Sommo Dialogo

Serie: Nadiya


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Mi disse di pregare per morire prima di provare il dolore che provò lui.

Così come i minatori di Hashima scavarono le loro tombe, io scavo la mia.

Così come i polmoni si riempirono di polvere, io li riempio di nera pece, nell’utopico tentativo di trovare un foglio di carta tanto assorbente da liberare il mio respiro ed il mio pensiero.

Questo è il mio tormento.

Ogni lacrima si alterna come due tennisti lottano la sfera nella speranza di vederla cadere a terra due volte, come due cani che bevono dalla stessa ciotola, da cui attingono le balenanti riflessioni che colmano il bicchiere fino a farlo traboccare.

Il cuore vuoto e nero è il mio sentimento. Vuoto come una cava abbandonata piena di strumenti inadoperati e inadoperabili. Così come non si colma il marmo ora adoperato in faziose colonne, non si riempie un cuore vuoto, ma si incide su di esso tanto quanto si incide sulla lucidata pietra calcarea.

Questo lugubre cammino che ora apre ai perduti d’animo propone un saccente incontro di pensieri, opere, parole e omissioni di falsità nel vano e disperato tentativo di raggiungere le profondità del pozzo per racimolare quanto mai più vero è il pozzo stesso e il suo riflesso nella tenebrosa acqua nascosta dal buio degli abissi più reconditi.

«L’ingresso del dolore risiede ovunque, perpetua è la condanna di coloro che annegano nel mare, ma questo non è il tuo cammino, questo non è il tuo essere. La tua vivace esistenza è travolta dal dolore e dall’inganno, nulla di tutto ciò che appare in realtà è legato indissolubilmente al colore dei tuoi occhi e al costellato cielo egiziano, solo l’amore per l’odio e l’odio per l’amore possono permettere l’accesso allo sconfinato regno della tua anima. Attraversa il pericolante ponte del respiro e compi la tua redenzione come i fedeli di Dio attraversano il rosso Mare. Estrai il rancido dalla carne, il bambino dal ventre, il sangue dal tuo corpo, rendi puro e sconfinato il tuo percorso». La decisione presa di soppiatto, il ponte di legno scricchiolante è giunto al fine di una strada ricamata dai colori della tempesta e delle stelle, ogni lacrima versata è figlia della neve su cui ho camminato, neve ormai diluita in liquido nero e tossico al palato dell’uomo. Il mio racconto è in equilibrio sulla ragnatela tessa da un ragno ormai digerito dall’airone, nulla è la cornice, il quadro da attraversare è pronto per adempiere al suo destino, ed io con lui.

Il mio compagno di viaggio si è rivelato essere uno sconosciuto che forse incontrai varie volte nel mio tempo senza mai affrontare veramente la questione del suo nome. Deciso a conoscere finalmente il mio destino, rilevo una strana sensazione come un cane che dissotterra l’osso dimenticato mentre interrogo il mio compagno. «Non è forse l’ultimo dei tuoi pensieri l’altro?». Risponde. Il vuoto egoismo è svuotato dalla curiosità che ha sempre attanagliato il mio volere, e questo mi costringe a prolungare il canto della mia voce per rendere sazia la mia fame. «Io sono il proiettile che metterà fine alla tua insoddisfazione, l’8 in buca d’angolo, il cerbiatto che dà luce al piccolo prima di spirare, il silenzio delle onde del mare, il corpo della donna ricolmo della tua fame sdraiato inerme coperto solo di sudore, l’imperfetto connubio di Osiride, Seth e Ra, colui o colei che ti condurrà dove tutto è inesplorato e sconosciuto, nel luogo che più di ogni altro non appartiene al di fuori di te. Spalma il tuo silenzio sul tuo pensiero e schiudi il vero volto dell’io. La mia definizione risiede diversamente in ogni esistenza, ma è la mia esistenza stessa che trasale da quello che ogni individuo è, indistinta ma distinta, diversa ed uguale allo stesso tempo. Io sono l’arpa che risuona nei cieli dell’Olimpo, la preghiera che scricchiola tra i vicoli di Istanbul al calar della sera, quando il volto della città si fa caldo e adagiato per metà sulla superficie dell’infinito lago salato. Colei che non ha definizione accurata, ma che è accurata la sua percezione nonostante essa non sia. Uomini la cercano, altri provano malamente a misurarla, altri non sembrano possederla, ma certa è la sua composizione, ovvero la medesima sostanza delle stelle raccolte nel misterioso cielo di ottobre. «Anima mia».

Qui empieza il mio viaggio.

Serie: Nadiya


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Discussioni

  1. Ciao Nicolò, leggendo questo nuovo episodio ho avuto l’impressione che tu lo avessi già pubblicato in precedenza, ma sicuramente sbaglio. In ogni caso, a mio parere è decisamente il più “forte” fra i quattro, direi quasi sconvolgente. “Il cuore vuoto e nero è il mio sentimento”, la frase che più mi colpisce e l’immagine di chiusura quella che maggiormente mi emoziona. Bravissimo

    1. Buona sera, avevo precedentemente pubblicato questo testo, ma ho dovuto effettuare alcune modifiche per errori grammaticali e di punteggiatura, ad ogni modo, la ringrazio per le splendide parole
      Cordiali saluti