Sunyata – Prove generali

C’è un campo vicino alla ferrovia, ci vado quando sono molto stanco. Nessuno lo falcia. A giugno l’erba diventa altissima e piena di fiori. Vado lì, mi sdraio e provo a morire. Sì, morire. M’impegno molto seriamente da anni. Non sto dicendo che aspiro al suicidio, questo proprio no, non fa per me. Sono semplicemente curioso di sapere cosa succederà.

Negli anni ho sviluppato un vero e proprio metodo d’indagine.

Ho fatto bene i conti della serva. In un arco di studi o esperienze di circa quarant’anni, quante nozioni posso incamerare? Supponiamo che riesca a rispettare una media di cinquanta al giorno, accumulando centinaia di migliaia di informazioni elaborate e grezze. Togliamone una percentuale a piacere, che archiviamo causa inutilizzo, e moltiplichiamo le restanti per un numero infinito di deduzioni, interpretazioni, intuizioni, costrutti teorici, filastrocche filosofiche e masturbazioni culturali (la maggior parte di origine egoica). E poi? E poi succederà che sorella morte mi troverà, spazzerà via il mio percorso di presunta erudizione e farà di me ciò che vuole.

Che senso avrebbe tutto questo? Meglio cercare di farsela amica prima possibile.

Così è cominciata la mia ricerca.

Inizialmente mi confrontavo, chiedevo aiuto. Poi ho smesso, perché le diagnosi erano inutilmente prevedibili. Ecco l’elenco dei consigliori.

Familiari: “Arturo, non dire sciocchezze!”

Amici: “Che pippone, sei depresso? Conosco un ottimo coach motivazionale.”

Amiche: “Cucciolo, lui!” e poi non me la davano.

Ex: “Tesoro, hai Saturno in opposizione”

Insegnanti: non pervenuti.

Complottisti: “E’ semplice: la Terra è piatta, quando moriamo cadiamo giù”.

Intellettuali: citazione di Schopenhauer e, senza farsi vedere, tocco con strizzatina delle parti basse.

Ipocondriaci: “Occhio alle zecche nell’erba alta”.

Religiosi: “Caro, apri le porte a Gesù, Buddha, Hare Krishna, San Tommaso, la Madonna e tutti gli angeli”

I New Age invece volevano aprirmi i chakras. A parte il plurale inglese, che mi aveva insospettito subito, ho  scoperto in India, qualche anno fa, che i chakra sono già aperti altrimenti sarei morto.

Tutto piuttosto noioso. Così ho smesso. Ora faccio tutto da solo.

Mi siedo nell’erba, allungo le gambe e vado giù con la schiena con un movimento lentissimo, nell’intento di sprofondare in tutto ciò che sta sotto di me.

Rimango lì qualche minuto. Disteso. L’azzurro sopra di me prima accoglie, poi mi socchiude le palpebre.

Il suolo e la nuca cominciano a riconoscersi e le dita s’infilano tra i fili d’erba.

Aspetto ancora. L’attesa è fondamentale. È questione di millimetri. Calibro, sintonizzo, cerco l’incastro.

Click

Il corpo fa uno scatto. Si comincia.

L’umidità della terra rende il mio respiro importante. Un’onda vitale nasce dalle narici, invade il petto di effluvi terrosi e brezze erbacee. Quando arriva nel ventre, il soffio si trasforma in un flusso di acqua purissima. Si trattiene nelle viscere per qualche istante, ripulendo l’intestino. Si avvita in una spirale luminosa e poi riparte per il suo viaggio.

Espiro senza buttare fuori l’aria come mi ha insegnato il santone indiano. Non riesco a farlo bene quanto lui, ma mi ritengo moderatamente soddisfatto.

Al settimo respiro, perdo peso. Galleggio.

Attendo l’onda perfetta come un surfista esperto e spericolato. Sarà enorme. Arriverà con un afflato prepotente e la grazia della natura si concederà al grande spirito.

Non sto più nella pelle. L’anima scalcia. Vuole uscire.

Eccola. È lei. Consapevole, assoluta. Mi porterà lontano. Il salto sarà immenso a cavallo della sua cresta. Lascio che accada.

Mi travolge.

Perdersi nel suo vortice trascendente non è una deriva. Non c’è più sotto o sopra. C’è solo lei.

Nella sua schiumosa leggerezza comincio a spogliarmi del mondo. I primi a staccarsi sono i piedi, che rinunciano al fango, e le mani che mollano la presa. Le gambe si abbandonano a una dimensione senza direzione. Seguono il bacino e il perineo che recidono le radici. Lo stomaco non ha più nulla da digerire. Il cuore batte un ritmo ascensionale. Infine la mente lascia brillare l’ultimo pensiero e la spina si stacca.

Tutto è calmo e colmo, come se stessi dormendo.

Le voci mi arrivano smussate, prive di gravità, viaggiano attraverso uno strato d’acqua profonda. Lo strazio di mia madre, la stretta ferma di mio padre, la commozione di alcuni amici. Sono lì con loro, eppure non sono mai stato così altrove.

Voglio andare, andare.

Volo sopra il campo, poi sopra gli alberi, nella nebbia fredda delle nuvole. La levità m’invade, il moto accelera. I palazzi divengono punti luce. La terra, i fiumi, il mare, tutto si confonde. l cielo si spoglia dell’azzurro e si tinge di un blu notte sempre più denso, quasi elettrico.

Sotto di me la terra comincia a curvarsi, mostrando il suo profilo protetto da un sottile velo di luce.

Un attimo di sospensione. Tutto s’ammanta di un senso sconosciuto. Poi ecco che riparte.

Una forza ammaliatrice mi trascina a sé. Mi assorbe, lì dove l’aria finisce e il giorno diventa buio profondo, nonostante il sole accecante.

Intorno a me si accendono stelle fisse, chiodi d’argento conficcati nel silenzio assoluto del vuoto.

Mi dissolvo nell’abisso adamantino di un’assenza nera. Una linea infinita mi attraversa, vibro in una risonanza eterna, comprendo tutto nello stesso istante.

Non esisto più. Navigo sospeso nella vacuità onnisciente.

Sunyata. Sunyata. 

Algide trasparenze si muovono in lontananza. Vengono verso di me.

Ecco, arrivano. Li riconosco. Sono loro, i fili intelligenti. Vibrano, si sovrappongono, sussurrano. Sono milioni di voci, eppure posso udire ognuna di loro, una ad una. Distintamente.

Esili impulsi luminosi compongono armoniose proporzioni geometriche. Vedo colori di corpo e anima. Tutto si rompe. L’oltre mi accoglie. Sono Ananda, sono l’accadere. Eppure sono niente.

L’attrazione si fa potente. Voglio stare nella gargantuesca volontà del tutto per sempre. Vado.

Vi prego no! Nooooooooooooooo!

Apro un occhio. Accidenti! 

Sono caduto giù un’altra volta.

Rimango ancora un attimo lì.

Poi apro anche l’altro.

Maledetto algoritmo di YouTube e i suoi documentari sulle OBE!

Mi faccio dei film così perfetti che meriterei un Oscar.

Ancora tutto intorpidito, riconquisto la posizione eretta.

Scuoto gambe e braccia, mi tolgo la terra dai vestiti.

Guardo i binari lontani.

Massì, dai, mi faccio un altro giro.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. un giro dopo l’altro finché la fame non ti devasta😂 le opinioni degli altri sono fantastiche e assai veritiere, nel senso che generalmente quelle sono le risposte. Mi sono divertita a vivere con Arturo il “viaggio”

  2. Quando, giovane stolto, incappavo in un’erba “magica” spesso avevo esperienze simili, per nulla negative. Ora indago in maniera più razionale, ma i risultati non sono incoraggianti. Il tempo, terreno, stringe, quindi lascio il passo alla natura: faccia il suo corso. Ho apprezzato, anche la sottile ironia.