Sovietici a Cuba

1983

«Bel tempo, belle donne, buoni sigari, cosa si vuole di più dalla vita?».

Yuri ascoltava e non ascoltava i compagni, preferiva suonare la balalajka.

Erano trascorsi ventuno anni dalla crisi dei missili, negli ultimi tempi un aereo passeggeri sudcoreano era stato abbattuto e in Germania Ovest la NATO stava organizzando un’imponente esercitazione militare.

Cuba però era sempre lì, e ci si poteva rilassare.

Erano soldati di un reggimento della Guardia, erano arrivati in nave da qualche settimana e tutti si erano lasciati sedurre dai tropici. Yuri aveva letto che, in passato, Cuba era stato un possedimento spagnolo. Pensò che gli spagnoli avevano fatto bene a occuparla: era tutto fuorché l’Europa e anche che era un bene che l’Unione Sovietica fosse sua alleata… La Russia, che considerava triste, desolata e fredda, molto fredda.

La locanda avrebbe chiuso tardi, potevano godersi l’uscita, c’era chi aveva adocchiato qualche ragazza del posto, invece Yuri pensava a suonare la balalajka, pensava solo a questo, finché non vide qualcosa di strano.

Era un tale, mai visto prima, che li fotografava.

A Yuri non piacque. «Ehi, tu!». Scattò in piedi. «Ehi!».

L’uomo, vedendosi scoperto, si allontanò.

Yuri lo inseguì: Forse non capisce il russo. Al diavolo, devo esprimermi in castillano.

«Che fai, Yuri?».

Yuri ignorò i compagni.

Continuò a inseguire lo sconosciuto con la balalajka fra le braccia. Quel tipo indossa abiti troppo di buona fattura per essere un semplice proletario dell’isola, considerò.

Lo vide svanire in un vicolo ma non si arrese. Ci si infilò finché non vide una banda di giovinastri con spranghe e catene. «Guarda guarda» lo accolsero.

«Ehi, sono un compagno che viene dall’Unione Sovietica, c’è quel tipo che mi ha fotografato…». In effetti non era molto lontano, anzi, sembrava che i giovinastri lo volessero proteggere.

Alla fine, questi parlò: «Ha una bella balalajka, la voglio nella mia collezione». Lo disse con un tono neanche fosse un bambino che tutto voleva e tutto gli venisse esaudito.

«Non si preoccupi, compagno, sarà sua».

Yuri fece un passo indietro. Doveva trattarsi di un grosso nome del partito comunista locale, persino un tipo viziato, come aveva già supposto.

Non si sarebbe mai arreso, ma sapeva che l’avrebbero ridotto in polpette.

Brandì la balalajka e la abbatté contro il muro, una volta, due, tre. La distrusse.

«Nooo!» si lamentò il cubano.

I giovinastri erano senza parole.

Yuri scappò, ma gli dispiacque per il suo strumento. In Russia ne aveva un’altra, per fortuna.

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, ci sono tante cose che mi piacciono di questo racconto, a partire dall’ incipit. Pero` Kenji, te lo devo dire, francamente, e` stato come assaggiare un ottimo antipasto che stimola le papille gustative e l’appettito. Dopo aver sentito il profumo di altre pietanze invitanti, pero`, l’ arrivo di qualcuno per sparecchiare e … immediata chiusura del locale, proprio mentre stavo prendendo gusto allo sfizioso menu della casa. Che peccato.
    Una seconda parte, per la prosecuzione del racconto, noo?