Tanti auguri al sultano
La precisione, ecco tutto, è successo soltanto per la mia mania della precisione, dell’ordine, dell’organizzazione.
Il grande Cardiochirurgo De Bakey aveva sulla sua scrivania, piena di ogni più disparato oggetto, carte, libri, appunti, nastri, fotografie, etc. un motto, inciso su marmo in chiare lettere: “A NEAT DESK IS A SIGN OF A SICK MIND”; Una scrivania ordinata è segno di una mente malata.
Malato sarà lui, io senza ordine muoio. Come faccio a trovare qualcosa nel disordine?
Come posso lavorare, scrivere, organizzare le mie idee nel caos totale?
Il primo oggetto che ebbi da bambino, appena imparai a scrivere fu un diario, che, nelle intenzioni dello zio Paolo che me lo regalò, avrebbe dovuto servire a registrare le mie impressioni ed i miei pensieri a riguardo degli avvenimenti che mi sarebbero accaduti.
Io non mi diedi per inteso e lo tramutai in agenda, e le pagine che avrebbero dovuto contenere un resoconto delle mie avventure cominciarono a riempirsi delle cose che invece avrei dovuto fare nei mesi a venire, delle scadenze, di tutto ciò che dovevo o volevo ricordare e, siccome le cose da fare non erano poi molte, presi ad inventarmele.
Fu da allora che cominciai a sviluppare un particolarissimo sistema di registrazioni mirate e di para registrazioni, che produssero quasi subito strabilianti risultati.
Mi spiegherò meglio con un esempio: a chiunque mi capitasse di incontrare andavo chiedendo, con la scusa di calcolare il giorno della settimana in cui era nato (aiutato in ciò da un comodo calendario perpetuo), la propria data di nascita; ottenutala mi sforzavo di ripeterla mentalmente cento e cento volte, sino al momento in cui avessi potuto trascriverla, senza essere osservato, sulla mia agenda.
Poi, regolarmente, alla scadenza, lasciando cadere la cosa con indifferenza, mentre mi recavo con mia madre, poniamo, dal lattaio o dal panettiere, prendevo con vigore la mano dell’interessato e gli auguravo cento di questi giorni. Lo stupore era sempre grande, e grande erano le manifestazioni di riconoscenza ed i complimenti che ne seguivano, accompagnati quasi sempre da piccoli doni cosicché, in realtà ero forse l’unica persona al mondo a ricevere regali da quelli che compivano gli anni, invece che essere io a doverne fare.
Poi perfezionai la tecnica e, per le persone lontane, segnavo il compleanno nel giorno della sua scadenza ed anche dieci o dodici giorni prima, in modo da avere il tempo di inviare una cartolina od un biglietto augurale che potesse giungere a destinazione preferibilmente il giorno fatidico.
Poi cominciai ad annotarmi i compleanni di ministri, senatori, cantanti, sportivi, attori, professori di scuola, compagni di classe.
Facevo cordialmente gli auguri a quanti conoscevo e ne ricevevo sempre complimenti e manifestazioni di affetto, ma presto iniziai a farne anche a persone affatto sconosciute, e cominciai a scrivere.
La mia agenda aveva ormai acquisito lo spessore e la consistenza di un elenco telefonico, il numero delle persone con cui congratularmi ogni giorno per il fatto che, un certo numero di anni fa, erano venuti alla luce, cresceva a vista d’occhio.
Cominciai a scrivere ai grandi della terra: Obama, Sunak, Carlo III d’Inghilterra, oltre naturalmente a William e Kate e al Dalai Lama, alla Metsola, Netanyahu, Sánchez, Erdogan, Trudeau, Mattarella, Macron, Scholz, von der Leyen, etc.
Da alcuni ricevevo cortese risposta, da altri no, ma io continuavo imperterrito a scrivere.
Intanto l’agenda andava assumendo le caratteristiche di un WHO’s WHO dei potenti della terra.
Tra giornali, riviste, enciclopedie, annuari, e ricerche dirette, avevo completato gli alberi genealogici di intere famiglie importanti, in ogni settore sociale: cultura politica spettacolo, di ognuna avevo i compleanni di tutti i componenti e gli indirizzi di tutte le possibili residenze e dei posti da loro frequentati. In tal modo potevo loro scrivere dovunque si trovassero, e far giungere il mio messaggio augurale a tempo e luogo opportuno.
Un giorno, mentre mi trovavo in vacanza a Fakeland, un piccolo sultanato arabo, accadde l’imprevedibile. Il sultano Aryad-Ibn-Bambaa venne ucciso da un cecchino mentre, sulla sua carrozza, si stava recando al palazzo dei congressi per il varo della costituzione nazionale.
Nella confusione e nel trambusto che ne seguirono parecchi furono i fermati, tra cui io, che dichiarai prontamente la mia totale estraneità al fatto, come era logico.
Ma l’agenda mi inchiodò, ed a nulla valsero le mie proteste. Gli inquirenti trovarono due pagine e mezza fitte di appunti, notizie ed informazioni sul sultano e, nella pagina relativa al giorno dell’attentato, scritte in pennarello rosso, le seguenti parole: “Spedire gli auguri al sultano Aryad”.
Urlai alla corte che ero innocente, che era solo un maledetto scherzo del destino che aveva fatto si che scegliessi come giorno in cui imbucare gli auguri per il sultano proprio il giorno in cui questi venne ucciso.
Non mi credettero. Ora attendo che la condanna a morte venga eseguita. Aspetto con rassegnazione, anche se so di essere innocente. Tra una settimana non ci sarò più.
Peccato… ma non ho rimpianti, solo mi dispiace di non poter fare gli auguri al giovane figlio del sultano, Sayed, che compie gli anni appena quattro giorni dopo la mia esecuzione.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Nessuno spara al ceo di Google? Lui sa i compleanni di miliardi di persone.
Perché lui, intelligentemente, non ci pensa nemmeno lontanamente a mandare biglietti augurali a tutti i suoi utenti. 😂😂😂
Il bello è che oggi io faccio gli anni
Wow! Augurissimi !!!
Grazie mille!
“Obama”
Non Biden?
Beh, resta sempre un ex-presidente. 😂
Bel racconto, bella idea. Però, può andare a finire solo male quando si tratta con i “potenti”.
Grazie 🙂
Mi sono divertita molto leggendo questa tua piccola follia. Bravo
:-)))
“Un giorno, mentre mi trovavo in vacanza a Fakeland”
Ma veramente?!😂