Sussurro nel vento

Serie: La Muerte Dorada


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Cassandra e Ksenia sono pronte per la partenza in Italia.

Cassandra si alzò un’ora prima della sveglia, incapace di stare nel letto iniziò a prepararsi.

Ksenia aveva passato la notte in bianco, nonostante le sue preghiere di rovesciare il verdetto duro e ingiusto della giuria. 

Allungò la mano dall’altra parte del letto, sentiva solo le pieghe delle lenzuola sgualcite. Cassandra era già in bagno a incorniciarsi davanti allo specchio, quando uscì il desiderio di Ksenia si accese in modo più grave e insistente.

«Buongiorno tesoro, spero tu abbia avuto una nottata piacevole» esordì toccandosi il sopracciglio. 

Ksenia scese dal letto con passo bradipo cercando di formulare la sua linea difensiva, ma i suoi occhi si perdevano nel guardare la bellezza della sua ragazza, passando dal seno, alla bocca al suo sedere avvolto dal tessuto.

«Amore tuta larga e niente indumenti attillati. Non ho voglia di passare a setaccio l’intero terminal che sbava come un covo di lumache sui tuoi fianchi, intesi?»

Ksenia alzò le mani in segno di resa. «Intesi, Vostro Onore.»

Salirono nel taxi e si diressero all’aeroporto.

«Ksen, il nostro anniversario, avevo pensato ad una serata particolare a Manhattan, mi hai solo detto di un paesino in Umbria, tra le pietre del medioevo e niente più» iniziò Cassandra.

«Cass, deve essere un anniversario speciale, non voglio la solita minestra davanti ai grattacieli. Fidati, è un posto bellissimo e le tue papille gustative avranno di che sfamarsi» rispose Ksenia.

Al controllo bagagli l’operatore indugiò forse un po’ troppo su Ksenia, Cassandra fu costretta ad intervenire. «Scusi, c’è qualche problema? Vorrei avere il risultato della lastra, se possibile» chiese con tono seccato.

«Ma lei chi è? È di sua proprietà questa ragazza? Si metta in fila» disse l’agente della Tsa.

Ksenia sorridendo si allontanò per precauzione, vedeva già la scena in anticipo proiettata nella sua mente. Cassandra si avvicinò ed estrasse dalla borsa il portafoglio in pelle, aprendolo con ferocia davanti al viso dell’uomo. Da un lato il badge del lavoro, dall’altro il tesserino con la sua foto in primo piano.

«Ah» disse l’uomo. «Il procuratore distrettuale, è lei.»

«Il risultato della lastra e non è una richiesta» disse Cassandra.

Dopo otto ore di volo, Roma le accolse a braccia aperte con il caos caratteristico della capitale.

Il viaggio verso il paese durò circa due ore, prima che Montefalco lentamente si aprì davanti ai loro occhi.

Il borgo medievale era diverso da come Ksenia lo aveva immaginato.

Le strade erano strette che serpeggiavano in salita, e le case di pietra grigia si stringevano come se fossero appoggiate l’una sull’altra. Le persiane erano pennellate di verde, dai davanzali pendevano vasi di gerani secchi e ceste di uva lasciata appassire. I tetti di tegole rosse erano sporcate di muschio, dai camini si alzavano fili di fumo tipici dell’inizio del periodo autunnale, lasciando nell’aria quell’odore di legna bruciata.

Cassandra camminava  in quella veduta paesana, perfettamente conservata e custodita nel tempo.

La gente la guardava con un’attenzione gentile e discreta, la classica turista forestiera in visita.

Entrò in un negozio di alimentari, con pareti di pietra e il soffitto basso. L’odore era forte, salumi locali e pane appena sfornato. Dietro il banco c’era una donna sulla cinquantina, con le mani rosse che si pulivano il grembiule che sfumava in più colori.

«Buongiorno. Cosa le servo?»

Cassandra non sapeva come si compra qualcosa in un posto che non era il suo.

«Pane» disse. «Solo pane.»

La donna prese una pagnotta larga dallo scaffale avvolgendola in un foglio di carta e la appoggiò sul banco.

«Due euro.»

Cassandra pagò. Prese il pane. Uscì.

Strinse il pane al petto mentre il calore della crosta le passò attraverso le dita. Era un calore semplice, antico, che raccontava una storia di lavoro e tradizione.

Camminarono ancora, comprò un pezzo di formaggio in un altro negozio e un grappolo d’uva da un venditore ambulante.

Un venditore di castagne le sorrise. «Ne assaggi una, signora. Sono buone.»

Cassandra prese una castagna; era calda e farinosa con un retrogusto dolce che non aveva mai percepito nei cibi oltreoceano. Stavano andando al loro alloggio, un B&B che non aveva nessuna pretesa, solo il compito di consacrare il loro anniversario e mentre camminavano, un gruppo di donne in abiti scuri veniva in senso opposto.

Non erano suore comuni. I loro abiti erano lunghi fino ai piedi, di un nero opaco, ma ricamati lungo gli orli con fili dorati che disegnavano piccoli teschi e fiori arancioni intrecciati. I veli che coprivano loro il capo erano trapuntati di paillettes a forma di ossa incrociate, e una di loro, la più anziana, stringeva tra le mani un piccolo teschio bianco, dipinto con arabeschi dorati sulla fronte, come si tiene un rosario o una reliquia.

«Cass, guarda quelle suore, non sembrano italiane dai loro vestiti.»

Il sentiero di ciottoli a tratti sconnessi si apriva verso il cancello, Cassandra vide un fiore molto strano e particolare di colore arancione.

Era basso, imperfetto a forma di lancia con i petali morbidi sotto il tocco delle dita.

«Ksen, sembra lo stesso del vestito delle suore» disse Cassandra.

Entrarono nella Locanda del Borgo. Ksenia completò la registrazione, il pagamento e andarono verso la loro camera. Mentre stavano disfacendo i bagagli, Cassandra lo sentì.

Un canto.

Lontano, come una voce che veniva da sott’acqua, distorta, ovattata, ma presente. Una melodia che non aveva parole. Rimase alla finestra, curiosa per la vista della valle che si apriva davanti a lei soffermandosi sulle piante che vedeva attorno.

«Cos’è?» chiese Ksenia, indicando il fiore.

«Non saprei, ma l’ho già visto da qualche parte» disse Cassandra.

Ksenia continuò a guardare il fiore con curiosità insolita.

E poi lo sentì di nuovo, come un prurito fastidioso dentro alle orecchie.

Il canto.

Più vicino.

Più forte.

E questa volta, aveva anche le parole.

Dorada duerme Dolores,

bajo del agua serena,

la Muerte con sus colores

canta su vieja condena.

Continua...

Serie: La Muerte Dorada


Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Dal ritmo incalzante questo capitolo. Mi piace come la prima parte conservi la simpatia e l’ironia che abbiamo già visto in quella precedente, per poi cedere il passo a una seconda decisamente più evocativa e descrittiva. Un passaggio che si allinea anche con il drastico mutamento di ambiente. E poi tutto converge verso quella che è forse la prima traccia di soprannaturale nella storia.

  2. Ciao Skoll, la seconda parte dell’episodio mi è piaciuta più della prima. L’ho trovata più immersiva e sono riuscita a viverla con maggiore partecipazione e coinvolgimento. Al prossimo episodio 😉

  3. La descrizione del borgo, con il profuno del pane, il formaggio, l’ uva, le castagne… mi ha conquistato. Un po’ inquietante la presenza delle suore che indossano abiti ricamati con simboli di morte. Il canto finale un buon incebtivo per andare avanti con la lettura.

  4. “Era un calore semplice, antico, che raccontava una storia.”
    Solo l’ acqua fresca e pura di sorgente potrebbe pareggiare la semplicità e l’ inportanza di una risorsa così antica e preziosa come il buon pane.

    1. Veramente grazie, è un racconto a lenta combustione, spero che possa essere di tuo gradimento anche nel seguito 😊. Grazie per il tempo che mi hai dedicato

  5. In questo capitolo trovo molto riuscito il modo in cui l’Italia entra nella storia come una sorta di territorio di passaggio. Cassandra arriva con il suo bisogno di controllare tutto e, quasi subito, comincia invece a lasciarsi toccare da cose elementari. È come se Montefalco le stesse lentamente togliendo di mano i suoi strumenti abituali. E proprio per questo l’apparizione di quelle donne e il ritorno della Muerte Dorada risultano molto più inquietanti, nel senso che non interrompono l’atmosfera, ma sembrano addirittura nascere da essa.