Solo, vuoto e svuotato
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Morirò d’estate
- Episodio 2: Bastardo
- Episodio 3: Fame d’amore
- Episodio 4: Mind to mind
- Episodio 5: Uomo fritto
- Episodio 6: Mutande nuove
- Episodio 7: Sarai felice
- Episodio 8: In gabbia
- Episodio 9: Chiamato per nome
- Episodio 10: Campo Base
- Episodio 1: Morto e risorto
- Episodio 2: Tutto questo per me?
- Episodio 3: Nuova possibilità
- Episodio 4: Amare per primo
- Episodio 5: La gallina che becca
- Episodio 6: Nato sbagliato
- Episodio 7: Il primo passo
- Episodio 8: Visto, sentito, compreso
- Episodio 9: Vicolo stretto
- Episodio 10: Paura e compiacimento
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Tornai a casa con in testa un senso di confusione, non sapevo cosa fare, ma ero consapevole che non potevo continuare a vivere così.
Non c’era nessuno a casa, quindi presi una padella, la cosparsi di olio e poi la lasciai sul lavandino della cucina, per far credere a Dario e Salvo che avevo già cenato, ed evitare sguardi e domande.
Poi, presi il mio diario e iniziai a scrivere.
«Mercoledì 09/08/2000. Mi sento fermo e intrappolato in un incubo. Ogni mio tentativo di svegliarmi sembra trascinarmi sempre di più nel buio più totale. La dottoressa Mori continua a dirmi che sono sulla strada giusta, che sono coraggioso e che posso farcela. Ma io mi sento solo, vuoto e svuotato. Oggi, mentre ero in libreria, ho incontrato una ragazza con grandi occhi azzurri e malinconici, e un velo di tristezza che mi ha colpito. Il suo sguardo era duro e non sembrava molto interessata a parlare con me. Era simpatica come un granello di sabbia nelle mutande, ma c’era qualcosa in lei che mi ha colpito. Forse il suo sguardo indifferente, o forse il modo in cui mi ha fatto sentire vivo per un attimo, non so. Ma è durato poco, giusto il tempo di mandarmi a quel paese, per poi scomparire dalla mia vista».
Mi ritrovai a sorridere mentre scrivevo quelle cose e pensai che mi sarebbe piaciuto incontrarla di nuovo.
Avevo il cuore in pausa, ma quella ragazza dagli occhi malinconici, in qualche modo, aveva acceso un battito, anche se solo per un attimo.
Chiusi il diario e lo nascosi sotto il mio cuscino, poi presi la sveglia con la gallina che becca dal mio zaino e la riposi sul comodino.
Dopo aver messo tutto a posto, andai in bagno a prepararmi per la notte, mi lavai i denti e indossai il mio pigiama giallo. Mi sdraiai sul letto, sperando di dormire un po’, ma il telefono suonò proprio in quel momento.
«Ciao Luca, sono Marco, mi ha dato il tuo numero Padre Andrea, ti disturbo?» sentii dall’altra parte della cornetta, con un tono allegro e amichevole.
«No, dimmi!» risposi, mentendo.
«Io sarò qui ancora per qualche giorno, che ne dici se sabato ci vediamo per una chiacchierata davanti a una bella birra?»
«Va bene!» dissi, sperando di liberarmene e salutandolo velocemente, con la scusa che avevano suonato alla porta.
Mi chiesi come faceva Padre Andrea ad avere il numero della casa che mi ospitava per il mio servizio civile, ma poi mi ricordai che glielo avevo dato io, quando avevo compilato il modulo per il Campo Base.
Tornai a letto, mi voltai verso il muro e mi addormentai.
Nei giorni seguenti, cercai di tenere la mente occupata lavorando e facendo del mio meglio per non pensare ai miei fantasmi.
Quando arrivò il sabato, mi preparai per incontrare Marco, anche se non avevo molta voglia di uscire.
Ci vedemmo in un bar vicino alla piazza principale e ci sedemmo a un tavolo all’aperto.
Marco sembrava avere ancora lo stesso entusiasmo dei giorni del Campo Base, con un sorriso largo e un modo di fare aperto e positivo.
Mi raccontò della sua vita da universitario, del suo lavoretto in una pizzeria per mantenersi e di una ragazza che aveva conosciuto nel palazzo dove aveva affittato una casa che condivideva con altri tre ragazzi.
Cercavo di ascoltare, ma la mia mente continuava a vagare, mentre provavo a mangiare gli stuzzichini e a bere la birra, con la speranza di non vomitare.
«Tutto ok?» mi chiese Marco, notando il mio sguardo distratto.
Scossi la testa, cercando di minimizzare, ma Marco non si arrese.
«È una donna, vero?» chiese, con un sorriso ironico.
«È sempre così. Quando un uomo è distratto, c’è sempre una donna di mezzo» continuò ridacchiando.
«No, non è una donna», dissi, cercando di essere credibile.
«Sono solo un po’ preoccupato, perché tra un paio di mesi, finirò il mio servizio civile, ma non ho intenzione di andare via da qui.» dissi, ingoiando una patatina, che sembrava un pezzo di vetro che mi lacerava la gola.
«Cosa ti trattiene qui?» mi chiese incuriosito Marco.
Esitai, cercando le parole giuste per spiegare.
«È… è il posto dove mi sento più a casa, credo.»
«Hai provato a chiedere a Padre Andrea se può aiutarti a trovare un lavoro?»
«No, non c’ho pensato» risposi.
In realtà, la mia distrazione non era dovuta all’imminente fine del mio servizio civile, ma aver parlato con lui, mi aveva comunque dato uno spiraglio di speranza per rimanere in quell’isolaletta che, in qualche modo, mi faceva stare meglio.
Il pomeriggio si concluse con la promessa di rivedersi più spesso e con il proposito di organizzare un incontro più lungo.
Quando tornai a casa, trovai Dario e Salvo che organizzavano la festa per il loro congedo.
«Il 28 sarai dei nostri?» chiese Salvo sorridendo.
«Certo!» risposi, mentre mi sedevo al loro fianco.
«Bene» esclamò Salvo, appuntando il mio nome su un foglietto bianco.
«Presumo che stasera tu abbia un impegno e non cenerai con noi» chiese Dario, con tono sarcastico.
La sua affermazione mi infastidì molto, ma cercai di mantenere la calma e non farlo capire. Glissai la domanda e andai in bagno, senza dare una risposta.
La sera, decisi di uscire, con la scusa di fare una passeggiata, per evitare di cenare con loro, rincasando solo quando ero abbastanza certo di non trovare i miei colleghi ancora a tavola.
Andai a dormire, assicurandomi che il diario fosse al sicuro sotto il mio cuscino e mi addormentai di sasso, come non accadeva da tempo.
La domenica trascorse tranquilla, con una mattinata di lavoro e poi il resto della giornata in solitudine, visto che Dario e Salvo erano a casa loro, nelle loro famiglie.
Fu in quel momento che mi resi conto di quanto tempo fosse passato dall’ultima volta che avevo parlato con mia madre.
Andai in cucina, presi il telefono e la chiamai. Parlammo del più e del meno, evitando accuratamente di nominare mio padre, come sempre.
Il lunedì, essendo libero, decisi di andare in chiesa.
Andare in quel luogo era diventato per me come un rifugio sicuro, dove tutto il peso che portavo si alleggeriva nell’abbraccio di quel Cristo Risorto.
Serie: Morirò d'estate
- Episodio 1: Coccole e dolore
- Episodio 2: Vita e fantasmi
- Episodio 3: L’amore mancante
- Episodio 4: Solo, vuoto e svuotato
“Avevo il cuore in pausa, ma quella ragazza dagli occhi malinconici, in qualche modo, aveva acceso un battito, anche se solo per un attimo.”
quante volte ho provato la stessa sensazione😂
Anch’io la penso come Arianna: chiedere consiglio al parroco per il lavoro è una buona idea. Quando ero ragazza, fu proprio il parroco di zona a indicarmi il mio primo lavoro, nonostante non fossi praticante. Inoltre, credo non sia ancora il momento per Luca di tornare nel contesto che l’ha fatto soffrire🙂
“Avevo il cuore in pausa, ma quella ragazza dagli occhi malinconici, in qualche modo, aveva acceso un battito, anche se solo per un attimo.”
Mi piace pensare che quel battito possa riprendere e continuare e dare nuovo slancio a una vita che sembra piú subita che vissuta.
Lui ci sta provando…
La vita lo mette in difficoltà…
Marco ha avuto una buona idea: chiedere a Padre Andrea di aiutarlo a trovare un lavoro (i preti conoscono così tante persone!) Faccio il tifo per lui, speriamo bene🤞
Grazie Arianna per “il tifo” e per esserti fermata a leggermi. 🙏🏻☺️