Stella di David

La polvere sollevata dai rotori era tanta, sembrava una tempesta di sabbia.

Ad Aronne sarebbe piaciuto che l’operazione si chiamasse “Tempesta del deserto” ma gli americani li avevano preceduti e lo Tsahal non aveva molta fantasia.

Gli UH60 atterrarono e i Golani scesero a terra. Si diressero a passo di marcia in direzione nord. Gli uomini di al-Nusra attendevano di essere uccisi.

L’intero plotone arrivò sul posto e scatenò i Galil. Le pallottole fendettero l’aria e i terroristi morirono. Era stato tutto semplice, lineare, chirurgico.

«Perquisiamo. In fretta» ordinò il tenente.

«Sì, tenente». I Golani si scissero in piccoli gruppi e cominciarono a guardare ovunque.

Aronne sapeva che dovevano fare in fretta.

In lontananza era in arrivo una colonna di tecniche. Pure loro sollevavano polvere, ma molta più polvere degli UH60.

Il tenente strinse i denti. «Andiamo via».

Le tecniche irruppero in scena da sud. Se i Golani si erano avvisti della colonna da nord, non avevano fatto attenzione a quella in arrivo da meridione.

Le RPK eredità dell’URSS scatenarono delle danze di folletti maligni di piombo. Molti Golani morirono con le membra che esplosero come sacchetti di sangue, quelli che Aronne aveva visto spesso in ospedale.

Aronne si riparò dietro un cadavere e rispose al fuoco. Lanciò una granata che uccise alcuni terroristi, ma ce n’erano troppi.

I siriani gli furono addosso. Urlarono in arabo e lui fece per estrarre la baionetta ma i terroristi alleati dello Stato Islamico lo immobilizzarono. «Prigioniero! Sei nostro prigioniero!».

Aronne era finito.

Ma non voleva arrendersi. «Dovrete uccidermi, prima». Si liberò di un braccio e tagliò con la baionetta. Divenne una mina vagante: macellò i terroristi fino a realizzarsi ricoperto di sangue.

I terroristi si spaventarono. Provarono a bloccarlo sparandogli, ma le piastre in kevlar del giubbotto antiproiettile lo protessero e reagì al fuoco assalendo gli uomini sulle tecniche.

Adesso erano terrorizzati e fuggirono verso il vuoto del deserto siriano.

Uno di loro aveva lasciato il motore di una tecnica ancora in moto.

Aronne salì a bordo e ripartì in direzione del confine israeliano, al diavolo gli UH60!

«Sono il supersoldato, e il supersoldato ha colpito ancora» si disse. «No, invece!» aggiunse all’improvviso. Guardò il sole e si rifletté la luce sugli occhi: immaginò se stesso con una luce di avidità e ambizione. «Io sono la stella di David».

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Discussioni

  1. Ciao Kenji, io non so in che epoca sia ambientato il tuo racconto, oppure se sia fantasia o realtà, perché oramai sai che io sono una frana. Però la scelta del nome biblico e l’ambientazione mi hanno catturata. Ho rivisto le atmosfere di Dune. Bravo come sempre 🙂