Sul volto

C’era un dissidio in quella ragazza, come se la bocca e gli occhi provenissero da due persone diverse e fossero finite insieme sul suo volto per caso o per errore.

Era entrata in negozio con un cellulare che pareva saldato alla mano in cui lo stringeva, aveva dato un’occhiata alle vetrine interne e poi si era avvicinata al banco.

«Voglio prenderne uno nuovo» aveva detto a Berto “questo mi ha stancato” e più che sorridere le era comparsa di lato alla bocca una smorfia che poteva significare: “tu però mi sa che sei poco sveglio” o qualcosa del genere.

Gli occhi, al contrario, erano pieni di meraviglia, luminosi e chiari; e ti facevano venir voglia di prenderla sottobraccio e invitarla a mangiare un gelato o a visitare una chiesa.

Berto provò l’impulso di poggiare una mano sul suo viso per poi tirarla via e dire: “ecco, è tutto a posto, ora sei tu, una sola.”

Invece: «Hai già qualche idea?» le chiese, e allora gli occhi lo guardarono per un istante quasi impauriti a differenza della bocca che diceva: «Che ne so, forse un iphone, non ne posso più di questo rudere» e la smorfia si accentuò fino a prendere la forma di un “ma non ci arrivi da solo?” Mentre disponeva sul banco le confezioni ancora chiuse, Berto pensò che forse quel dissidio non scompariva nemmeno durante il sonno e se la immaginò a letto con gli occhi chiusi su sogni paurosi e la bocca semiaperta attorno alla stessa smorfia.

La ragazza chiese il prezzo di due o tre modelli, domandò se poteva “rottamare” il suo vecchio apparecchio e se c’era modo di pagare a rate.

«Dammelo un momento, per favore» disse Berto «così vediamo cosa si può fare.»

Le labbra della ragazza si allinearono di colpo l’una sull’altra e per qualche secondo il dissidio scomparve, come se separarsi dal telefono la rimettesse in accordo con se stessa.

E quando gli consegnò il cellulare Berto avvertì con chiarezza lo sforzo che faceva per allentare la presa.

Il telefono era quasi nuovo, Berto esaminò l’involucro, tolse e rimise la batteria, fece una chiamata di prova al suo cellulare, cancellò il numero da lì e da quello della ragazza e glielo riconsegnò.

Gli occhi dissero “no, ti prego” con una dolcezza impossibile ma insieme ricomparve la smorfia, questa volta attorno a un qualcosa di ironico, tipo “chissà che ti sembra di aver fatto.”

«Ce l’hai il caricabatterie?» chiese Berto. La ragazza frugò nella borsetta e glielo porse.

«Ma certo che ce l’ho, l’ho ricomprato la settimana scorsa.»

Questa volta niente smorfia, solo gli occhi che dicevano “e non so perché.”

«Allora d’accordo» disse Berto «per questo ti posso dare trecento euro da scontare su quello nuovo» e la bocca della ragazza tornò a deformarsi, appesantita dall’abitudine alla diffidenza che le faceva sembrare poco tutto ciò che le offrivano.

«Trecento» commentò.«Non è che ti sprechi.»

Gli occhi invece si inondarono di luce e si fecero più larghi, come quando si è vicini alle lacrime, e dicevano “sei buono, sei generoso, ma non è peggio?”

Di nuovo Berto sentì il desiderio di toccarle il viso, con rabbia stavolta, per stabilirvi un ordine qualsiasi, in un senso o nell’altro, e toglierlo da quel dissidio senza pace.

«Va beh, trecentocinquanta, allora. Ma non hai detto tu che era un rudere?» e sorrise.

La ragazza però già non gli badava più. Sembrava che una parte di lei – la bocca, senz’altro – si fosse innamorata del modello più costoso fra quelli che aveva visto, uno degli ultimi messi in commercio e che tale sarebbe rimasto prima che un altro e poi un altro e poi un altro ancora ne prendessero il posto.

Lo rigirò da una parte e dall’altra, si scattò una foto, poi una seconda a diversa risoluzione, le confrontò prima di cancellarle, fece scorrere le icone sullo schermo e infine lo porto vicino alle narici quasi volesse annusarlo.

«È una meraviglia» disse la bocca «dai, faccio una pazzia, lo prendo.» E la smorfia si accentuò sull’ultima parola e conteneva quella convinzione di saperci stare al mondo, lei, e di saper scegliere quello che c’era di meglio e di non lasciarsi fregare da nessuno e altre cose di questo genere.

Ma gli occhi erano spalancati di angoscia e dicevano “no, per favore, mandami via.”

Berto sistemò il telefono nella scatola, registrò i dati e la carta di credito e disse: «Complimenti.»

Subito dopo la guardò negli occhi e le chiese – ma agli occhi soltanto: «Ci vieni con me a prendere un gelato?» e gli occhi risposero pieni di una gioia desolata “certo che sì, e perché non mi porti anche a visitare una chiesa?”

La bocca invece attraverso la smorfia sibilò: «A’ bello, ‘cazzo dici?» e se ne andò insieme a tutto il resto della ragazza: e solo quando se ne fu andata Berto riuscì a sentire un lieve profumo, ma appena appena, e mentre già svaniva.

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