Sopra le nuvole PT2

Serie: Sopra le nuvole.


Arrivò la sera. Io e mio Fratello fummo i primi ad arrivare al punto d’incontro.

Il cielo era di quel viola arancio che preannuncia l’arrivo graduale del buio. Avevo un buon presentimento di quella sera. E’ una di quelle sere dove tutto sembra essere al suo posto.

Poco dopo, infatti, arrivò Francesca. Bella, e bionda come solo lei sapeva essere. Il mio cuore batteva forte, e vista la mia timidezza, decisi di usare tutte le mie doti di seduttore . E la ignorai del tutto.

Anche lei sembrava un po’ imbarazzata, e le sue guance bianche diventarono a poco a poco di una sfumatura rossastra. Ogni tanto i suoi occhi cadevano su di me, per poi fuggire non appena ricambiavo lo sguardo. C’era un silenzio teso, e oggi, dall’alto della mia profonda esperienza in fatto di donne, posso affermare con tutta certezza, che forse aveva una cotta per me. Ad avvalorare questa mia ipotesi, c’è anche quello che successe poco dopo.

Si girò di scatto. I suoi occhi erano come il colore dell’ebano, e i suoi lineamenti come delle dune di sabbia levigate dal vento. Mi guardò, cavolo se mi guardò. Come si guarda un vestito firmato in una vetrina del centro, o i colori delle luminarie nelle serate di festa. Balbettava teneramente per l’emozione e mi chiese, con un filo di voce, se poteva parlarmi un attimo.

Mi avvicinai con la spensieratezza di un bambino, ma con gli ormoni di un adolescente. La mia mente era pura e candida come quella di un seminarista che sfoglia il vangelo una mattina d’estate, ma il mio corpo era pronto come quello di un ragazzaccio, che passa il suo tempo tra sedute di Pornhub, e gite esplorative nei night club più squallidi della città. Ci appartammo dietro un angolo per evitare che mio fratello potesse ascoltare.

Teneva lo sguardo basso, e il rossore dalle guance si era ormai propagato su tutta la faccia.

Era in quella fase in cui si desidera profondamente qualcosa, ma il tuo corpo e la tua mente ti dicono invece di scappare lontano. E’ come un giovane attore, che fin da bambino sognava di solcare il palco di un teatro, tra le luci dei riflettori, e il pubblico in delirio. Ma arriva il momento in cui il desiderio deve diventare realtà, e si ritrova a sbirciare da dietro le quinte, guardando gli altri attori recitare, e aspettando con terrore ancestrale il proprio turno.

Era proprio così, e a ripensarci oggi, quella bambina, era già una giovane donna. Aveva la forza di volontà che serve per superare la paura, e prendere con coraggio quello che ti spetta. Io invece, in confronto, a quell’età, sapevo a mala pena di avere due piedi.

Rimanemmo in silenzio per qualche secondo, uno d’avanti all’altro.

Mi accorsi per la prima volta, che i suoi capelli biondi sembravano avere dei riflessi argentanti, e che le luci del tramonto, donavano ai suoi occhi scuri una leggera sfumatura di grigio.

Il silenzio fu interrotto da un lieve sospiro.

Prendeva aria, quasi come se questa potesse regalarle il coraggio, il coraggio di dire qualcosa che avrebbe potuto salvarla da quel momento sospeso, come una foglia che sta per cadere sull’asfalto gelido.

” Tu.. TU MI PIACI!”.

La sua voce tuonò nel silenzio di quell’attimo.

Il mio cuore smise per un secondo di battere, e come un vuoto d’improvviso solcò il mio stomaco.

Una leggera melodia sembrò invadere la mia mente. Ero riuscito dove gli altri avevano fallito.

Avevo desiderato e pregato, avevo anche utilizzato il mio infallibile super potere, ed ora stava finalmente accadendo.

Avremmo potuto camminare mano nella mano, oppure essere per la prima volta chiamati in coppia.

Mi immaginavo già i nomi sul citofono, Francesco e Francesca. Meraviglioso.( non sapevo il suo cognome)

La guardai, e con un sorriso quasi superbo le dissi le parole più dolci che mi passarono per la mente.

”ehm…Grazie”.

Calò di nuovo il silenzio.

Ma stavolta non era un silenzio di speranza e di attesa, era diverso.

Lei sembrò cadere dalle nuvole, e rimase immobile.

La melodia si spense all’ improvviso, e la mia mente rimase vuota.

Cercavo qualcosa da dire, qualcosa a cui aggrapparmi per cessare quel silenzio tombale che stava logorando sia me che lei.

”DILLE QUALCOSA!

DILLE CHE LA AMI E CHE NON VUOI VIVERE SENZA DI LEI”

”CORAGGIO, DIGLIELO!”

Le parole però non uscirono, e non sarebbero uscite mai.

Come se fossi appena stato colto a rubare, decisi piano piano di allontanarmi vago.

Mi allontanai come chi decide di scappare da un orso bruno che si sta svegliando, con calma, cercando di non fare troppo rumore. E come con l’orso più mi allontanavo e più ricominciavo a sentirmi al sicuro, tranquillo.

Prima di rigirare l’angolo la guardai, lei era ferma, e sembrava…triste.

Ma era più forte di me, e anche se avrei voluto abbracciarla e tranquillizzarla, il mio corpo mi spingeva ad andare via..

L’avevo desiderato, e adesso che l’avevo ottenuto non sapevo che farci.

Forse le parole non erano uscite perché in realtà non volevo lei, ma volevo qualcosa che tutti gli altri desideravano.

Volevo quello che non avevo, e prima di ottenerlo sentivo come di non poter viverne senza. Adesso invece, aveva perso valore, e il mio desiderio si era sgonfiato come un palloncino, un palloncino a cui non fai il nodo.

Girai l’angolo e trovai mio fratello parlare amichevolmente con gli altri membri della gang, che nel frattempo erano arrivati.

Salii sul mio cavallo rosso fiammante, e cominciai a pedalare.

Gli altri fecero lo stesso, e a chiudere la fila c’era Francesca, con gli occhi ancora bagnati, che cercava di stare al nostro passo.

Percorsi quasi un chilometro, ma sembrarono solo pochi passi. Cominciai a sentire una leggera brezza alzarsi e accarezzarmi delicatamente il viso. E mentre pedalavo mi sentii estremamente leggero. Era andato tutto storto, ma era come se avessi vinto..

Sentii crescere dentro la mia pancia un delicato solletico e all’improvviso capii.

Io ero Ulisse.

Un sorriso sorse sul mio viso, e continuavo a pedalare come se di Ulisse avessi anche la forza. Mi sentivo realizzato e perfetto. Un po’ come i tipi che salgono sugli aerei e che viaggiano nei posti finestrino, aspettando di atterrare in luoghi esotici, o a New York. Loro non hanno paura, hanno una vita appagante, e sono dei Leader nati. Continuavo a pedalare, e pedalavo ancora più forte, sapendo che da li a poco avrei potuto spiccare il volo, con la sensazione di volare per sempre sopra le nuvole, senza svegliarmi mai.

Serie: Sopra le nuvole.


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Hai saputo caratterizzare perfettamente il tuo protagonista, contestualizzandolo all’età: ho vissuto tutta la sua ansia, le sue incertezze e la sua purezza di pensiero 😀