Suuf

Serie: Forse una storia


Tutta la colonia freme nel sentire la vibrazione causata dai pali che cadono. Si diffonde una grande calma, una sensazione come di cessato pericolo. Il flusso delle cose riprende, tutti si comportano apparentemente come al solito, anche se in realtà, niente è più come prima.

In questa stagione spesso, al limitare dei cespugli, sulla stessa stradina percorsa qualche settimana fa dagli uomini col cartello, uomini bianchi che portano in auto donne nere si fermano brevemente per consumare sesso, come si consuma una bibita al bar. Le donne non hanno nome per quegli uomini, sono solo carne.

Una sera, si ferma sulla stradina una macchina come tante, con un uomo come tanti, a fare le stesse cose che fanno tutti. Ma la donna non è una donna come tante. La chiameremo Suuf. Mentre le fanno quello per cui la sua maman riceve i soldi, lei come al solito cerca di estraniarsi, di uscire dal corpo che non è più suo. E come qualche volta succede, ci riesce. Non avverte più niente, né gli odori, né i sapori, nemmeno le mani dell’uomo su di lei. Così riesce a non impazzire, a non arrendersi.

E stavolta, sente anche qualcos’altro: qualcosa di più e di diverso. Per un momento infinito, in cui il tempo non ha nessun significato, sente la memoria della rete che si è formata, sente le radici parlare con le muffe, sente le larve delle falene agitarsi. Le sensazioni esplodono dentro la sua mente: diventa talpa, diventa ranocchia, diventa tarassaco. Fa fatica a capire che l’uomo ha finito, e protesta perché ha fretta. Prende i pochi biglietti sudici senza guardarli. L’uomo avvia l’auto e la riporta al solito posto sulla provinciale. Non parlano. Suuf scende. I fari illuminano per un attimo la strada, e Suuf si siede sulla sua sedia di plastica sfondata. Non capisce ancora cosa è successo, ma sa che nemmeno per lei niente è più come prima.

Serie: Forse una storia


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Nicoletta, mi unisco agli altri nel complimentarmi. Mi è piaciuta la “rottura” in questo episodio, l’introduzione dell’elemento “umano”. Spero di poter rincontrare Suuf nei prossimi capitoli.

  2. Un episodio chiave, perché quando non ascoltiamo la vuota realtà, prestiamo orecchio a ciò che ci circonda, al richiamo della natura a cui in fondo apparteniamo, hai usato una metafora triste, ma al tempo stesso geniale, e scommetto che Suuf si farà portatrice della voce della natura! Via al prossimo episodio!