. Non diceva nulla. Continuava a restarsene lì in silenzio, come se non fosse successo nulla. Alla fine di mille riflessioni Anna era arrivata alla conclusione che a Marco non importasse nulla di lei o del fatto che aveva un amante. Magari, lui stesso aveva un’altra donna.
E fu proprio quel venerdì sera che Anna iniziò a dormire sul divano.
Serie: Attese
- Episodio 1: Lo strano ragazzo
- Episodio 2: Solitudine
- Episodio 3: Capirsi
Una relazione che, di fatto, non esiste più, ma che entrambi si ostinano a mantenere per qualche strana forma di egoismo o per incapacità di ammettere a loro stessi il fatto che i loro sogni sono, ormai, andati perduti.
Un racconto dal quale trarre diversi spunti di riflessione.
In questo secondo episodio cominciano a delinearsi i contorni di una vicenda di coppia che mi incuriosisce. Le relazioni sono un enigma: perché si sta in coppia? Perché rinunciare alla propria libertà? Ma soprattutto: perché è così difficile lasciarsi?
“quell’uomo che era suo marito, quella vita che le stava stretta, erano il suo uomo e la sua vita e, un tempo, lei li aveva amati con tutta sé stessa.”
Questo passaggio mi è piaciuto
grazie mille Tiziano! 🙂
Mi associo a Cristiana e aggiungo che mi ha molto interessato la dinamica che hai scelto di rappresentare. C’è chi sa, e lascia, chi tradisce, e lascia, Anna e Marco invece “sanno” ma per ora hanno deciso di tacere e andare avanti. Mi viene in mwnte quel nodo di dire che “se ne parli, diventa vero” e allora meglio tacere e far finta di nulla. Difficilissimo viverle, figurarsi affrontarle, certe situazioni. Scriverne è come muoversi in un campo minato, arrivando integra alla fine. E tu, a mio parere, lo stai facendo molto bene.
Ciao Tatiana, ho letto adesso i primi due episodi della tua serie. Trovo che tu abbia scelto un argomento tanto comune quanto scomodo da trattare perché quando scriviamo di relazione e tradimento c’è sempre il rischio di toccare particolari corde che vibrano e suonano nella testa e nel cuore del lettore. Tu lo fai, a mio parere, in una maniera che sembra quasi distaccata e con uno stile asciutto e didascalico che è sicuramente una scelta ponderata. Forse, quella giusta in questo caso. Mi piace.
Grazie Cristiana, è sempre bello leggere la tua opinione! 🙂