SOTTO A UN CIELO MUTO

Serie: IRIS ALLO ZOO


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il signor Edkins si aggiunge alla tavola di Iris e dello zio. L'uomo, un vecchio collega di Anteo, sembra condividere con lui un oscuro passato. Racconto in tre episodi.

Un uomo calvo, dal cranio lucente, si avvicinò a loro: il viso glabro, scarno, rugoso, privo di sopracciglia, e i grandi occhi lattescenti, dalle sclere rosate, che sembravano animare quelle spoglie di mummia egizia.

Il pallore e la lucentezza della pelle la rendevano più simile a resina liquefatta, quasi che il suo corpo fosse inguainato in una patina elastica di colla vinilica.

«Edkins… scommetto che sei qui per caso…» disse lo zio con evidente sarcasmo.

«Oh, professore, non è cambiato per niente in questi cinque anni: sempre pungente… e acuto».

«Non ci è voluto molto a capire che mi stavate cercando. Soprattutto dopo le mille chiamate ricevute nell’ultima settimana…»

«…A cui non ha mai risposto… posso?»

Il visitatore indicò la sedia libera al loro tavolo. Anteo assentì con aria rassegnata.

«E questa signorina deve essere la piccola Iris, non è così? Lo zio mi ha parlato molto di te, quando lavoravamo assieme…»

La bimba si strinse nelle spalle, nascondendo le manine sotto al tavolo.

«Sei anche tu un professore?» Bisbigliò timidamente.

«No, stellina. Io sono un ricercatore. E anche il signor Anteo lo è, sebbene si vergogni di dirlo».

«Ha ragione, Iris: anche io ho fatto ricerche. Ciò che ha scordato di dirti, però, è che io, i miei studi, ho scelto di condurli liberamente, mentre lui ha preferito continuare a farsi pagare da una multinazionale…» puntualizzò caustico lo zio.

Edkins mandò un sospiro.

«Ah, professor Turrini… lei è ancora prevenuto verso la Biomodic. Eppure il suo contributo – assieme a quello del suo esimio padre – ha reso l’azienda ciò che è: la più importante forza motrice della nazione. Senza di voi non esisterebbero programmi settimanali d’impollinazione, droni diradanti per la ceduazione, protocolli di filatura dei tessuti minerali… non capirò mai questo odio improvviso per un’azienda che lei stesso ha tanto supportato…»

«Forse perché all’epoca non sapevo ancora che l’Entomovorax venne ingegnerizzato centocinquanta anni fa proprio nei laboratori della Biomodic… forse perché è colpa di quell’azienda se oggi siamo in questa situazione…»

«Suvvia, professore! Non mi faccia ridere! Sa benissimo che quella fu solo una storiella messa in giro dai nostri detrattori: la favola dell’esperimento andato male, il virus pesticida fuori controllo che stermina il mondo… tutte balle.»

«Ho visto il brevetto. Comunque non fu quello a indurmi a lasciare l’azienda, quanto piuttosto certe politiche poco etiche…»

«Ad esempio?» Domandò Edkins, divertito.

«Ad esempio un mucchio di test contraffatti solo per convincere il governo a legalizzare il consumo di carne umana sintetica… naturalmente a marchio Biomodic…»

«Uhm… ne abbiamo già parlato: qualunque altro tipo di carne verrebbe immediatamente corrotta dal virus. Ricorda i filmati? Gli animali marcivano come frutta al sole nell’arco di poche ore.

E tuttavia l’uomo necessita di alcuni nutrienti difficilmente reperibili in dosi massicce.

Ci stiamo indebolendo, professore.

C’è bisogno di proteine ad alto valore biologico.

Sinceramente non vedo nulla di male in tutto ciò.

E comunque nessuno di noi è diventato un predatore cannibale, a quanto mi risulta».

Un breve silenzio scese tra loro.

Persino Iris non proferì parola: seguitò a ingollare la sua crema, sorbendola rumorosamente dal cucchiaio di legno.

«Perché mi state cercando?» Chiese finalmente Anteo.

«Siamo interessati ai suoi ultimi studi. Quelli relativi alla xenogenesi».

«Bah. Stiamo parlando di un piccolo inventario di bizzarrie: casi di donne che danno alla luce aborti di creature appartenenti a specie diverse…»

«Casi sempre più comuni, a quanto pare.

Non prendiamoci in giro, professore: sa benissimo di star interferendo con un piano governativo; e crediamo che la sua scelta di divulgare così prematuramente certe notizie rischi di catalizzare troppo l’attenzione su alcune – diciamo pure – “destabilizzanti” evidenze scientifiche».

«Quali evidenze?»

«L’inestinguibilità della vita. Abbiamo cancellato dalla faccia della Terra tutte le altre forme animali, ma la vita – appunto – è talmente tenace da farle ritornare sempre e comunque.

E lo fa, passando dai nostri corpi; dai corpi dei loro aguzzini.

Per oltre un secolo abbiamo guardato nella direzione sbagliata: non da fuori sarebbero tornati, ma da dentro, dal profondo della nostra genetica. Lì c’è già tutto l’universo».

«Ed è questo che mi spaventa…» replicò Anteo.

«L’idea della Biomodic è di “agevolare” la xenogenesi. Agevolarla e perfezionarla.

Dai primi test è emersa la possibilità di indurre una partenogenesi ibrida, e addirittura di poter condizionare il fenotipo del nascituro, a patto che l’ospite resti in grembo sino al termine della gestazione.

Certo: non rivedremo più gli stessi animali di un tempo, ma potremmo concentrarci sulla “coltivazione” di surrogati. Nuove creature nate da corpi umani – carne della nostra carne – portatrici sane dell’Entomovorax Virus, e quindi immuni alla zoostermìa.

Potremmo ripopolare il mondo, capisce? Ristabilire i vecchi equilibri, così da tornare a non essere più schiavi della natura!»

«Volete trasformare segretamente le donne in incubatrici di animali. Farle covare uova di ragni e di calabroni; feti di bestie d’allevamento… e magari costringerle a partorire il nostro cibo!

È questo che stai dicendo, Edkins?»

«Accadrà solo all’inizio! Il tempo sufficiente a formare colonie abbastanza numerose da…»

Anteo si levò di scatto, inforcando il suo zaino impollinante e agguantando il braccio della nipote.

«Andiamo, Iris: il signore ci ha già importunati abbastanza».

L’altro uomo restò impassibile a fissarli mentre si allontanavano, mano nella mano.

«Professor Turrini, mi dia retta: non divulghi quegli studi! Lo dico nel suo interesse…» lo ammonì Edkins, soffocando in gola l’ultima frase.

***

Fuori, al freddo, i due si fermarono nuovamente sotto alla foggia del grande cane scolpito sulla sommità del portale ovest.

«Quel signore alla locanda voleva far tornare gli animali?» Chiese Iris, preoccupata per il lungo silenzio dello zio.

«No. Quell’uomo era solo un pazzo».

La bimba non ebbe il coraggio di approfondire, intimidita dall’amarezza nella voce di Anteo.

Si limitò a levare ancora gli occhi verso il bassorilievo del frontone: l’animale raffiguratovi in cima sembrava fissare un orizzonte remoto con irriducibile placidità, sotto alla mano amica e sconosciuta che ne carezzava il capo.

«Doveva essere giovane quel cane», osservò la piccola.

«Cosa te lo fa pensare?» Ribatté sorpreso l’uomo.

«Si fa fare le coccole come i bambini! I grandi non si accarezzano… così!»

Anteo sorrise, passando a sua volta un palmo sulla cuffietta di Iris.

«E invece sbagli: i cani si facevano accarezzare tanto da cuccioli quanto da vecchi. Restavano sempre bambini, loro. Pur crescendo».

«Si facevano fare le coccole anche alla tua età?!» Esclamò lei, sbigottita.

«È una cosa diversa! Sai: le vite degli animali non avevano tutte la stessa durata. Prendi i cani: i più longevi non arrivavano ai vent’anni».

«E cosa li uccideva? Un altro virus?»

«No. Li uccideva la vecchiaia. L’arco della loro vita si esauriva in meno di un ventennio, così come esistevano insetti che nascevano e invecchiavano in pochi giorni, e creature abissali che vivevano per secoli.

La verità più grande, Iris, quella che nessuno ti dirà mai, è che gli animali, con le loro diversità, scandivano il tempo degli uomini. Fra le tante meraviglie, infatti, forse la meno evidente è la certezza di aver condiviso un pianeta con esseri dalle esistenze non sincronizzate alle nostre; il fatto che, in pochi anni, si potesse assistere all’intero ciclo vitale di creature diverse, ma con cui era possibile instaurare una comunicazione.

Immagina che grande insegnamento sapremmo trarre oggi dal poter vedere il decorso accelerato di un’esistenza.

Uno stimolo a migliorarci: a spogliarci da certe arroganze e ad amare e accettare la vita.

Io credo… ecco: io credo che fossero gli animali a renderci umani…»

Un boato distante sgranò il cielo d’inverno; il solo suono rimasto a squassare quell’enorme spazio muto: il ruggito di guerre lontane.

La bimba ebbe un sussulto di terrore, poi tornò a cercare la mano dello zio per stringerla forte.

Anteo sbuffò un bianco spettro di fumo e affondò lo sguardo nello sterminato pantano che li circondava.

«Ma forse» disse «mi sto solo illudendo».

Fine

Serie: IRIS ALLO ZOO


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Ma come fine? Ci vuole un sequel allora! La storia è molto intrigante e, come sempre, scritta davvero bene. Il tema del futuro distopico è molto battuto, ma sei riuscito a tirare fuori qualcosa di coinvolgente. Bravo.

    1. Ciao Francesco! Grazie mille per aver letto il mio racconto! Sono contento che tu abbia apprezzato la storia. Per ora Anteo e Iris rimarranno ancora un po’ a riposare sotto al portale dell’Archeozoo, poi chissà… 🙂

  2. Un racconto il tuo che presenta una struttura decisamente imponente e ottimamente sostenuta da dialoghi sempre interessanti da seguire e molto credibili. Se poi mi voglio soffermare sul contenuto, riconosco la padronanza delle tesi sicuramente sostenute da studio e preparazione e, perché no, da una passione per l’argomento che traspare da ogni singola riga. Mi hanno colpita e commossa i personaggi, così reali e ben caratterizzati, la bimba, dolcissima e intelligente e la passionale Flora che ci ricorda che, nonostante tutto, l’essere umano è una creatura splendida. Mi sono scandalizzata all’idea della donna come incubatrice di feti e uova di specie animali. Sarà veramente una delle strade? Bellissimo il finale aperto, proprio come piace a me. Così il resto me lo posso immaginare. Complimenti.

    1. Ciao Cristiana! Grazie mille per aver letto il mio racconto e per l’analisi impeccabile! Sono contento che il personaggio di Flora – seppur abbozzato per le mie autoimposte esigenze di sintesi – sia riuscito a lasciare un’impronta di umanità. Quelle tracciate, infatti, dovrebbero essere quattro umanità distinte (sì, anche Edkins è umano, nonostante tutto. Semmai è la società, intesa come consorzio umano, come agglomerato commerciale, a rischiare di perdere empatia). Grazie ancora!

  3. Bel finale per una storia come già detto coinvolgente e appassionante, soprattutto quel passaggio verso la fine: “erano gli animali a renderci umani”, che se ci si pensa su è un po’ la questione del dualismo: non esiste bene senza male, né luce senza ombra, né gioia senza dolore. Se posso permettermi un appunto critico, avrei dato personalmente più spazio alla bambina Iris, magari con qualche linea di dialogo in più che evidenziasse ulteriormente la sua curiosità nei confronti di cose come il cane scolpito. D’altronde il titolo della serie prende nome proprio da lei, ma alla fine il fulcro narrativo sembra un po’ spostarsi verso suo zio. Per curiosità, lo sviluppo della storia lo hai concepito tutto in principio, prima di scrivere, oppure anche durante la stesura?

    1. Ciao, Gabriele. Grazie mille per aver letto il mio racconto! La tua osservazione sulla bambina è giustissima: anche io ho pensato che il suo personaggio sarebbe apparso un po’ “trascurato”. Avevo davanti due opzioni: o usare il punto di vista di Iris o scegliere una prospettiva esterna. Ho optato per la seconda (soprattutto perché confesso di essere un disastro nel calarmi nei panni di personaggi troppo lontani da me). Credo che la storia, se fosse stata scritta dall’ottica della bambina, sarebbe risultata azzeccatissima col titolo. Invece man mano che la scrivevo – e qui rispondo alla tua domanda – mi sono accorto di essere più interessato alla psicologia dello zio (più affine a me). Quindi direi che l’idea di base l’ho pensata in principio, mentre lo sviluppo l’ho tutto improvvisato 🙂

  4. Ciao NDP, ti faccio davvero i complimenti per il tuo racconto e per come hai saputo condurre il dialogo di quest’ultimo episodio. Sei riuscito a mettere in chiaro, con poche parole scelte alla perfezione, tutto un pregresso senza sporcarti le scarpe nel pantano di stereotipi e ingenuità in cui un argomento del genere rischia di trascinare, dando per altro l’illusione anche ad una bestia ignorante come me di capire qualcosa di concetti scientifici. I miei rispetti!

    1. Grazie mille, Roberto, di aver letto il mio racconto! Grazie anche del bellissimo commento! Per quanto riguarda i temi scientifici ti assicuro che anche io sono completamente a digiuno, infatti ho inventato! 🙂 L’importante, per me, era ribadire il concetto che già così non siamo soli nell’universo.

    1. Giuro che non ci avevo pensato! Confesso di scegliere i nomi a caso: in quel momento mi era apparso davanti agli occhi quel cognome e l’ho usato (dimenticando, tra l’altro, che avrei dovuto dare solo nomi di piante ai personaggi, ma in fondo il suo era un cognome).

    1. Grazie mille per aver letto il mio racconto! Anche stavolta ho solo aperto una porticina su un mondo distopico per poi richiuderla immediatamente. Sono felice che si sia riuscito a cogliere l’intento reale della storia: quello di parlare di intimità e di umanità. Grazie ancora, Giancarlo, per il bellissimo commento!