Sollevato e terrorizzato

Serie: Morirò d'estate


● «Ci vediamo domenica prossima, dopo la messa delle 9:30. Porta un quaderno, una penna e tanta buona volontà» continuò Padre Andrea. «Certo!» risposi. ●

Nei giorni a seguire, a parte qualche messaggio, non sentii né vidi Serena. Il telefono rimase muto; io, invece, parlavo a voce alta mentre mangiavo.

Mi sentivo stupido, ma era un modo per non contare i bocconi. Volevo mantenere la promessa fatta alla dottoressa Mori e dimostrare a me stesso di saper portare a termine un compito. Negli anni mi ero convinto di non esserne capace, un po’ perché mi annoiavo facilmente della routine e un po’ perché mio padre era riuscito a convincermi che non avrei mai portato a termine niente.

La domenica mattina, mi recai a messa e poi subito dopo, seguii Padre Andrea in sagrestia insieme ad altri ragazzi che, come me, probabilmente erano stati chiamati per l’organizzazione del Campo Base.

Eravamo un decina, forse di più, ma non li contai perché non volevo trasgredire il mio compito. Presi posto su una sedia libera e in quel momento mi ricordai che Padre Andrea mi aveva raccomandato di portare un quaderno e una penna, cosa che naturalmente non avevo fatto.

«Che figura di merda» pensai, mentre vedevo gli altri parlare tra di loro e io stavo in silenzio, perché non conoscevo nessuno.

«Posso sedermi qui?» sentii improvvisamente, mentre una mano mi sfiorava. Era Serena che era appena arrivata e che mi sorrideva mentre sfilava il suo zainetto dalle spalle.

«Certo che puoi» risposi ricambiando il sorriso.

«Non è che potresti prestarmi un foglietto e una penna? Ho dimenticato di portarli». Lei aprì il suo zaino e mi porse un quaderno e una penna: «Ne ho portato in più, è una mia abitudine. Cerco sempre di prevedere gli imprevisti».

«Non avevo dubbi» dissi cercando di trattenere la risata.

«Bene, ragazzi» disse Padre Andrea, battendo le mani una volta sola e soffocando la mia risata.

«Il Campo Base quest’anno sarà diverso, non ci saranno solo ragazzi da evangelizzare e responsabili che testimonieranno le loro esperienze. Ci sarà un campo nel campo, che sosterrà tutti i partecipanti nel silenzio e nella preghiera».

Padre Andrea aprì un’agenda rossa «Rossa, come quella della dottoressa Mori» pensai tra me e me.

«Marco, tu ti occuperai della cucina. Lucia e Davide, voi sarete i rettori che si prenderanno cura dei nuovi ragazzi».

Non capivo nulla di quello che stava accadendo, ma guardavo gli altri e avevo la sensazione che ogni nome pronunciato fosse un chiodo.

Padre Andrea alzò lo sguardo, e mi trovò:

«Luca, tu e Serena vi occuperete della preghiera» indicandoci col dito. Serena, accanto a me, smise di scrivere, io strinsi così forte la penna che sentii lo scricchiolio della plastica.

«Il gruppo preghiera non si fermerà mai. Qualcuno non dormirà, qualcuno piangerà, qualcuno sarà stanco e demotivato, ma il Campo Base non chiuderà mai in questi tre giorni e nemmeno il Signore. Per questo i momenti di preghiera andranno organizzati sulle ventiquattro ore. Giorno e notte, a turno, certo, ma senza interruzioni. Voi due insieme sarete le voci che dovranno restare sveglie quando gli altri crolleranno».

Chiuse l’agenda, il rumore secco, mi tagliò i timpani e i pensieri, che arrivarono, senza ordine, tutti insieme.

«Domande?» chiese il prete.

Io ne avevo una, una sola, che mi rimbombava in testa: «Come si fa a non contare le ore, quando devi contarle tutte?» ma non la feci, nessuno avrebbe capito, benché meno io, che non sapevo neanche perché fossi lì.

Guardai Serena, lei annuì piano, come se quella follia fosse normale.

«Nessuna, Padre» disse, per tutti e due.

E io mi sentii sollevato e terrorizzato.

Uscii da quella riunione confuso perché non riuscivo a comprendere quello che era stato detto, né riuscivo a sentire quell’emozione che gli altri attorno a me, avevano provato mentre Padre Andrea distribuiva compiti e mansioni. Non avevo mai partecipato all’organizzazione di un campo e soprattutto a stento riuscivo a dire due parole sotto forma di preghiera, come avrei potuto guidare un intero gruppo?

Lo dissi a Serena, che con la sua solita calma e sicurezza mi disse che ci saremmo riusciti e che avevamo tempo per prepararci bene.

Le proposi di prendere un caffè insieme, lei accettò e ci dirigemmo verso il bar senza più parlare del Campo Base.

«Mangi qualcosa?» mi chiese quando arrivammo al bancone. Feci segno di no con la testa e lei mi sorrise.

Rimanemmo insieme per una mezz’ora circa, poi lei con una scusa si congedò e io tornai a casa, con in mano il quaderno che mi aveva dato lei. Lo sfogliavo lentamente. Uno, due, tre… Stavo contando senza neanche rendermene conto, mi fermai, feci un respiro e chiusi il quaderno, proseguendo senza più aprirlo.

Quando arrivai a casa, presi il mio diario e cominciai a scrivere: «Domenica 10 settembre 2000. Oggi la giornata è cominciata strana. Padre Andrea mi ha fatto una proposta assurda e io ho accettato senza proferire parola. Dovrei guidare un gruppo di ragazzi e ragazze nella preghiera, ma io non so nemmeno pregare e soprattutto, non so chi pregare. Mi sto avvicinando alla chiesa, sto imparando piano piano a conoscere quello che loro chiamano Dio, ma non posso definirmi un cristiano, perlomeno non un cristiano che crede al cento per cento. Serena dice che è tutto ok. Ho scelto di fidarmi di lei e spero proprio di non pentirmene».

Chiusi il diario e mi diressi in camera da letto, osservai la sveglia con la gallina che becca, mezza rotta ma ancora funzionante. «Se ce l’ha fatta lei che ancora becca come se nulla fosse, allora ce la posso fare anch’io» pensai. 

Scoppiai a ridere rendendomi conto che stavo parlando da solo, in una casa che non sentivo mia, dove non sapevo quante sedie ci fossero e mi sentii di nuovo sollevato e terrorizzato, proprio come mi ero sentito quella mattina dopo le parole di Serena.

Continua...

Serie: Morirò d'estate


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. In questo episodio mi ha colpito soprattutto l’ incarico di guidare il gruppo nella preghiera senza interruzione, giorno e notte. Aspetto con curiosità di scoprire cosa succederà.

  2. “«Se ce l’ha fatta lei che ancora becca come se nulla fosse, allora ce la posso fare anch’io» pensai.”
    Ecco la gallina della sveglia che ricomprare e risveglia la mia curiosità. La sua importanza materiale e simbolica sembra rilevante.