Soummhargento, faccia di bronzo, e la carta oro

Questa che racconto è una brutta storia, chi ne ha memoria se ne dispera. 

Parlerò di persone senza gloria, che per colpa loro sono finite nella bufera. 

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Nell’anno appena trascorso dei parlamentari italiani – hanno voluto mantenere strettamente l’anonimato, oggigiorno è sempre meglio non esporsi pubblicamente, i leoni da tastiera sono sempre in agguato sui social -, hanno chiesto al Presidente della Repubblica di conferire a Soummhargento, un deputato di colore (nero per l’esattezza), eletto da poco tra le fila di una compagine parlamentare di minoranza, una laurea ad honorem. Il Presidente, resosi subito disponibile, ha immediatamente accolto l’invito interessando prontamente un funzionario del suo entourage affinché se ne occupi. A distanza di pochi giorni, il tempo strettamente necessario per calendarizzare la cerimonia di consegna della laurea tra gli innumerevoli altri impegni dell’inquilino del Colle, in un salone del Quirinale, alla presenza di una nutrita folla di giornalisti accreditati, fotografi e personalità di spicco del mondo imprenditoriale e non solo, il Presidente ha consegnato una targa al neo parlamentare sulla quale compare stampata in rilievo la seguente motivazione: “Il Presidente della Repubblica a nome del popolo italiano conferisce a Aboubakhi Soummhargento la presente laurea ad honorem per essersi distinto quale fulgido esempio di immigrato subsahariano perfettamente integratosi nel tessuto sociale italiano dimostrando di aver fatto suoi tutti i valori e i princìpi fondanti della nostra repubblica”. 

Soummhargento, ostentando un vistoso orologio d’oro Rolex, per niente commosso, ha ringraziato con queste due semplici parole: 《Grazzie Presidente》. 

《Oggi è di poche parole Sig. Soummhargento》lo incalza il Presidente, 《So che lei è stato un rappresentante sindacale dei lavoratori stagionali impegnati nei campi di raccolta dei pomodori, quindi le parole, di certo, non le mancano.》

《Presidente》ha proseguito Soummhargento con parole poco raffinate – la farina era del suo sacco ma mista a molta crusca 《tu conoscere mia origine africana, sono solo un povero angelo negro (come direbbe Fausto Leali in una sua famosa canzone degli esordi), non avere fatto niente di più di quello che vedere fare da tanti bianchi fuori e dentro parlamento》.

Subito dopo il Presidente si è avvicinato a Soummhargento e stringendogli calorosamente tutte e due le mani lo ha guardato fisso negli occhi pronunciando queste parole al di fuori del rigido protocollo presidenziale:

《 Vedrà ora quante opportunità le si apriranno nel nostro Belpaese perché non è più una mosca bianca, mi scusi, nera. Grazie Sig. Aboubakhì, continui così》; era un venerdì e la cerimonia finì lì. 

Circolano voci di corridoio, più verso il fondo e più vicine al Gabinetto di Governo che a quello aperto al pubblico, al momento non verificate, che al termine della cerimonia presidenziale, accortosi che la targa era in argento, un metallo di scarso valore commerciale non solo per chi ne ha ereditato una modica quantità nella parte finale del cognome, Soummhargento l’abbia ritirata malvolentieri dispensando parole al vetriolo all’incaricato presidenziale a dimostrazione del suo marcato disappunto . 《Come dovere chiamarmi per avere targa in oro? Soummhoro? L’Italia è proprio un paese delle banane, cavendish? Ah ah!》 poi, voltandosi verso il corazziere in alta uniforme, immobile per consegna ricevuta, lo ha apostrofato sorridendo:《Tu non ridere? Vuol dire che sei stato disattento anche se sei sempre sull’attenti. Non piace humor nero?》

Prima di accomiatarsi dal Presidente Soummhargento si è inginocchiato ai suoi piedi con un gesto di stampo coloniale non più accettabile nell’Italia del nuovo millennio, avendo la nostra Repubblica democratica espressamente ripudiato con la carta costituzionale ogni forma di schiavitù, anche solamente plateale; si è offerto poi ai numerosi giornalisti presenti in sala mettendosi in posa per le solite foto di rito, ma anche di fianco, tenendo in braccio la targa in argento appena conferitagli, a mo’ di trofeo, esibendo nuovamente in primo piano, per chi non l’avesse ancora notato, il luccicante orologio d’oro della prestigiosa marca svizzera, a rimarcare il suo nuovo status symbol a 24 carati. 

Messosi alla guida di una potente automobile elettrica a guida autonoma, prodotta dall’uomo più ricco del mondo – in questi giorni tallonato alle spalle da Arnault o Arnoux -, e ritornato a tarda sera nel suo nuovo appartamento, acquistato con i fondi distratti da quelli assegnati agli immigrati suoi ex connazionali africani che, distrattisi per un attimo, si erano ritrovati senza disponibilità finanziarie, ha riposto senza indugio la targa nel contenitore della raccolta differenziata, precisamente in quello del secco indifferenziato trattandosi di materiale non riciclabile. Nero in volto, con tutto quello che aveva da fare aveva perso una intera giornata per una misera targhetta d’argento, ha continuato a rimurginare pensieri cupi. 《 Che orrore, potevano darla ad Argento questa targa, Dario avrebbe potuto ricavarne qualche euro da un compro oro visto che è sempre in profondo rosso.》Di un vecchio in bolletta, almeno questa sembrava l’impressione che avesse del famoso regista del brivido, l’autore di tante terrificanti pellicole cinematografiche che probabilmente non aveva mai visto. Per chi avesse qualche legittimo dubbio sui compro oro, non comprano solo oro, comprano anche argento. Poi, smaltita la rabbia, ha ripensato alla cerimonia del Quirinale e alle parole pronunciate dalla più alta carica dello stato . 《Però il Presidente è proprio una brava persona, non mi conosce ancora e già mi ha fatto sentire un italiano, un italiano vero. 》Soummhargento  ha continuato canticchiando : 《Lasciatemi cantare, perché ne sono fiero, sono un italiano, un italiano vero.》 Qualcuno si rivolterà nella tomba, e non solo uno:  Sandro per primo, Toto per secondo e tanti, tanti altri ancora.

Soummhargento, accortosi di un whatsapp vocale di Regina di Saba, così era memorizzata sua moglie nella rubrica telefonica dello smartphone – donna conturbante, non solo perché indossava dei bellissimi turbanti etnici colorati, dai lineamenti perfetti come una modella del Canova, dalla pelle color cioccolato (al latte) da far invidia a Miss Abissinia, dalle curve pericolose da finir fuori strada, dagli occhi due ma profondi come l’abisso delle Marianne -, (se qualcuno avesse perso il filo del discorso – non è il caso tuo – il soggetto è sempre Soummhargento) distesosi sul divano relax 3 posti come un vero artigiano della qualità, appoggiati i piedi sul tavolino senza togliersi le scarpe, come aveva visto fare nei film americani pre pandemici, specialmente da Clint Eastwood ‘in “Ispettore Callaghan il caso Scorpio è suo”, preme fi-nal-men-te play per ascoltarlo. 

《Ciao Aboubì (così lo chiamava la moglie nell’intimità), ti mando questo messaggio vocale perché so che sei impegnato stamattina a Roma con il Presidente e non puoi rispondere, il regalo che mi hai fatto l’ho apprezzato tantissimo; così ho deciso di inaugurare la nuova carta oro – quella con plafon illimitato che ho trovato nel mio portafoglio di Louis Vuitton -, strisciandola di continuo nei terminali P.O.S. dei tanti negozi di marca di Milano, specialmente quelli in zona Via Montenapoleone, in una gara allo shopping più sfrenato con mamy fino all’orario di chiusura; per fortuna sono aperti non stop fino alle 23. Ci sono certe borse di lusso, vestiti sartoriali d’alta moda, abiti lunghi da sera con effetto vedo-non-vedo, scarpe eleganti fatte a mano tacco 12 che….. che vedrai domani (Solo i soldi non li vedrai più). 》 Questa ultima frase tra parentesi immagino l’abbia solo pensata. Solo le persone invidiose come me possono immaginarla ma, come diceva il divo Giulio (Andreotti), a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca). 《Mamy dice che sono stata fortunata ad averti sposato perché sei un uomo d’oro; dice pure che eri un pachino sprecato a raccogliere il pomodoro pochino. Che c’è Mamy, come dici? Ah! Ho capito: Mamy voleva dire che eri un pochino sprecato a raccogliere il pomodoro pachino. Ora ti saluto. Ah! Me ne dimenticavo, ti ha chiamato dal campo, quello gestisto dalla cooperativa pro-migranti, Moussà Saketufay (si pronuncia mussà sà-che-tu-fai) e mi ha detto di dirti che se ti prende ti fa nero nero nero, come un certo Khali Mero, non lo so chi sia, dice che capirai. Ha detto anche che ti aspetta fuori dal Parlamento perché sul transatlantico Montecitorio non lo fanno salire perché non c’ha l’accredito; ma come fanno a sapere che è pieno di debiti? Boh! Adesso ti devo lasciare, ciao ciao ciao a domani; ancora una cosa: vedrai che completino-ino-ino sexy di dimensioni ridottissime che ho comprato per ringraziarti amore mio.》poi sottovoce 《Sono stata anche al sexy shop, non te lo posso dire cosa ho comprato perché mi vergogno un po’, ma ti assicuro che ti piacerà un mondo, piace tanto anche a mamy che di uomini se ne intende.》

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Sono persone senza dignità, che di certo non si fanno scrupoli.

Soummhargento incassa avanti le indennità, soldi veri mica quelli del Monopoli.

Questa brutta storia non finisce qui, continua nei tribunali. 

La mia storia invece finisce qui, senza tanti cerimoniali.

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Ogni riferimento a fatti e/o persone è del tutto casuale (non proprio tutto tutto tutto) anche se un fatto è un indizio, due sono una coincidenza, tre una prova che in questo povero paese per integrarsi basta essere eletti: c’est plus facile!

Prima di mettere una “x” a casaccio sulla scheda elettorale, pensiamoci bene, almeno due volte, perché poi li dobbiamo mantenere. Loro alla poltrona ci tengono e anche al Rolex d’oro.

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Discussioni

  1. Quanta amarezza mentre ti leggevo. Mi sono ricostruita tutta la storia nella testa. Una storia che all’inizio sembrava bella, una favola di immigrazione, in cui un pochino ci avevamo creduto. Ricordo l’entusiasmo di Diego Bianchi, vabbè, pazienza. Tu, da scrittore, hai dato il giusto taglio romanzato, fatto di riferimenti più o meno casuali, narrando i fatti mescolandoli alla buona dose di fantasia e umorismo che ti contraddistinguono. Ottime le parti pensate, quelle riflessive, specchio di una coscienza che si sporca al contatto con la realtà corrotta. Non se ne uscirà proprio mai? Un mio suggerimento è quello di continuare con questo filone di ‘cronache semiserie’ che attraversano trasversalmente il nostro Paese bellissimo. Grazie Fabio, sempre bravo ed efficacie.

    1. L’elezione di un rappresentante di quell’umanità dimenticata era parsa a molti come un momento di riscatto per chi crede nei valori di giustizia ed equità. Purtroppo le mele marce sono un po’ dappertutto, non conoscono frontiere. Rubare ai poveri, poi, è qualcosa di inaccettabile. Grazie Cristiana del bel commento; vedo che hai rivelato il mio vero nome (non è che ci voleva molto!) o è colpa del correttore automatico?

  2. Questa vicenda, in parte vera e in parte quasi vera, nonostante il tuo umorismo indiscutibile, sempre azzaccato, mi rattrista e sarebbe troppo lungo spiegare il perche`. Vorrei sintetizzare citando la tua frase:”Tu conoscere mia origine africana, sono solo un povero angelo negro (come direbbe Fausto Leali in una sua famosa canzone degli esordi), non avere fatto niente di più di quello che vedere fare da tanti bianchi fuori e dentro parlamento.”
    E` proprio vero, sempre piu` spesso, la realta` politica e non solo, supera la fantasia.

    1. In questo mondo di ladri (Venditti) sono sempre i pesci più piccoli a essere pescati per primi. Se poi sono di un colore diverso dal nostro non si possono neanche mimetizzare. Quelli grandi mi preoccupano di più perché sono talmente grandi che non li vediamo. La frase che hai riportato mi fa sempre lo stesso effetto, mi fa cadere le braccia. Grazie M. Luisa.

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