Spettro

Serie: Il Colore delle Nuvole - #2stagione

Olivia non riusciva a focalizzare la propria attenzione sulla figura di Greta, a vedere oltre il palmo del proprio naso. Nella sua mente, non faceva altro che vedere e rivedere sé stessa urlare per impedire che facessero del male a quella ragazzina. Era scattato qualcosa in lei, una scintilla che le aveva permesso di intervenire in una situazione che aveva visto troppo vicina al proprio trascorso. Non avrebbe mai creduto di avere quella forza, di andare oltre il proprio limite e salvare qualcuno da una violenza. Lo sguardo di quella ragazzina le aveva scavato un buco nel petto, non aveva mai visto qualcuno così indifeso e genuino. In un primo momento, le aveva provocato una rabbia violenta, come l’acqua della propria vasca. Aveva quasi avuto la perfidia di lasciarla al proprio destino, ma poi le gambe si erano mosse da sole trascinandola per strada a urlare come una pazza. Lo sguardo carico di riconoscenza, la sorpresa di essere stata notata da qualcuno, erano cose che non potevano essere gettate nel cassetto dei ricordi dimenticati. Perché lei la luce negli occhi di quella ragazzina l’aveva sognata quella notte. Perché lei, non aveva più visto nulla di così brillante da quella notte. Si era ritrovata a girovagare nel suo appartamento a fare da arbitro alla sfida di lotta libera che i suoi pensieri avevano intrapreso. Come se fossero due perfetti sfidanti, facevano a gara per sovrapporsi nella sua mente, come se l’uno volesse a tutti i costi prevalere sull’altro.

Come se l’evitata violenza, volesse cancellare quella avvenuta.

E così, rivedeva il ragazzo che l’aveva bloccata contro un muro. Risentiva le mani addosso e il dolore all’interno coscia per la pressione. Osservava da capo tutte le tempere comparse sulla propria pelle, tutte le sfumature di viola, nero e rosso. Come se lo stesse rivivendo in quel preciso istante, ogni singolo attimo da quando quell’affare era entrato in lei e non ne era mai veramente uscito. Non l’aveva mai veramente abbandonata. Così come il gelo di quel muro contro il quale si era rannicchiata fino all’arrivo di Roberto. Era subentrata poi la vergogna, il ripudio verso la propria persona e l’incapacità di rendersi conto che no, non era colpa sua. Non lo era mai stata eppure non riusciva a crederci. E si odiava ogni singolo giorno per quello.

Poi, come la fatidica luce in fondo al tunnel del dolore, rivedeva quella ragazzina. Rivedeva la propria voglia di aiutare, di evitare ad un’altra donna di essere profanata a quel modo e diventare lei il poliziotto generoso che l’aveva aiutata. Ma non le aveva nemmeno chiesto il nome.

-Olivia? –

La ragazza si scosse dai propri pensieri sobbalzando, come se qualcuno le avesse di colpo urlato in un orecchio mentre era nella fase più profonda del sonno. Guardò Greta spaesata solo per un istante, con l’aria di chi non ricordava nemmeno di essere lì. Si passò una mano tra i capelli biondi, tentando di fingere disinvoltura. Ma era Greta la persona che aveva di fronte.

-Scusa-

-Olivia che succede? –

La ragazza guardò per qualche istante il volto di Greta, se c’era una sola persona al mondo con la quale poteva liberamente parlare di ogni singola cosa, quella era lei. Persino con Roberta evitava determinati argomenti perché non sopportava la sua aria preoccupata e quello guardo traboccante di pietà immotivata. Sospirò prima di parlare e passò ancora la mano tra i capelli.

-Una ragazza ha rischiato di essere stuprata d’avanti ai miei occhi-

Non guardò Greta mentre parlava, preferì tenere lo sguardo incollato alle proprie dita. La sentì muoversi, riconobbe il rumore sordo della cartellina che si chiudeva e solo allora incrociò il viso della donna. Greta la guardava seria, non era la sua terapista in quel momento, ma un’amica con la quale confidarsi.

-Vuoi raccontarmi cos’è accaduto? –

Olivia sospirò ancora, piegandosi sulle ginocchia e coprendosi il volto con le mani. Non avrebbe saputo dire perché fosse così complesso parlarne, perché le parole si attorcigliavano alle proprie corde vocale come alghe attorno ad una caviglia.

-Era come se ci fossi di nuovo io al suo posto. Il ragazzo ubriaco, lei da sola, tutti che fingevano di non vedere. Io ho… dovevo fare qualcosa! –

Gli occhi le si riempirono di lacrime e fece di tutto per spingerle quanto più lontano possibile dal proprio viso.

-E cosa hai fatto? –

-L’ho aiutata. Sono corsa fuori con una bottiglia in mano-

-Sei stata davvero brava-

Il tono di Greta era un qualcosa di incredibilmente rincuorante, sapeva essere pacato e avvolgente. La donna sapeva perfettamente quanto quell’avvenimento avesse scosso la sua pazienta, ma era incredibilmente fiera della reazione avuta da Olivia. Era andata oltre il proprio trauma, oltre le proprie paure recondite. Se non fosse stata Olivia, ma un’altra persona, l’avrebbe abbracciata.

-Non riesco a togliermela dalla testa, Greta. Non riesco a non pensare al suo sguardo-

La donna si fece di nuovo attenta, guardando con scrupolo ogni movimento della ragazza.

-Aveva qualcosa di particolare? –

Olivia si lasciò cadere sul divano sbuffando e passando ancora le dita tra le ciocche.

-Io non lo so, non riesco a capire perché, ma c’era qualcosa nei suoi occhi. Come se per la prima volta qualcuno si fosse accorto di lei, come se dopo tanto tempo non fosse sola-

Si sentì una stupida ad aver detto delle simili cose, ma non aveva trovato altro modo per descrivere ciò che aveva provato.

-Probabilmente, ti era solo riconoscente-

-No, non si tratta di questo. Lei era… uno spettro-

Poté vedere l’enorme punto di domanda dipinto sul volto di Greta e poteva comprenderlo. Non era mai stata un granché ad esprimere le proprie emozioni, figurarsi una semplice e furtiva sensazione.

-Non so spiegartelo, Greta! –

Si alzò dal divano prendendo a camminare nervosamente per lo studio, preda della frustrazione.

-Prova a farmi capire cosa intendi con spettro-

Olivia la guardò chiedendosi se ne fosse stata capace, ma quella cosa la stava logorando come un mostro che strisciava sotto la pelle. Doveva quantomeno provarci. Quindi si riaccomodò, prese un bel respiro e tentò di uscirne vincente nella scazzottata contro le parole.

-Lei sembrava vivere in un mondo tutto suo, abitato da gente… diversa. Non ha detto una parola eppure avevo l’impressione che urlasse, ma che nessuno riuscisse a sentirla-

Greta corrugò le sopracciglia, un pensiero tanto assurdo quanto verosimile le ronzava per la mente. Si sistemò meglio sulla poltrona sporgendosi verso Olivia la quale aveva attirato tutta la sua attenzione.

-Che altro? –

Olivia scosse la testa allargando le braccia.

Stava per chiederle ancora delle informazioni quando qualcuno bussò alla porta. Greta guardò il suo orologio da polso, non si era resa conto che il proprio tempo con Olivia era terminato. Nessuna delle due se ne era accorta.

-Mi dispiace, Olivia. Possiamo continuare la prossima volta? –

La ragazza annuì, alzandosi sbrigativa dal divano e avviandosi verso la porta. Aprì distrattamente e quando si ritrovò di fronte la prossima paziente, gli occhi le si sgranarono mettendo in bella mostra tutto il proprio grigio. Di fronte a lei, c’era quella ragazzina che l’aveva tormentata.

-Sei tu- sussurrò appena.

Clara mandò giù a fatica la saliva che le appiccicava la lingua al palato. Di fronte a lei non c’era solo Olivia a guardarla come fosse una sorta di creatura mitologica, ma anche Greta. Boccheggiò di fronte alle due, facendo dei piccoli passi all’indietro.

-Clara, vieni dentro-

Greta provò a convincerla con tono gentile, ma poteva leggerle negli occhi quanto fosse spaventata. La vide guardarsi attorno alla ricerca di qualcosa che non trovò e questo non fece che aumentare il suo nervosismo. La respirazione si fece stizzosa e Greta iniziò a preoccuparsi. Scavalcò Olivia avvicinandosi lentamente all’altra.

-Clara, tranquilla. Nessuno vuole farti del male-

Ma la ragazza non riusciva a staccare gli occhi da Olivia e a scuotere forsennatamente il capo. Continuò ad arretrare, fino a sbattere contro la parete alle sue spalle. Si sentì in trappola, come a casa con sua madre, come a scuola con chi la maltrattava, come con i vicini che l’accoltellavano con le parole. Come quando Lorenzo non era presente. Corse via, inciampando nei propri piedi.

-Aspetta! –

Olivia allungò una mano per cercare di fermarla, ma non ci riuscì. In uno scatto di impulsività, le corse dietro lasciando Greta da sola sull’uscio dello studio.

La donna non avrebbe saputo dire per cosa fosse più sconvolta. Sulla bilancia c’erano diversi fattori da analizzare: due delle sue pazienti si conoscevano; Clara era stata quasi vittima di una violenza sessuale; Olivia aveva spontaneamente cercato un contatto fisico. Quando aveva allungato la mano per tentare di fermare Clara, probabilmente, non se ne era nemmeno accorta.

Rimase a fissare il punto in cui pochi attimi prima c’erano le due ragazze.

Avrebbe avuto tanto su cui riflettere.

Serie: Il Colore delle Nuvole - #2stagione
  • Episodio 1: Spettro
  • Episodio 2: Colori
  • Episodio 3: Fratello
  • Episodio 4: Ricordi
  • Episodio 5: Lorenzo
  • Episodio 6: Dire
  • Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in LibriCK scelti per Voi

    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Simona, l’intreccio di vite, esperienze e sensazioni tra Clara e Olivia rivela, in questo episodio, una forte componente di reciproca empatia, perché nello specchiarsi l’un l’altra continuano a rivivere quel trauma fatale per la loro esistenza. La cosa che più mi ha fatto riflettere è stata l’esitazione provata da Olivia: credo che in lei ci fosse la paura di riprovare la terribile esperienza di stupro e dall’altra la rabbia per esser stata ignorata e non salvata in tempo. Ma le sue gambe, mosse dal coraggio e dal cuore, le hanno fatto fare la cosa giusta. Un altro episodio che scivola via piacevolmente nonostante la complessità dei temi da te affrontati senza fronzoli e con tanto realismo. Micol ha ragione: quando un racconto è ben costruito e coinvolgente, i protagonisti diventano amici e compagni delle tue giornate! Alla prossima!

      1. Simona Lombardi Post author

        Ciao Antonino,
        Per l’ennesima volta grazie. Grazie davvero.
        Olivia e Clara sono un po’ due facce della stessa medaglia.
        Alla prossima,
        S.

    2. Simona Lombardi Post author

      Grazie mille per essere ancora qui con loro.
      Tra loro sta nascendo come dici tu un’amicizia che potrebbe essere quell’ancora di salvezza per entrambe, il giusto approccio l’una ai problemi dell’altra.
      Non immagini quanto mi riempia di gioia sapere che le reputi ormai tue amiche!!
      A presto, dunque.
      S.

    3. Micol Fusca

      Ciao Simona, utilizzando un’esclamazione gergale qui c’è “tanta roba”! Mi piace il pensiero che le due donne possono rappresentare la salvezza una dell’altra. Molte volte viene spontaneo fare per un estraneo quanto non si riesce per sé stessi. “Spersonalizzare” il problema, raggiungere la giusta angolazione che ci consente di guardarci dall’esterno. Attendo il prossimo episodio, oramai Olivia, Clara e Greta sono diventare mie care amiche.