Temporale

Gli schiamazzi dei ragazzini arrivavano acuti, portati dal vento che soffiava verso la grande casa.

Enormi nubi nere stavano ammassandosi all’orizzonte, l’aria si faceva sempre più calda ed in lontananza si udivano i primi fievoli crepitii.

Le voci stridule, segno di un’adolescenza incipiente si fondevano con il fruscio delle foglie degli alberi in una sinfonia di pura vita, che l’acqua avrebbe di lì a poco benedetto con la sua linfa chiara e trasparente: tutto era bellezza, allegria e spensieratezza.

Ogni tanto corpi trafelati apparivano e scomparivano nel verde, mani acchiappavano altre mani, filastrocche recitate ad alta voce si mutavano  in schiamazzi e talvolta qualche parolaccia faceva capolino, a ricordare un’innocenza che presto sarebbe svanita.

L’uomo osservava dalla veranda della grande casa, gioia, invidia e nostalgia si susseguivano in un turbine di emozioni: anche lui aveva vissuto quei momenti in passato, quando le preoccupazioni ancora non lo assillavano in maniera pressante.

Guardare quei ragazzini felici e spensierati lo riportava indietro ad un tempo in cui anche lui poteva scatenarsi, urlare, ridere e sudare.

Gli tornarono alla mente i lunghi pomeriggi estivi trascorsi sotto il grande albero della casa in campagna, il frinire delle cicale, gli amici che condividevano i giochi insieme a lui.

La semplice filosofia di quell’età li faceva ragionare dell’ultima hit dei Bon Jovi, dei libri-game ancora da leggere, della barzelletta sconcia che li faceva arrossire.

Sognavano le avventure di Frodo nella Contea, di Luke e Han contro il malefico Impero e talvolta si sorprendevano a fantasticare sulle tette della loro unica compagna di giochi, anche se scacciavano subito quel pensiero prima che magari lei se ne accorgesse.

Ricordava ancora il giorno in cui si erano avventurati lungo il torrente che scorreva fra le colline intorno al loro paese, la sensazione dell’acqua gelida che scorreva sotto i piedi nudi, da togliere il respiro, il bagno insieme ai girini nella grande pozza, il sole che riluceva sui loro costumi bagnati.

Vita, intorno a loro soltanto vita…avrebbe dato qualunque cosa pur di rivivere anche per un solo giorno quelle emozioni.

Dei suoi amici di allora sapeva poco o nulla: si erano sposati? avevano figli? dove vivevano adesso?

Spesso si era ripromesso di rintracciarli, di organizzare una serata con loro per ricordare i vecchi tempi, ma la frenetica vita che conduceva non glielo aveva mai permesso…bugia…semplicemente gli aveva sempre fatto fatica.

Iniziò a piovere, uno scroscio d’acqua potente e salvifico si abbatté sulla vegetazione; aprì la bocca per chiamare i ragazzi, poi ci ripensò, in fondo cosa poteva mai fare un po’ d’acqua?

Lo squittio aumentò, sempre più forte, sempre più gioioso, i ragazzi non ci pensavano nemmeno a rientrare e l’uomo rimase sotto la veranda; dietro le funi poteva vederli correre completamente mezzi, con i vestiti zuppi ed attillati…poi, d’improvviso….

Il lampo fu accecante, seguito da una potente deflagrazione, le grida di gioia si trasformarono in strilli di terrore.

L’uomo gridò con tutto il fiato che aveva in gola, ma i ragazzi non si vedevano più ed avevano smesso anche di urlare.

Uscì dalla veranda ed iniziò a cercarli disperatamente, li chiamava ad alta voce ed in cuor suo pregava che non fosse successo niente di male, non se lo sarebbe mai perdonato.

Mentre l’acqua lo inzuppava si spostò al limitare del bosco e vide l’albero abbattuto, riuscì a scorgerne i contorni anneriti, schegge di legno erano volate ovunque, ne era sicuro, anche se non poteva vederle.

Due ore dopo erano tutti seduti intorno al fuoco del caminetto, sani e salvi.

Suo figlio fra un singhiozzo e l’altro cercava di fare qualche battuta, ma gli amici erano ancora troppo spaventati, quel fulmine aveva spento la loro allegria e adesso volevano soltanto andare a dormire e cercare di non pensarci più.

Dopo averli messi a letto, l’uomo attese che si addormentassero raccontando loro vecchie storie, poi prese il suo cellulare ed iniziò a digitare i numeri: era tempo di rintracciare i suoi vecchi amici…

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