Temporale

Il rumore della pioggia è assordante. Non riesco a distinguere dove termina il cielo e inizia il mare. È saltata la corrente e tutta la spiaggia è al buio. La luce degli smartphone illumina i passi di chi risale la battigia verso le auto.

Un lampo rischiara il cielo riflettendosi nelle scure acque. Per qualche secondo riesco a scorgere l’imponente ombra emersa al largo.

L’energia statica mi solletica la pelle. Un sapore metallico scorre lungo il palato. Il tuono sovrasta il canto gutturale della creatura.

Lo schermo del cellulare illumina il volto di Luca, intento a scrivere un messaggio.

A Chi?

Alla ragazza che intorno al falò cercava la sua attenzione?

Era veramente carina, con quelle lentiggini e gli occhi chiari. Un fiore di camelia. Delicato e profumato. Il genere di fanciulla che agli uomini piace.

Eppure, alle prime gocce di pioggia, è la mia mano che ha stretto portandomi qui alle cabine.

Siamo soli.

Tutti sono corsi a casa. O forse si sono rifugiati nel bunker più vicino.

Le mie gambe non si muovono. Voglio vivere questo momento fino alla fine. Quando mi sarà nuovamente concesso di stare da solo con lui? Presto si troverà una ragazza e non avrà più tempo per me. Diventerò uno dei ricordi sbiaditi delle sue estati al mare.

Le ciglia di Luca si colorano di blu, la luce dello schermo è quasi accecante in questa oscurità. Riesco a distinguere i lineamenti della mascella e la voglia a forma di mezzaluna vicino all’orecchio.

Ringrazio il buio. Posso osservarlo in piena libertà senza temere di arrossire, senza dovermi sentire sbagliato, fuori posto, inopportuno.

Siamo soli.

Nessuno mi può giudicare.

«Ho avvisato i nostri genitori che stiamo bene» Di colpo quegli occhi troppo intensi mi fissano.

Sono esposto.

L’abisso del mio essere sbagliato è ormai visibile.

Mi troverà disgustoso?

«Mi piaci» la confessione sfugge dalle labbra. Non dovevo. Ho rovinato tutto.

«Anche tu» risponde immediatamente. Il cellulare è in standby, non posso più vedere il suo volto. Non posso leggere le sfumature di quegli occhi profondi per sapere se è vero.

Non credo che il peso di quelle parole sia lo stesso che percepisco io.

Il cuore fa male.

Un lampo ci illumina e per un istante affogo nelle sue iridi nere.

Il richiamo del Kaiju rimbomba nei timpani fino a soffocare il boato del tuono. È sempre più vicino. Chiudo gli occhi, le emozioni mi tolgono il respiro.

«Ricordi quando ci siamo incontrati per la prima volta? La tua pelle era così chiara e trasparente che credevo fossi una medusa» la risata di Luca si inserisce nella sinfonia delle onde che si infrangono sulla riva.

Non ho la forza di rispondere che non potrei mai dimenticare quel momento. Eravamo proprio qui, su questa spiaggia. Raccoglievo pezzi di carapace di un Kaiju morto che l’alta marea aveva sparso sulla sabbia. Volevo ricostruirlo come se fosse un puzzle. Fu allora che quel bimbo riccioluto mi rivolse la parola.

«Marino, un nome particolare. Rispecchia molto il tuo carattere, nella quiete della calma nascondi un abisso di emozioni unico. Raro. Sei il tesoro più prezioso che l’universo mi ha donato.»

Le parole hanno un peso. Generalmente ce ne accorgiamo quando feriamo una persona a noi cara, la vediamo frantumarsi sotto il nostro sguardo anche se il suo corpo rimane integro, raramente osserviamo l’effetto di una parola gentile, di un complimento, che lieve si posa sul cuore. Nel mio caso è impossibile non accorgersene.

Le singole sillabe delle parole pronunciate da Luca si sedimentano come granelli di sabbia all’interno della mia anima, la vibrazione di quel sentimento puro e luminoso si espande nell’aria intorno a noi. Il mio corpo funge da diapason e lieve il suono riecheggia nella notte.

«Mi reputi prezioso anche se non sono umano?» la musica si interrompe bruscamente. Non riesco a controllare questa mia particolarità.

Un lampo illumina il suo sorriso. Il Kaiju emette il richiamo di accoppiamento sperando in una risposta. Il tuono lo zittisce.

Luca appoggia lieve le labbra sulle mie.

Chiudo gli occhi respirando il suo profumo.

La mia anima emette una nuova dolce melodia.

*

I Kaiju sono mostri giganteschi. Per intenderci Godzilla è un Kaiju.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi

Discussioni

  1. Laura mi è piaciuta molto l’atmosfera attorno a questo incontro, rende bene l’immagine che descrivi. L’incontro in solitaria dei due è arricchito dalle sensazioni molto vive che avvolgono i due personaggi. Si legge con molto piacere, bravissima 😀

  2. Mi è piaciuta molto l’atmosfera, che riesce a essere inquietante e tenera allo stesso tempo. La voce narrante è molto personale e dà alla scena una bella intensità emotiva, senza risultare eccessiva. Anche il ritmo mi è sembrato ben calibrato, soprattutto nel passaggio dalla tensione iniziale alla parte più intima. Una lettura davvero piacevole♥