
Spine sui cuori
Serie: Frammenti di nero
- Episodio 1: Sacramento
- Episodio 2: Sacramento pt.2
- Episodio 3: Indennità
- Episodio 4: Indennità pt.2
- Episodio 5: Indennità parte n.3
- Episodio 6: Spine sui cuori
- Episodio 7: Memorie
- Episodio 8: Memorie pt.2
- Episodio 9: Viaggio: sentimenti e crisi
- Episodio 10: Viaggio: arrivo al villaggio
- Episodio 1: Viaggio: la locanda
- Episodio 2: Interludio
- Episodio 3: Interludio: cime scozzesi
- Episodio 4: Viaggio: fiamme familiari
- Episodio 5: Interludio: arte notturna
- Episodio 6: Interludio: finale
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Stavano facendo l’amore su un divano. Aveva fluenti capelli rossi che scendevano dal visino pallido e che arrivano fino ai seni rotondi che lui le toccava con un misto di insicurezza e lussuriosa spavalderia.
Fuori dalla porta finestra scorrevole si vedevano i colli bergamaschi, che parevano invidiare la figura sinuosa e la voce flautata di lei. Gli alberi abbarbicati sulle schiene verdissime dei colli, invece, contemplavano quella virilità che sprigionava dal petto villoso e maschio di lui. Stava sopra di lui, e le dita di lui le solleticavano i fianchi e le cosce. Gli ricambiava il piacere con carezza lungo le tempie e il collo, sopra una catenella dorata che lui portava. Sorridevano contenti, rapiti dal piacere di una chiacchierata fatta di sensazioni e sguardi, gesti d’intesa e parole non dette.
Il sole trafilava fra le tende che venivano sollevate dal crescente vento. La guardava estasiato in un momento di completo appagamento dei sensi, senza più pensare a quello che si erano detti poco prima.
Lo aveva catturato a sé con sottili parole, con mani che coprivano seni e un sesso che trasudavano una sensualità dirompente. Proprio nell’atto di nascondere qualcosa ne si evidenzia quella importanza che ha negli occhi di chi la cerca e desidera. L’aveva vista scoprirsi lentamente, molto cautamente, i fianchi, il collo. Aveva rotto il sigillo fra le labbra, come se avesse rotto una boccetta di profumo, e quella sua sessualità traboccava dagli occhi socchiusi fra ciocche rosso rubino. Si era sentito richiamato alla sua figura snella, eppure sentiva di dover star seduto, in attesa. Così era rimasto con la schiena piacevolmente appoggiata contro lo schienale, mentre lei perdeva veli come petali, lasciandoli cadere come fossero stati pezzi di un’armatura che non poteva aver più alcun scopo, se non che proteggere dalla carne. Quindi i vestiti leggeri si perdevano per terra, lasciando intravedere delle curve che prendevano forma sempre più distinte, come un corpo in un nugolo di vapore, come un ardente sole fra le nuvole rosate e violette, arancioni.
Lo aveva guardato negli occhi con vitalità e uno sguardo afrodisiaco, come fosse stato il suo Adone, mentre lei, con la sua carne rosa confetto, era una Venus che accoglie fra le sue braccia chi ha avuto accesso ai segreti dell’amore.
Anche lui si tolse la sua armatura, mentre quel corpo sinuoso lo approcciava a piccoli passi e tenendolo sulle spine, e si era tolto la giacca, aveva rotto il legame che teneva ancora privato il suo desiderio. Non si era ancora mosso dalla sedia.
Continuò nella sua attenta e cauta operazione di svelamento. Come una realtà personale, aveva scoperchiato il suo corpo da un sarcofago di abiti e vestiti. Infine, era ancora seduto e vestito solo di una natura vivace che gli cresceva sul corpo. Erano a una distanza infima, per nulla sufficiente a separarli da un abbraccio, dall’avvinghiarsi. Si lanciò su di lei. Lo prese.
Era oramai sera, gli spiriti si richiudevano come petali sgualciti di un fior di fragola rossa oramai matura. Una spada usata e riusata era tutto ciò che rimaneva fra le armi dell’uomo.
Stavano stesi, lei ancora sopra di lui, col capo che sentiva il battito cardiaco decelerare dopo una impressione, dopo uno spasimo.
Lo guardò di nuovo, sorrisero.
Si addormentò.
La fredda notte era oramai nel suo apogeo quotidiano quando le sue palpebre si rialzarono. Aveva dormito scomodamente, e la schiena dolorava fortemente fra le scapole. I suoi sensi ripresero a percepire i messaggi, le voci di ciò che gli stava vicino e lontano, fuori da lui. Notò subito che aveva ancora l’odore di gelsomino di lei addosso al suo collo. I polsi gli profumavano di lozioni di aconito. Le gambe, le dita delle mani, le orecchie, il naso erano tutti raffreddati. Doveva alzarsi e vestirsi. Guardò per un’ultima vota fuori dalla finestra scorrevole che stava di fronte alla poltrona. Scorse un ammasso di punte di alberi che, nel complesso, sembravano una fiamma nera che si muoveva vivamente nel blu nero del paesaggio nel retro. Fiumane di stelle scendevano fosforescenti, come demoni, dall’alto per cadere come scintille nella città illuminatissima e distante, annientandone la luce artificiale.
Che strano capolavoro della natura, quello! Decise di prendere una coperta e uscire. Si avvolse con qualcosa fatto di cotone nero, e poi avanzò verso il balcone. Girò la maniglia e tirò a lato la porta scorrevole. Mosse in avanti i piedi, e la pelle della pianta rabbrividì contro le piastrelle gelide.
Un fresco pungente gli alitava addosso, tutt’attorno alla sua figura alta e solitaria nella sera.
Tra l’altro, dove era andata lei? Guardò il divano dopo aver rotato su sé stesso. Non ne vedeva la minima traccia. Forse era andata a dormire.
Tornò a fissare gli sterminati spazi e la quiete che regnava su tutte quelle chiome che brulicavano di forme e figure che compaiono solo nella notte. Si appoggiò sulla balaustra con il gomito, e il braccio sosteneva la mano, questa il mento. I suoi occhi brillavano fievolmente nel buio di una notte mordace e dalle froge che mandavano sospiri infernali. Si addormentò nuovamente, crollando dalla stanchezza.
Sentì un pcì pcì.
Sentì un suono di qualcosa che si appiccica si stacca subito dopo, come porta scardinata. Si girò, e la vide. Non c’erano più fiamme nella notte, non esistevano luci fosforescenti. Lei aveva la sua unica forma, le sue membra definite negli occhi suoi.
Orrore! Orrore in quel corpo cosparso di lividi voraci e che portava nelle mani adunche coltelli inguainati di un liquido nero scuro. Una cintura di ferro sporco di sangue le copriva il sesso. I suoi capelli erano ancora nugoli di serpenti che tendevano verso di lui, scoprendole una fronte alta e bianca, spettrale. Nelle labbra femminili poteva trovare la promessa che li aveva uniti come fa la promessa dell’onirico Orfeo. Si tenne stretto alla balaustra, e lei gli andò contro con i coltelli nelle mani, a riversare i suoi demoni in lui, come lui aveva fatto per lei. Gli era vicino, e gettò i coltelli ai suoi piedi. Lo baciò con carni fetide e
Ciane. Le labbra strapparono baci da quella testa presa con una forza tale da decollarla. Un
Cadde all’indietro per addormentarsi, e fu notte e fu mattina. Fu cosa buona.
Un mare si aprì e si chiuse per la sua gloria.
Serie: Frammenti di nero
- Episodio 1: Sacramento
- Episodio 2: Sacramento pt.2
- Episodio 3: Indennità
- Episodio 4: Indennità pt.2
- Episodio 5: Indennità parte n.3
- Episodio 6: Spine sui cuori
- Episodio 7: Memorie
- Episodio 8: Memorie pt.2
- Episodio 9: Viaggio: sentimenti e crisi
- Episodio 10: Viaggio: arrivo al villaggio
Quanta poesia (detto balbettando)!