Sono diventata tutto quello che non volevo essere

Sono diventata tutto quello che non volevo essere. Ho sempre riso di chi guardandomi mi diceva “vorrei tornare ad avere la tua età”, ho sempre pensato che si affidassero solo a dei miseri stereotipi che ti fanno credere che la tua vita abbia una scadenza e che se non riesci a trovare la felicità entro quel tempo, non avrai nient’altro da ricordare e gli anni consumeranno ogni tuo desiderio. Eppure oggi sono diventata proprio quel tipo di persona. È come se mi staccassi dal mio stesso corpo e guardassi dal fuori cosa ne resta di me: niente. Non c’è niente e non c’è niente per cui vale la pena combattere. E non c’è nemmeno nessuno. Anche di questo una volta ridevo, l’idea che per essere felice bisognasse essere in due mi sembrava solo ridicola, e ora invece le giornate sono diventate talmente profondamente estenuanti che il pensiero di non avere nessuno a cui raccontarle le rende ancora più triste. È una tristezza così profonda che mi schiaccia, mi prende la faccia e la butta giù. Non so nemmeno bene cosa provo esattamente, mi piacerebbe ricevere una carezza a fine giornata, sentire qualcuno sussurrarmi nell’orecchio “ce l’hai fatta” perché ormai ogni giornata è diventata una battaglia a tempo perso, la vittoria una solitudine non condivisa. Ma penso anche che non sarei in grado di sostenere la compagnia di qualcuno che non conosco, non avrei la forza di aprirmi e raccontarmi, anche perché non so più chi sono e di conseguenza nessuno sarà mai in grado di amarmi. Dove sono finiti i miei sogni? Ci sono mai stati? Ho la vista annebbiata oppure è davvero tutto finito?

La mia infanzia è stata terribile eppure mi ritrovo a provare un’incredibile senso di nostalgia, non riesco a guardare le foto, le ho nascoste tutte, insieme agli attestati collezionati negli anni in cui avevo ancora voglia di concludere qualcosa. Mi si stringe il cuore quando qualcuno inizia una frase dicendo “ti ricordi quando…?” no, non ricordo niente. La mia mente è vuota come il mio animo. Ero pronta ad affrontare tutte le sfide da sola, perché lo sono sempre stata, ma adesso i problemi mi hanno sovrastata ed è proprio la mia stessa compagnia a spaventarmi. Giuro di averci provato ad essere diversa, a migliorarmi, ma è troppo difficile. Mi manca il respiro se penso al futuro e mi manca il respiro se penso al passato. Mi ucciderei se mi concentrassi sul presente. Vorrei ricominciare da capo anche se so che sbaglierei tutto un’altra volta.

Tutte le persone che ho conosciuto, tutti gli eventi che sono capitati nella mia vita fino ad ora hanno fatto finta di scorrere giù come acqua, invece sono rimasti aggrappati al mio corpo, diventando grossi macigni. Mi sono accorta che mi restano impressi dettagli che agli altri sfuggono completamente, sguardi, parole, posti, luci, ombre. E forse ora tutti questi macigni formano un peso talmente grande che non posso più sopportare da sola. Mi capita sempre più spesso di guardare indietro invece di guardare avanti, perché quello che mi riserva il futuro dipende da me, e non ho fiducia in me stessa.

Com’è possibile che sia diventata più eccitante l’idea di ricontattare qualcuno del tuo passato piuttosto che conoscere qualcuno di nuovo? È bello credere che qualcuno non ti abbia mai dimenticato, anche se non è vero, è bello provare ad avere conferma di quello che c’è stato. Perché tornare da qualcuno che ti ha già offerto tutto quello che aveva intenzione di offrirti? Eppure chi adesso fa parte del passato una volta faceva parte del presente, e prima ancora non era nessuno. Adesso se vedo un gruppo di sconosciuti cerco di vedere chi non c’è, plasmo la faccia di una persona con la mente in modo che diventi il più simile possibile al ricordo che mi resta di qualcuno. Così riesco a provare qualcosa, così il ricordo che ho in testa ci mette di più a svanire. La curiosità è rimasta, ma si affievolisce, mentre i ricordi spingono in modo più forte, puntando ad annebbiarmi la mente.

Ci sono giorni in cui non mi riconosco, mi sembra che tutte le mie certezze in realtà siano solo menzogne che ho voluto impormi per costruire una personalità che mi proteggesse. È vero che sono simpatica? È vero che sono alla mano? Spigliata? Arrabbiata? Vendicativa? O forse è tutta finzione, e in realtà sono dolce, delicata, fragile. Magari sono entrambe le cose, e non sono brava a gestire nessuna delle due.

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Discussioni

  1. “se non riesci a trovare la felicità entro quel tempo, non avrai nient’altro da ricordare”
    Assolutamente! Condivido in pieno questo passaggio e la paura di non rientrare dentro il tempo di scadenza. Una cosa che ho riscontrato in altri mie amici, chi prima chi tardi.

  2. È la complessità che ci rende uniche, con le nostre contraddizioni, gli aspetti contrastanti del nostro modo di essere. La tua riflessione mi è parsa come l’espressione di chi sta compiendo un percorso evolutivo, con fragilità, forza d’ animo e condapevolezza dei nostri limiti. Ho apprezzato ogni parola.