Storia magica

Giocare, giocare, giocare. Frombolino rideva con i suoi amici. Cavalcavano le rane dello stagno, coloravano di rosso le uova nel nido degli uccelli apposta per spaventarli, facevano cadere le foglie sui tassi. Tutti gli animali del bosco tolleravano gli scherzi dei folletti:

«Meglio loro, che gli uomini» diceva il vecchio gufo.

Proprio così.

Quel giorno, Frombolino e i suoi amici, stanchi dopo l’ennesimo tiro – fatto a una volpe: gli avevano attaccato dei sassi con delle corde alla coda apposta per rallentarla nel caso avesse voluto correre per inseguire una preda – si stavano riposando.

Frombolino alzò di un tono la voce: «Andiamo a dormire?».

I loro giacigli li attendevano fra le radici di una quercia.

«Sììì» reagirono gli altri.

Si tirarono in piedi, si avviarono.

Popo dopo realizzarono che, dove un tempo c’era la quercia, adesso c’era un mostro di colore giallo dalle forme squadrate, intorno gli uomini.

Frombolino si picchiò una manata in fronte, sotto il berretto blu. «Ci eravamo così concentrati sui nostri scherzi che non abbiamo sentito il loro arrivo».

E adesso, gli uomini stavano distruggendo il bosco iniziando dalla loro quercia.

Frombolino e compagnia si riunirono, qualcuno scoppiò in un pianto a dirotto, Frombolino lo consolò:

«Noi siamo folletti, gliela faremo vedere noi».

E poi, loro avevano dei bei poteri magici.

Come se quello fosse uno scherzo – In fondo: è tutto uno scherzo, ricordò Frombolino – si mossero, circondarono gli uomini.

Frombolino slacciò le scarpe a quelli che erano fermi e le legò fra loro, unendole; altri misero terra e foglie in un tubo da cui usciva ogni tanto gas che intossicava le piante; poi sconvolsero gli attrezzi e i disegni degli uomini.

Gli esseri umani, decisi a distruggere il bosco per i loro bisogni – Come se ci siano soltanto loro, rifletté un Frombolino amareggiato, e gli fece una pernacchia – ripresero i loro compiti, ma molti caddero a terra, il mostro smise di funzionare, alcuni dei loro capi si lamentarono del disordine che regnava ovunque.

Di fronte a tutto quel che era successo, gli uomini si demoralizzarono e andarono via.

I folletti esultarono, con loro gli animali, restava la quercia abbattuta e la casa dei folletti che, crollata, aveva travolto tutte le loro cose, e questo rattristò Frombolino.

«Che hai» gli si rivolse con un tono da protesta scherzosa un amico.

«Torneranno». Frombolino versò una lacrima. «Gli uomini torneranno».

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ciao kenji, il tuo testo è dolce e malinconico.
    I folletti, con la loro vivacità e magia, si scontrano con la distruzione portata dagli esseri umani. La tristezza di Frombolino, che teme il ritorno degli uomini, dà al racconto un tono riflessivo, ma la forza dei folletti ci lascia un messaggio di speranza e resistenza.

        1. Eccomi qui! Grazie per il tuo commento e non preoccuparti se il secondo l’hai sovrapposto, capita a tutti di sbagliare 🙂