
STASI ’84
Ascoltavano i dissidenti.
Hagen si sentiva come uno scarafaggio: chiuso nel suo nido polveroso, puzzolente di muffa, ascoltava le parole, i sospiri, i gemiti della coppia di intellettuali che la Spada e lo Scudo del Partito sospettava fossero dissidenti, peggio: agenti revanscisti, peggio: spie atomiche! Hagen aveva voglia di vivere, ma viveva la vita di quei porci.
Il collega fino a un attimo prima stava parlando dello Feliks Dzierzynsk. «Cosa fanno, i revanscisti?».
«Hanno smesso di stare a letto, stanno bevendo caffè, Rolf».
Sbuffò. «Immagino caffè che viene da Bonn».
«Credo più quello dei compagni etiopi».
Agitò una mano con sufficienza. «Lo fanno per ostentare fedeltà al compagno Honecker, ma invece sono dei porci viziosi e revanscisti. Non vedo l’ora che siano passati per le armi».
Qualcuno bussò alla porta della cantina.
Hagen guardò Rolf. «Il cambio dovrebbe arrivare fra due ore».
«Hai ragione». Era spaventato.
«Ma allora… chi è?».
Rolf non seppe rispondere.
Hagen mise mano alla Luger. «Vado a vedere». Andò alla porta e stava per sparare quando si accorse che davanti a lui c’era la dissidente.
«Domando scusa» chiocciò, «ma siete voi gli eroici agenti della STASI?».
Hagen nascose la Luger. «Si sbaglia, compagna. Siamo tecnici».
«Di cosa, compagno?».
«Ogni tanto questo palazzo ha bisogno di riparazioni. Siamo qui per un sopralluogo».
Forse l’avrebbe convinta, se non che Rolf sparò colpendo la dissidente.
La dissidente si accasciò in un lago di sangue.
«Che hai fatto!». Hagen lo guardò a muso duro. «Il nostro dovere era spiare lei e suo marito, non ucciderla, non siamo tagliagole».
«Non hai capito nulla» scoppiò a ridere. Gli puntò contro la Luger.
Hagen fece una capriola, superò il cadavere della donna e prese a scendere le scale.
Il dissidente lo fronteggiò che aveva in braccio una Vz61 Skorpion. «Vattene, compagno, dobbiamo acciuffare il traditore».
«Tu sei il traditore!».
«No, non hai capito niente, è lui». Direzionò la pistola mitragliatrice verso l’alto, ma Rolf lo colpì al cuore con un solo colpo.
«Ma perché fai così!».
«Perché non hai capito nulla, sciocco socialista dei miei stivali».
Hagen scese le scale, arrivò nell’atrio, si fiondò all’esterno che vide degli uomini. Forse erano membri del reggimento Feliks Dzierzynsk.
Lo inchiodarono con gli AK74M che ancora non avevano sparato – e meno male. «Fermo, compagno!».
«Sono uno dei vostri».
«Questo palazzo è un nido di traditori».
Hagen si accorse che dietro di lui era arrivato Rolf.
Il collega si pietrificò, poi puntò la Luger contro Hagen. «Eccolo, il traditore».
Hagen si indignò e gli sparò un colpo in faccia.
Rolf stava per morire, ma disse: «Lunga vita a Reagan».
Hagen non ci poté credere: era una spia della CIA, se aveva appena alluso in quella maniera al presidente appena rieletto.
Gli uomini del Feliks Dzierzynsk lo circondarono.
Hagen doveva raccontargli una lunga storia… anche se non conosceva tutti i tasselli.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ho sempre più l’impressione che in alcuni periodi storici la situazione fosse così complicata da non poter distinguere gli “amici” dai “nemici”: gran brutto modo di vivere, non potersi fidare di nessuno
Hai ragione! Grazie del commento
Ciao Kenji, questa volta devo ammetterlo: non sono riuscita a inquadrare in un periodo storico o in un fatto storico il racconto. Mi dai qualche indizio in più?
Mi spiace, allora non ho fatto un buon lavoro. Il librick è ambientato a metà anni ’80 del XX secolo nella DDR! E’ un racconto di spionaggio
In realtà hai fatto un ottimo lavoro! Certamente per intenditori. Intendevo dire che a me personalmente mancavano le conoscenze per riuscire meglio a inquadrare storicamente il racconto. Prometto di approfondire!
Grazie Cristiana!