
Succo rossastro
Serie: Il fresco profumo di fieno
- Episodio 1: Nel bel mezzo del nulla
- Episodio 2: Ci sono le maniglie dietro, lo sai?
- Episodio 3: Se tua mamma si fida…
- Episodio 4: Cielo stellato
- Episodio 5: Succo rossastro
- Episodio 6: Il mito delle metà
- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
STAGIONE 1
La giornata di Davide è trascorsa ad un ritmo lento in casa degli zii, tra lo studio svogliato e la lettura di vecchissime riviste trovate per caso in un cassetto. In realtà, per la maggior parte del tempo ha pensato a Nicolò, al suo sorriso splendido, ai suoi capelli riccioli disordinati, al suo corpo muscoloso e definito. Dopo un momento iniziale in cui negava l’evidenza, ha accettato di concedersi questa cotta estiva, dopo un anno di studio intenso.
Suo zio Claudio riposa, stanco della giornata passata nell’orto, poco sotto casa loro. Davide guarda l’antico orologio appeso al muro: sono le quattro del pomeriggio passate. Forse troppo presto per andare a cercare Nicolò, nonostante non si siano dati appuntamento, decisamente tardi per riprendere a studiare.
Sbuffa sonoramente, passando una mano sul ventre. Avesse più tempo libero si iscriverebbe in palestra, non gli farebbe schifo un aspetto più snello. Chiaramente quel pensiero è dovuto al commento di Nicolò quando l’ha visto in stazione, si vergogna di dare l’impressione di avere troppa pancia. Sospira.
– … ancora qualche giorno, e poi penserò seriamente allo studio. – Promette, sperando di riuscire a mantenere quel patto con sé stesso.
Si alza dal tavolo a cui era appoggiato, in quella piccola ma accogliente sala da pranzo. Ha deciso di impiegare la successiva mezz’ora per lavarsi e vestirsi in modo da apparire ordinato agli occhi del ragazzo che in meno di ventiquattr’ore gli ha fatto perdere la testa.
Un rumore di passi veloci lungo la scala. Davide aspetta sereno, a braccia conserte, davanti alla porta aperta; indossa un paio di jeans lunghi ed una camicia bianca a mezze maniche piuttosto elegante. Profuma di sapone ammorbidente.
Il giovane salta i tre scalini che collegano la porta alla strada, evidentemente entusiasta di quell’uscita. Il suo look è decisamente meno curato e più campagnolo: pantaloncini corti marroni e maglietta smanicata beige, molto probabilmente abbigliamento da lavoro. Tiene un cesto di vimini sotto al muscoloso braccio.
Quando Nicolò vede il ragazzo davanti a sé, lo studia da testa a piedi con fare divertito.
– Non ti sto portando a ballare, lo sai? – Domanda ridendo.
Per un attimo, Davide prova un senso di disagio strano, che mette in discussione tutto il tempo perso a prepararsi. Poi sorride, mentendo spudoratamente: – Pensa che questi sono i miei futuri vestiti da lavoro.
Nicolò alza le spalle, indicando la strada da seguire, già nota al coetaneo.
– Forse per lavorare in un ufficio, sì!
Davide vorrebbe non prendersi sempre così sul serio, lo sa che tutto ciò che dice il ragazzo è per farlo ridere.
Insieme iniziano a camminare a passo sostenuto, verso le campagne.
Un profumo di erba tagliata riempie l’aria calda del pomeriggio, lungo la strada sterrata che porta a quello che sembra essere un frutteto.
Abbastanza lontano dalle case degli agricoltori, nell’ora del riposo, sono soli. Il dolce paesaggio toscano, con i colori dell’estate, è la cornice perfetta per la loro passeggiata. Davide conclude il racconto della trama di un libro, letto al liceo, che per i temi trattati sembra aver incuriosito Nicolò.
– …se ci pensi – Commenta con notevole esaltazione l’universitario – è una storia drammatica e maledetta, ma le descrizioni della natura e del lusso vittoriano danno il giusto tocco decadente all’opera. Sono interessanti anche le analogie con opere più antiche di autori diversi.
Lo sguardo di Nicolò fa capire quanto questo sia affascinato dall’enorme conoscenza di Davide. Dopo qualche secondo di attesa, riesce solo ad affermare: – Parli davvero benissimo…
Davide ride, non erano della stessa idea le professoresse di lettere che l’hanno avuto come studente. Raccontare quelle storie per far piacere a qualcuno, però, lo fa sentire appagato e ammirato, al contrario di lunghe e tediose interrogazioni orali.
Si fermano sotto ad un grande albero, che con i suoi piccoli frutti violacei offre un po’ di ombra da quel sole ancora cocente. Ciliegie.
Dopo un profondo inspiro, Davide alza lo sguardo.
– Non ricordavo questo profumo dolce e floreale… Tutta un’altra cosa rispetto a quelle del supermercato. È meraviglioso, davvero.
L’altro sposta la scala di legno contro al tronco, in una posizione congeniale.
– Sei un tipo romantico, vedo… – Ridacchia Nicolò, aspettando che l’amico finisca di vagare nei ricordi.
Le guance di Davide si colorano appena di rosso amarena, per via di un leggero imbarazzo. Con fare innocente alza le spalle, quindi si avvicina alla scala. Fa segno all’altro di tenerla, mentre inizia a salire con cautela.
– So già che mi pentirò di aver portato una camicia. – Scuote la testa, ridendo. La presa salda di Nicolò gli dona una grande sicurezza.
Passano diverse decine di minuti, tra sciocche battute e tentativi di raggiungere i frutti migliori. Il cestino è già quasi pieno di ciliegie, lucide e di un viola intenso. Le mani di Davide sono appena macchiate di succo rossastro, profumatissimo e dolce. Si sta sporgendo pericolosamente, quando decide di porre la domanda più rischiosa di tutta la giornata.
– Allora… ce l’hai una fidanzata?
Il tono di voce è tremante, un leggero timore della risposta può essere percepito. Nicolò risponde sereno.
– No, non mi piacciono le ragazze… – Poi specifica – …qui in paese. Tu?
La domanda pericolosa è stata appena girata al mittente.
Si schiarisce la voce, posando nel cestino un rametto a cui sono appese almeno dieci ciliegie.
– No… Cioè, potrei averne una adesso, però ecco… Non è l’unica possibilità.
Nicolò appare confuso.
– In che senso?
Davide sospira, fingendo fatica per quel semplice lavoro di raccolta. Decide di essere sincero.
– Ecco… Mi piacciono le ragazze eh… ma non solo.
Dal tono, Nicolò sembra comunque confuso.
– Non capisco cosa intendi dire… – Sembra pensarci qualche secondo, prima di chiedere, serio: – Vuoi dire che ti piacciono anche i ragazzi?
Un nodo alla gola blocca l’eventuale risposta di Davide. Si sente incredibilmente stupido per quella reazione, in fondo molti in città sanno della sua bisessualità. Perché, allora, è così difficile ammetterlo a Nicolò?
Dopo un profondo respiro, risponde secco: – Sì.
Segue un silenzio che sembra durare un’eternità. Davide finge di guardarsi intorno alla ricerca del miglior ramo dal quale cogliere altri frutti, quando in realtà è in una situazione di fortissimo disagio.
Finalmente, la voce di Nicolò rompe quel fastidioso silenzio.
– Ci sono altri come te? In città, dico…
– Beh sì. – Riesce a rispondere con un filo di voce Davide. Quindi continua: – In città è molto facile far sapere agli altri ciò che si è… Forse perché a nessuno interessa davvero degli altri.
Nicolò sembra esitare, di nuovo.
– È normale quindi che a qualcuno non piacciano le ragazze?
Improvvisamente, Davide si sente sollevato da quella domanda. Domanda ingenua, ma che sembra voler lasciar capire qualcosa di Nicolò, forse qualcosa che si tiene dentro da troppo tempo.
Con fare gentile, Davide risponde: – Certamente, è semplicemente una questione di gusti. Nessuno ne fa un problema, in città.
Una bugia così grossa non si sentiva dai tempi di Giuda, ma potrebbe essere efficace più di mille discorsi sull’accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità.
Altre ciliegie vengono passate nel cesto. Poi, Nicolò pone una domanda che lascia perplesso Davide.
– Secondo te, sono così io?
Il ragazzo si ferma, scende qualche scalino in modo da vedere in faccia l’altro. Spera che non sia uno stupido scherzo, lo spera con tutto sé stesso.
– Non saprei… dovresti saperlo tu… – Nonostante il cuore che batte a mille, la voce di Davide suona comprensiva ed incoraggiante.
Nicolò resta a testa bassa per qualche secondo.
– Tutti in paese pianificano le coppie, chi si deve sposare con chi e cose simili… Non mi interessa davvero, a me. Però, quando penso a…
Si blocca. Sembra scuotere impercettibilmente la testa, prima di alzare lo sguardo verso Davide.
– Scusami, non voglio annoiarti.
Davide scende le scale, mostrando un sorriso caldo e amorevole.
– Non mi stai annoiando, per nulla. – Guarda il cestino, lo indica – È pieno.
Nicolò guarda a sua volta la grande quantità di ciliegie raccolta, nulla di nuovo per lui. Abbozza un sorriso, e con un cenno del capo fa segno di tornare verso casa.
Davide strofina le mani, accorgendosi solo in quel momento di aver macchiato irreparabilmente la camicia bianca. Quindi tenta di recuperare il discorso.
– C’è ancora tempo, riposiamoci un attimo qui.
Per quanto Nicolò appaia distratto, acconsente e va a sedersi all’ombra dell’albero. L’altro ragazzo segue il suo esempio, appoggiando la schiena al tronco.
Troppo tardi, diventa sempre più difficile recuperare il discorso, e quella mezza frase continua a risuonare nella testa di Davide. L’unica cosa che riesce a dire è: – Se ne vorrai parlare, sappi che a me puoi dire qualsiasi cosa. Non c’è da vergognarsi.
Nicolò non risponde. Abbattuto, Davide appoggia anche la testa al fusto dell’albero, chiudendo gli occhi e fingendo di riposarsi. Quella maledettissima frase può finire in qualsiasi modo, e il cervello del ragazzo analizza inconsciamente tutte le possibilità.
Spostandosi per stare più comodo, accidentalmente Davide sfiora la mano di Nicolò. Vorrebbe avere la forza di lasciarla a contatto con la dura pelle del ragazzo, ma non riesce. Si scosta velocemente, andando ad incrociare le braccia all’altezza dell’ombelico.
Un caldo soffio di vento accarezza i loro volti e muove i loro leggeri vestiti, portando con sé un sottile aroma di ciliegie.
Serie: Il fresco profumo di fieno
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- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
Ho già commentato riguardo il ritmo della serie, ma ci torno. E’ Nicolo’ che detta il tempo ai racconti, è il personaggio caratterizzante. Il suo modo di fare tra l’ingenuo e lo spontaneo è sincero, ma nasconde qualcosa. Una carta che stai giocando molto bene, secondo me.
Non passa inosservata la percezione diversa che i due ragazzi hanno della vita in città.
Bella riflessione: chi ha il controllo della storia? Davide, che viene seguito per filo e per segno nei suoi pensieri, desideri e paure, oppure Nicolò, con le sue reazioni e risposte, sempre e solo viste dall’esterno?
Grazie della lettura!
Molto bello
Grazie Kenji!