Tele di storia
Serie: I cani della Valle del Pastore
- Episodio 1: Una 500 su per la via
- Episodio 2: Chiamati per nome
- Episodio 3: Siamo a casa
- Episodio 4: Fratelli maggiori
- Episodio 5: Uno sguardo sulla Valle
- Episodio 6: Il gregge
- Episodio 7: Un ululato lontano
- Episodio 8: Il gufo
- Episodio 9: Una notte nel bosco
- Episodio 10: Punizione
- Episodio 1: Tele di storia
- Episodio 2: Momenti speciali
- Episodio 3: Neve e fuoco
- Episodio 4: Il giorno del collare
- Episodio 5: Verso gli Alti Pascoli
STAGIONE 1
STAGIONE 2
I sette giorni di punizione passarono e con gran sollievo Samuele e Manuele poterono finalmente tornare a camminare per la collina e i pascoli. Manuele sembrava dare poco peso a ciò che era accaduto, considerandolo semplicemente un’insolita e avvincente gita. Samuele, invece, ripensava spesso in segreto a quella notte, ai grigi alberi e al lupo che avevano incontrato, domandandosi quale fosse il mistero di quel bosco e dei suoi oscuri abitanti.
Alcune pecore parlarono ai due cuccioli con rimprovero per la loro incosciente bravata, ma a parte qualche commento pungente e alcuni sguardi di disapprovazione, furono tutti contenti di vederli tornare. In particolare, gli agnellini li cercavano per giocare insieme. Erano affascinati da quei due cuccioli che, così piccoli, si erano addentrati nel bosco misterioso, del quale si udivano terribili storie dai più anziani del gregge.
Una mattina, Samuele e Manuele erano seduti nei prati vicino alla collina insieme ad alcuni giovani agnelli, che iniziarono a fare loro domande, incuriositi dalla loro avventura. Volevano sapere se il Bosco Grigio era così malvagio come si diceva, se era vero che gli alberi si muovevano, camminavano, o se le radici potevano davvero ingoiare chi si avvicinava troppo a loro. Samuele e Manuele ascoltarono straniti quelle bizzarre domande.
«Non abbiamo visto alberi che camminano e nessuna radice ci ha ingoiato» disse Manuele ridendo.
«E i lupi? Quelli li avete visti?» chiese una giovane e gracile agnellina di nome Dora.
«Beh sì. Ne abbiamo visto uno» rispose Manuele.
Tutti rimasero sbigottiti e la piccola Dora abbassò il muso fino a terra rabbrividendo. «E come avete fatto a scappare?»
«Non siamo scappati» disse Samuele.
Raccontarono dell’incontro con Nicodemo e di come li aveva accompagnati al margine del bosco fino ai pascoli. Gli agnellini li guardarono dubbiosi e improvvisamente scoppiarono a ridere.
«Un lupo che vi aiuta? e con un nome, perfino! È impossibile. I lupi non hanno nome, sono cattivi: danno sempre la caccia a noi pecore.»
«Lui non ci ha fatto del male» tentò di chiarire Manuele. E aggiunse: «Secondo me è amico del Pastore.»
La risata che scaturì da quell’affermazione fu così fragorosa che alcune pecore adulte si voltarono verso il gruppetto, valutando se non stessero facendo qualche marachella che richiedesse il loro intervento.
«Cosa ne sanno loro di cosa c’è in quel bosco?» borbottò Manuele, visibilmente arrabbiato, mentre risalivano la collina.
«Lasciali perdere» disse Samuele con voce tranquilla.
«Ridevano come se fossimo pazzi» osservò quasi ringhiando.
Ridevano perché hai detto che quel lupo è amico del Pastore, pensò Samuele, ma non osò pronunciare quelle parole. Guardò il fratello, che non poteva fare a meno di vedere amici dappertutto, e sorrise della sua ingenuità. Lui, invece, non riusciva a smettere di sospettare del lupo che avevano incontrato quella notte e delle sue vere intenzioni.
«Non ci pensare» disse infine Samuele per rassicurarlo. «Non ci credono pazzi, solo un po’ strani.»
«È la stessa cosa» rispose secco Manuele.
Quando arrivarono in cima al sentiero, videro Cleandro immobile e silenzioso sotto l’albero vicino alla casa. Sembrava li stesse aspettando. I cuccioli, intimoriti, abbassarono le orecchie, domandandosi cosa avessero fatto in quella mattina per meritare l’ennesima ramanzina.
«Non sono qui per sgridarvi» disse Cleandro con un mezzo sorriso divertito, accorgendosi di come si erano pietrificati. «Venite avanti. Vorrei mostrarvi una cosa» aggiunse addolcendo la voce.
I due cuccioli lo seguirono oltre il prato, lungo il vialetto che correva in mezzo al rosmarino e alla salvia, fino ad una porta di legno giallo. E allora capirono.
«Stiamo per entrare in casa del Pastore?» chiese Manuele, iniziando a scodinzolare elettrizzato.
Cleandro sorrise e spinse la porta che si aprì dolcemente con un lieve cigolio. I due cuccioli avanzarono adagio, sollevando il muso e sgranando gli occhi come due bambini che per la prima volta entrano in una cattedrale. Samuele avvertì immediatamente l’odore leggero del Pastore, l’aroma di caffè, di legno, lavanda e gelsomino. Lieve e avvolgente, quel profumo si scrisse nella sua memoria senza mai lasciarla come l’odore di casa. Manuele guardava in alto i mobili di legno scuro intagliati e decorati con disegni di fiori, le rosse poltrone con cuscini dai mille colori, il grande tavolo su cui si intravedeva un cesto di frutta e una forma di pane. Tutta la casa era ornata con meravigliose tele, tovaglie, tende e stoffe colorate, sulle quali erano ricamate figure di pecore e di cani, di montagne e di alberi, di fiumi brillanti e di verdi prati. In molte di esse riconobbero un uomo in piedi alla luce del sole.
«Ma questo è il Pastore» disse Samuele.
«E queste sono le pecore» aggiunse Manuele.
Cleandro annuì e sedette al centro della stanza. «Queste sono le tele che narrano tutta la storia della Valle. Raccontano ciò che il Pastore ha fatto, le vicende del gregge e dei cani. La Signora, la moglie del Pastore le cuce usando la lana che proviene dal manto delle pecore.»
Samuele si guardò attorno incantato e vide raccolti su una mensola accanto ad una porta, numerosi flauti, tutti diversi per misura e intarsi. Due di essi spiccavano su gli altri: uno era grigio e largo, l’altro era bianco con la punta d’oro. Dalla stanza chiusa proveniva un forte odore di legno, metallo e cuoio.
«Cosa c’è qui dietro?» chiese Samuele.
«Quella è la bottega» spiegò Cleandro. «È dove il Pastore realizza questi» e così dicendo alzò il muso per mostrare ai cuccioli il suo collare alla luce che filtrava dalla finestra. Ora che erano vicini vedevano chiaramente intarsiato nel cuoio chiaro, il disegno del fiume che attraversa la Valle scrosciando tra le rocce, e il nome scritto in belle lettere: Cleandro, il glorioso.
«Ad ogni cane il Pastore dona un collare unico e che non si spezza, segno di chi siamo e del legame che c’è tra noi e lui.»
«Anche io ne voglio uno» disse subito Manuele saltellando.
Cleandro rise «Un giorno lo riceverete entrambi. Allora sarete finalmente cani-pastore.»
Serie: I cani della Valle del Pastore
- Episodio 1: Tele di storia
- Episodio 2: Momenti speciali
- Episodio 3: Neve e fuoco
- Episodio 4: Il giorno del collare
- Episodio 5: Verso gli Alti Pascoli
Un episodio davvero bello e piacevole da leggere. L’ingresso dei cuccioli nella casa ha un sapore di cose antiche ed è molto emozionante.
Ho amato l’immagine della moglie del pastore che tesse con la lana le storie della valle.
Scritto benissimo, come sempre, con coerenza e scelta accurata dei termini. Sempre molto bello leggerti.
Ciao Cristiana. Ti ringrazio molto. Un caro saluto
Che bel capitolo. C’è una dolcezza particolare nel ritorno di Samuele e Manuele, come se portassero addosso ancora l’eco del bosco, ma anche un nuovo stupore. L’ingresso nella casa del Pastore è descritto con una cura bellissima: si sente il profumo, la quiete, il senso di appartenenza.
E quel momento del collare… ha qualcosa di solenne e intimo insieme, come una promessa sussurrata.
Ciao Lino. Grazie mille, sono davvero felice che ti sia piaciuto. Hai centrato perfettamente i punti chiave.
Molto bello il rientro dei due cuccioli dopo la punizione e il “viaggio” nel bosco. Mi è piaciuto il parallelo tra la disobbedienza e l’immagine finale dei collari. Spesso vengono visti come una limitazione, una “gabbia”. Invece tu ce li mostri nell’accezione positiva, quella dell’appartenenza, il legame sano fondato sulla fiducia e sul rispetto.
Cara Irene, hai colto subito il senso di quell’oggetto così simbolico del collare e il suo legame con l’identità dei protagonista e la loro appartenenza a qualcuno. Grazie della tua attenzione a questa storia. Un caro saluto
Piacevole come una fiaba, con tanti personaggi del regno animale, pensanti e parlanti come fossero umani. Credo abbiano una loro filosofia di vita da comunicarci.
A noi che nel mondo, oggi come in passato, troppo spesso, diamo cattivi esempi anche alle bestie.
Ciao M. Luisa. Sono felice che tu abbia percepito il tono fiabesco di questa storia. Attraverso gli sguardi più semplici di questi personaggi proverò a raccontare pian piano realtà più complesse. Temo che presto la storia si farà leggermente più oscura, dunque è meglio fare ora una bella scorpacciata di luce e tenerezza. Grazie ancora