Sopraffazione 

Serie: Caterina


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lorenzo aggredisce fisicamente Caterina per soggiogarla sessualmente.

Caterina è vinta, sfinita, in balia di quella violenza che la opprime; ma è proprio la disperazione a venirle in aiuto, iniettando l’energia necessaria per una torsione del busto tale da farle abbrancare,  con una zampata da gatta lesta, un ciottolo dal greto del ruscello per adoperarlo contro il suo assalitore. Una, due, tre volte! Colpisce fino a liberarsi, per scappare via, veloce quanto le sue gambe tremanti le permettano.


Il bosco non è più un luogo ospitale, ma un pericolo da cui fuggire; e non sarà mai più un rifugio sicuro e immacolato, dopo la brutta esperienza.  
 
Rientrata in casa,  con l’affanno che continua a pulsare in gola,  chiude la porta con tutte le mandate della serratura per timore che Lorenzo l’abbia inseguita. Si guarda intorno per essere sicura che sua madre non sia tornata dal lavoro, prima di catapultarsi in bagno.  Se ne sta seduta sul  piatto doccia, sotto l’acqua che le scorre addosso, aspettando che la sensazione di sporco lasci il suo corpo.


Il cuscino del letto  fa da catino alle sue lacrime: infligge troppo male il sogno infranto e il modo in cui è stato rotto.
Il
cappotto di suo papà è lì in attesa di poterla consolare. Lei ne ha bisogno: lo indossa e vi si avvolge, come una bimba tra le sue braccia. 

Durante la cena, si mostra calma e tranquilla, ma è simile a  una bottiglia di vetro in bilico su una mensola traballante. Non appena ha finito di rassettare la cucina,  si rifugia nel letto, pur sapendo che non riuscirà a dormire.


Il suo sguardo segue il dondolio della luce del lampione, che dalla strada si riflette sul soffitto della camera,  sperando di perdersi  in un oblio di sensi. Ma è inutile, poiché la memoria le trasmette, a ripetizione, il film di ciò che è avvenuto nel bosco: lui e lei; lui contro di lei; lui a terra sanguinante! Lui…
Sobbalza, come una palla lanciata contro un muro di mattoni,  quando le sovviene il dubbio che lui non sia riuscito a riprendersi dalle sassate ricevute, ma che sia rimasto sul greto del ruscello gravemente ferito; e si agita  ancora di più quando lo pensa cadavere. 
Si sforza di visualizzare Lorenzo, dopo che lei lo ha colpito, per trarre dal ricordo
le sue condizioni fisiche. 
Ma le immagini  sono confuse e contraddittorie: in una, lo intravede immobile a terra; in un’altra, è piegato sulle gambe per rialzarsi.
La
notte  è  prodiga di cattivi presentimenti e il mattino non attenua l’ansia che la morde con denti aguzzi.
«I capelli arruffati vanno districati anche se il pettine
fa male» diceva suo papà, quando c’era qualche problema da risolvere.
È l’aggancio  per dirsi che deve  ritornare nel bosco, se vuole che i suoi dubbi abbiano un riscontro reale. 

«Ti sei già alzata?» chiede sua mamma, sbirciando l’orologio appeso sul muro della cucina. 
«Sì, mamma,  non riuscivo più a  stare a letto.»
«Stai meglio, adesso?» 
«Sì, mamma. Ero solo stanca.»
«Vieni qua, piccola mia, fatti abbracciare.»
Caterina si avvicina.  La mamma la stringe a sé, baciando la fronte e accarezzando i capelli. Caterina vorrebbe  piangere; vorrebbe gridare l’angoscia che la sta devastando –   un serpente boa che la soffoca,  attorcigliato alla sua gola! –
ma non vuole caricare il peso delle sue pene su spalle già martoriate da una vita di sacrifici.

«Come stai? Ti sento strana… » Le  scruta il viso per leggerne qualcosa che la  turbi. «Sicura che stai bene? Mi fai preoccupare.» «Tranquilla, mamma. È solo un po’ di stanchezza.»

Non ha fame, ma con finto appetito si costringe a fare colazione, con i biscotti savoiardi intinti  in crema pasticciera e con il bicchiere di latte da bere, affinché la normalità confermi che lei sta bene.   
«Ho pensato, mamma, di andare a fare quattro passi nel bosco. Ti dispiace, se esco?» 
«Se pensi che ti fa bene…» le risponde, versando la passata di pomodoro nel tegame.

Continua...

Serie: Caterina


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni