
Tatuaggi e tatuati
«Fabius P. hai sentito la notizia Ansa dell’ultima ora? No! Allora te la leggo: “Scoperta una nuova variante della sindrome di Stoccolma. Si chiama Ema, come la tatuatissima Ema Stokholma, ed è molto più grave. Se alla vista di una donna tutta tatuata vi prende lo sconforto per come si sia deturpata il corpo volontariamente, allora ne siete affetti”.
Fabius P. mi hai ascoltato? Bene: allora tu ne sei affetto, hai sempre detestato i tatuaggi, vero?»
«E tu come fai a saperlo?»
«E da sempre che ti conosco Fabius P., come Piero ha conosciuto Angela per una vita intera.»
«Esatto! Siamo due ma con un corpo e un’anima sola, un fenomeno che neanche Superquark ha saputo dare una risposta scientifica.»
«Ci penserà Alberto, il figlio di Piero e Angela, ma deve fare veloce, Giacobbo su questo mistero ci potrebbe imbastire una trasmissione.»
«Senti Fabius P., mi potresti spiegare il perché della tua profonda avversione per una moda che ormai ha preso talmente piede da interessare anche tutte le altre parti del corpo?»
«Per il conformismo della gente. Mi spiego meglio: se lo fa una mia amica lo devo fare anch’io, se lo fa un amico io non posso essere da meno. Se lo fa il bello della classe, io chi sono? Se lo fa mio figlio, io boomer lo devo fare per apparire giovane, ma gli anni passano anche per i Jovanotti di una volta, e anche per Paul Young.»
«Alcuni tatuaggi sono carini, non mi dire che non ti piace l’intrigante farfallina maliziosamente esibita da una splendida Belen?»
«È l’eccezione che conferma la regola. Vale come per le spille, se ne metti una carina fai bella figura, se ne metti cento sembri un vecchio generale russo pluridecorato a una parata militare sulla piazza Rossa. Quando in lontananza vedo apparire la sagoma di una persona tutta tatuata rimango basito perché non è, mi dispiace dirlo, un bel vedere; sembra un unico incomprensibile tatuaggio, come un dipinto surrealista di Picasso, io, più realisticamente, lo bollerei come una emerita schifezza. Qui lo dico e non me ne pento, mi sento un salmone che risale le rapide nuotando contro corrente, questa è la mia natura.
Quando il disegno tanto desiderato, impresso sulla nuda pelle da mille aghi a volte infetti, costato una cifra e tanta sofferenza, viene coperto parzialmente dai vestiti, sembra un’opera d’arte incompiuta, e non potendo ammirarla nella sua completezza ti verrebbe voglia di fermare la persona per chiedere senza pudore: “Adesso si spogli per favore e me lo faccia vedere”. Lo so, è una proposta indecente ma chissà, a qualcuno potrebbe non dispiacere. Dovrebbero girare nudi, e in effetti d’estate molti quasi lo fanno indossando delle canotte ridottissime e dei bermuda che sono più adatti per una passeggiata a piedi scalzi sulla sabbia che per due passi lungo un viale affollato in centro città.
Non capisco il senso di tatuarsi il braccio integralmente di nero per poi alzarlo teso urlando slogan razzisti in una curva colma di striscioni. Ah! Dici per quello. Adesso forse ho capito, e ciò mi rende ancor più di umore nero.»
«Tanti si tatuano il nome della loro amata. È un gesto d’amore che dura per sempre, spesso più dell’amore.»
«E quando finisce l’amore?»
«Iniziano i guai.»
«Guai se glielo fai osservare, si offendono! E poi spendono un sacco di soldi per cancellarli, un doppio guadagno per i tatuatori che ringraziano sentitamente. In città sono spuntati come funghi, li trovi un po’ dappertutto, in ogni buco possibile.
Oggidì il vero anticonformista non si tatua: e tanto di cappello per il coraggio. In questo mondo dove cantanti, gente di spettacolo e sportivi non possono fare a meno di esibirli, perché apparire conta più che essere nell’universo dei social, l’anticonformista dimostra di avere carattere, non scimmiotta malamente un Fedez o un Tony Effe che dei tatuaggi ne fanno bella mostra nei loro video deliranti, postati in rete per la gioia di quei milioni di utili idioti che contribuiscono con tanti like a ingrossare i loro già considerevoli conti in banca.»
«A proposito di Tony Effe, il trapper si è esibito anche nella nostra città (Trieste), richiamando tantissimi giovani fans.»
«E sollevando anche molte critiche. Molti triestini, per i testi volgari, violenti e sessista trasmessi nelle sue canzoni, hanno cercato di bloccare il concerto previsto in porto.»
«Incredibile! Sta girando in rete un video di Tony Effe che dopo essersela presa con Fedez ora ha rivolto le sue invettive contro di te.»
«Ma ti pare! Tony Effe Vs Fabius P.! Lui nemmeno mi conosce, ne sono sicuro. E poi viviamo in due mondi distanti anni luce, inconciliabili per loro natura. Non intravedo nessun punto di contatto possibile. Continueremo tranquillamente a ignorarci.»
«Ma non sei curioso?»
«Chi, io?»
«Vieni qua, dai Fabius P., lo vediamo assieme.»
«E come potremo fare diversamente? Siamo indissolubilmente uniti, io ci metto la mente, tu, Fabius P. , la firma.»
Premuto start il video ha inizio, sconvolgente come lo è chi integralmente tatuato canta con voce distorta da un microfono autotune. Le parole, snocciolate al ritmo di una percussione ossessiva e un basso strappabudella ti prendono, ti feriscono, ti inquietano per la loro crudezza, avvilenti come avvilente è quella musica che definire infernale è un insulto anche per il diavolo, ripetitiva come un disco rotto, monòtona e spesso mononòta, che per ascoltarla ti vedi impasticcare per forza.
~~
C’ho la Effe di Fabius P. nel sangue,
i miei testi ti lasciano esangue.
–
Come P. ho una Effe per cognome,
una sola lettera mi basta eccome.
–
La mia tipa me la scopo quando mi pare e piace.
Non è d’accordo? Uso violenza, ne son capace.
–
Che cazzo vuoi, non dire niente,
non ascolto i tuoi consigli, son disobbedienti.
–
Con tutti questi tatuaggi faccio proprio schifo al cazzo,
ho penato un sacco per farli tutti, mi son fatto il mazzo.
–
Sono Tony Effe un trapper border line d’assalto,
mi mangio il dentifricio così non perdo smalto.
–
Fabius P. sei un boomer di merda secca,
non rompermi le palle sembri una checca.
–
Ho tanti follower che mi adorano on line,
non li conosco, come le opere del Guggenheim.
–
Se non so che dire scrivo testi di getto,
senza capo né coda, senza nessun progetto.
–
Più fan cagare e più li senti in rete,
è un mistero della fedez, chiedilo a un prete.
–
Il mio conto in banca s’ingrossa e scoppia di salute,
Il mondo scoppia per le bombe non per le mie battute.
–
Sono versi persi, li ho smarrito in strada,
ne inventerò degli altri a caso, sempre con la rima in Prada.
~~
«Che ne pensi Fabius P.?»
«Che era meglio Kenny G .»
«Ascoltiamo piuttosto LP, Laura Pergolizzi mi piace molto, altro che Tony Effe.»
«Sono d’accordo, e finiamola qui.»
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Ah be, grosso modo la penso come te… mi spiace Francesco ma il discorso antropologico è interessante ma riguarda umani che avevano molto tempo a disposizione e poco materiale su cui scrivere ed ora non è così. Tatuarsi e deturparsi per me sono sinonimo: hai un corpo solo (come unica è l’anima) abbine cura, se non sei disposto a macchiare la tua anima con dogmi assoluti perché farlo con la pelle?
Benvenuto tra i “No Tatoo”. Per dirla tutta vorrei che le spese mediche conseguenti a problematiche relative ai tatuaggi non ricadano sulla sanità pubblica. Ognuno è libero di tatuarsi, accetti anche le eventuali conseguenze negative del suo inutile gesto.
“tattoo-less and proud”
Prince – Cloud
I’m happy. Tale five Francesco DP.
Accetta un’opinione da uno che ha lavorato per dieci anni nel settore: penso che prima di esprimere il proprio (pre)giudizio sul tatuaggio e sui tatuati qualche paginetta riguardo l’argomento bisognerebbe leggersela… E anche su Picasso.
“Lasciatemi gridare, io senza tatuaggi posso stare” per dirla alla Pappalardo. Ognuno è libero di tatuarsi come gli pare e piace, anche le gengive o la lingua se gli aggrada. Non pretenda poi di non venire criticato. Siamo su due schieramenti opposti, come a “Ciao Darwin”, Fabius P. tra gli integri, tu tra i tatuati. Chi si tatua avrà mille ragioni per farlo, io mille e una per non farlo. Dal punto di vista estetico si sa che il bello non è un concetto assoluto, è piuttosto quello che piace alla maggioranza delle persone in quel periodo storico. Io, evidentemente, mi trovo in minoranza; sono certo che molti condividono le mie idee ma non si esprimono perché non hanno il coraggio di manifestarle apertamente. Quanto a Picasso vorrei tanto averne uno. Solo per venderlo al miglior offerente.
No, abbi pazienza. Il tuo discorso esula dai gusti. Parli del tatuaggio come una moda ignorando completamente l’aspetto antropologico e culturale che ha attraversato secoli di storia e coinvolto popoli di tutto il mondo. C’è chi ne fa una moda, indubbiamente, ma sono proprio quelli che tu “perdoni”, quelli che ai tuoi occhi vanno bene perché hanno il tatuaggio piccolo. Parli dei tatuati come dei conformisti mentre tu saresti l’anticonformista perché non ti piacciono i tatuaggi… non hai idea di cosa voglia dire scegliere di avere per sempre sulla pelle un tatuaggio grosso. Dietro un disegno impresso sulla pelle ci sono risvolti psicologici e sentimenti che cavalcano l’urgenza di venir fuori attraverso la personalizzazione. Siamo tutti unici? Si, ma con il tatuaggio (non il tribalino o il nome del partner) l’unicità la rendiamo visibile. Dietro un tatuaggio ben fatto ci sono anni e anni di studi e di passione per l’arte del disegno. Un tatuaggio è per sempre, non un diamante. Poi, ci tengo a precisarlo, il tuo libriCK non offende nessuno e ha sprazzi di umorismo ben riusciti, ma un concetto errato resta tale e non rappresenta un opinione.
Su Picasso: faceva realismo da paura, vorrei vedere quanti pittori del suo tempo riuscivano a dipingere un paesaggio come lui , poi ha esplorato altre dimensioni, come altri suoi colleghi (per gusto citerei soprattutto Modigliani, anche se aveva uno stile diverso).
Hai diritto di dire che i tatuaggi e il surrealismo di Picasso non ti piacciono, ma non di bollarli come emerite schifezze, perché non è un giudizio fondato.
Comprendo il tuo punto di vista che è del tutto logico, però non lo condivido perché tatuarsi gran parte del corpo per me è un gesto estremo (il corpo va curato, non rovinato). Io aborro ogni genere di estremismo, sportivo (ultras), religioso (martiri), politico (terroristi), comportamentale (tatuaggi, diete estreme ecc.). Chi si pente a distanza di tempo del suo tatuaggio sappia che si è rovinato con le sue mani anche se, per un gioco di parole, sono state le mani di un altro. Per sentirsi unici non è necessario marchiarsi, si può dimostrarlo diversamente. Ci si può distinguere per le opere create, le idee espresse e il comportamento esemplare tenuto in vita. Il tatuaggio, per chi non ha bene inteso la sacralità del gesto, non è per tutti, ma di una risicata minoranza. Personalmente lo considero una pratica tribale, una usanza arcaica, un ritorno al passato. Mi scuso per l’espressione infelice e volgare quale “emerita schifezza” , forse avrei dovuto imitare fantozzi dicendo “boiata pazzesca”.
Wow! É tornato. Il Fabius P. che adoro: arguto, ironico, sferzante e, a tratti, esilarante.
La battuta su Piero e Angela mi farà sorridere per una settimana almeno, ripensandoci.
Certo hai avuto un bel coraggio osando mettere in discussione la moda dei tatuaggi. Ormai siamo rimasti in pochi a non volerci adeguare. E anche quelli come noi che non ne hanno neanche uno piccolo, tipo cocinella in miniatura, potrebbero obiettare che ognuno é libero di farsi del male come gli pare. Forse, ma io non credo che assorbendo tutte quelle tinte colorate che entrano in circolo nel sangue, rischiando di provocare intossicazioni agli organi, sia solo affar loro. Dopo di che, mi sono schierata abbastanza, in modo politicamente scorretto, e ti dico solo scrivi presto, ancora, anche qui per noi.
La pensiamo allo stesso modo, come Piero e Angela. Forse sono stato un po’ troppo critico, per non dire SGARBato, ma è la mia natura, dico quello che penso, anche se non è politically correct. Quando vedo Ema Stokholma mi chiedo veramente come una bella ragazza possa ridursi così e, non ci crederai, mi fa stare male. Dei rapper e trapper è meglio che non mi esprima, ma lo puoi immaginare.
Io sto male quando vedo Fedez e non posso fare a meno di pensare che il suo pancreas non abbia risentito anche di tutti quei tatuaggi. Oggi i prodotti che vengono usati sono per lo piú atossici, ma sai com’é coloro che fanno quel tipo di lavoro, (possono essere anche dei bravi artisti) ma non tutti sono abbastanza scrupolosi. Il mondo é vario in tutti i mestieri.
Molto interessante.
Io non ho tatuaggi, pensavo di farmene uno, ma poi ho lasciato stare perché mi dicevo: “E se cambio idea e non mi piace più?”
In effetti è una moda, quella di farsi tatuaggi, però io non l’apprezzo perché si spendono un sacco di soldi, ci si rovina la salute (se anche non vengono usati degli aghi infetti, l’inchiostro impedisce di sudare e, quindi, se si è ricoperti di tatuaggi non si suda bene) e infine si fa la figura del coatto.
Poi, ognuno fa come gli pare, chi sono io per dirgli che si sbaglia? Ci sono volte che la gente, intorno a me, fa degli svarioni tremendi ma se io gli dico che non li deve fare se la prende con me e poi mi usa come capro espiatorio, ma questo è un altro argomento…
Il tuo ragionamento mi sembra saggio e lo condivido a pieno. Tieni duro, non seguire le mode solo per sembrare alla moda.
Diciamo che seguo le mode che mi piacciono, non voglio essere schiavo delle tendenze. Cioè, se alla maggioranza piace qualcosa non mi devo sentire costretto a farla