Teoria della Rendita Sentimentale

Serie: Elementi di Fisica Sentimentale Quotidiana


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Piccolo prontuario (più pseudo che scientifico) sulla sopravvivenza quotidiana a ogni costo

POSTULATO

Nelle relazioni sentimentali stabili (cioè, di lunga durata), correntemente instaurate tra due individui, la tipologia più ricorrente è quella in cui il coinvolgimento emotivo di uno dei due (che definiremo «polo positivo») supera di gran lunga quello dell’altro (detto «polo negativo»). Tale squilibrio o delta, seppur riconosciuto dal primo, sarà tollerato, se non perfino metabolizzato, nel rapporto di coppia.

APPROFONDIMENTO

Ciò che sorprende gli studiosi è l’incomprensibile stabilità del costrutto matematico a fronte dell’evidente squilibrio a sfavore (o a favore, dipende dal punto di vista) di uno dei due soggetti, con un delta costante che, nel tempo, non porta né alla diminuzione, né all’interruzione del flusso di energia a senso unico. Questa, peraltro, non viene accumulata dal polo negativo, bensì irrimediabilmente dispersa. Si potrebbe dire, prendendo in prestito i termini da altre dottrine, che un siffatto sistema rappresenta l’antitesi dell’efficienza, o l’apoteosi dell’inefficienza, e come tale non potrebbe funzionare (un po’ come l’elicottero, che con somma meraviglia di tutti vola meravigliosamente bene).

Tale anomalia ha indotto gli studiosi a effettuare uno studio interdisciplinare per individuare quale grandezza o variabile fosse stata trascurata. La risposta, inaspettata, è giunta dall’antropologia: una impronta pleistocenica che fa parte del c.d. cervello primitivo giustificherebbe una compensazione, sotto forma di attrazione irresistibile, tra colei/colui che ha un surplus sentimentale e colei/colui che, al contrario, presenta un deficit. Pertanto, la quantità mancante, capace di bilanciare il delta rimettendo in equilibrio il sistema, si riassume nel valore c.d. di «accettazione spontanea».

CONSEGUENZA 1

La categoria degli insoddisfatti è quantitativamente illimitata e qualitativamente indistruttibile.

DERIVATA 1

Il celebre gioco della margherita «m’ama, non m’ama» andrebbe rivisto in «m’ama più di me, m’ama meno di me».

PARADOSSO 1

Non è infrequente il caso in cui il polo negativo, oltre a dissipare impietosamente l’energia proveniente dal positivo, cominci a utilizzarla quale «riserva sentimentale» nella relazione trasversale stabilita con un terzo individuo che si configurerà, senza eccezioni, come polo negativo esso stesso. Il circuito creato viene denominato «Supersincrotone a Sottrazione Emotiva», e sarà alimentato dalla «rendita sentimentale» che rappresenta la quantità di energia trasmessa dal polo positivo al polo negativo e da questi al secondo, al terzo, fino a n poli negativi.

APPROFONDIMENTO 2

Senza voler entrare nelle dinamiche di coppia con considerazioni che esulano dall’ambito scientifico e, come tali, potrebbero essere discusse all’infinito, la teoria si pone in netto contrasto con la diffusa credenza che vuole l’amore «cieco». Situazioni come quella descritta, molto più diffuse di quanto si potrebbe ritenere a un primo approccio, lungi dal far intendere che sia possibile da una parte nascondere, dall’altra ignorare l’indole del proprio partner, dimostrano piuttosto come il sentimento amoroso non agisca sulla spinta di un criterio equanime, bensì basandosi su una scelta volontaria. In tale peculiarità esso manifesta sia la sua grande forza, sia la pericolosa, intrinseca debolezza: poiché restìo a sottomettersi a ragionamenti, deduzioni, calcoli di qualsiasi genere, l’amore resta tanto libero quanto profondamente ingiusto e, nella sua ingiustizia, anche in grado di danneggiare sé stesso.

DERIVATA 2

A volere l’amore «cieco» è solo, e soltanto, l’invidia del prossimo.

PARADOSSO 2

La tolleranza concessa da parte di un elemento della coppia, e il vano sforzo di comprensione da parte dei terzi estranei, sono potenzialmente capaci di trasformarsi in elementi perturbanti, con ulteriore sfumatura masochistica, per le coppie che a vario grado (amici, vicini, parenti) ruotano intorno a quella in questione. Queste, infatti, tenderanno naturalmente a riferirsi a essa ogniqualvolta (ma soprattutto nelle liti) l’uno o l’altro riterrà opportuno evidenziare i propri pregi o, caso ben più frequente, sminuire i difetti.

Serie: Elementi di Fisica Sentimentale Quotidiana


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Discussioni

  1. Brillante, pervaso da un’ironia sottile e pungente. Non so perché, ma metafore inaspettate come quella dell’elicottero, mi hanno ricordato il motto di spirito di Leonardo, genio arguto e spiritoso. Le equazioni dipingono dinamiche tristemente reali. Mi ha divertito molto navigare nella matematica delle relazioni sentimentali e ho gradito il tono intellettualmente sofisticato, ma simpatico. Non aggiungo altro perché il campo scientifico non è “la mia tazza di té”, ma questa volta è il mio turno di dire: Chapeau!

    1. Ciao Passante, non so se mi abbia fatto più piacere leggere queste tue belle parole o constatare la sensibilità che hai voluto mostrarmi nel restituire lettura a lettura: con un po’ di fantasia e qualche mossa intelligente rendiamo il mondo più bello.

      Troppo buono, te lo devo dire… è vero, I’elicottero mi è uscito fuori di getto e lo confesso, calza a pennello. Non sono un ingegnere, né un esperto di matematica o fisica: ma un grande appassionato di scienza sì. Accarezzavo l’idea di proporre questa mia serie da un po’ e sono stato a lungo titubante, ma infine ha vinto la voglia di uscire con qualcosa di nuovo. Senza offesa per nessuno, il rischio è di scrivere sempre le stesse cose e alla fine diventa noioso… voglio dire, non dobbiamo imparare solo a scrivere, ma anche cosa scrivere e quando.

      Cerco di avere sempre un taglio critico nei miei commenti, ovviamente positivo, se fatto con lo spirito giusto è davvero costruttivo e non mi dispiace affatto riceverlo in cambio. Questa è una mini-crociata che ho lanciato qui, con scarsi risultati mi sembra, ma credo molto nel rapporto 1:1 quindi sentiti libero di darmi consigli ed esprimere la tua opinione in modo franco e pubblicamente.

      A presto, grazie ancora.

      1. Bonjour Robért, un bel movimento rende il mondo più vitale e fiorito, concordo pienamente. Tuttavia le mie parole nascono da un apprezzamento sincero, privo di cortesia formale. Come ti dicevo, l’ambito scientifico non è il mio mare e alcune defininizioni come “Supersincrotone a Sottrazione Emotiva” seppur affascinanti, mi confondono. Adoro la padronanza con cui ti muovi nella scienza e la frase “A volere l’amore cieco è solo l’invidia degli altri” è per me già la citazione di un classico della letteratura italiana. Ri-chapeau!

        1. Assolutamente ricevuto. Sì non avevo dubbi sulla coerenza e franchezza del tuo commento.

          In realtà, ho colto l’occasione di rivolgermi a te, che sei nuovo qui credo, per ribadire a tutti coloro che leggono un concetto a cui tengo particolarmente.
          Provengo da lande dove, in termini di commenti, gli piaceva menare le mani e sorbole se ne ho prese (evito strafalcioni in romanesco, accontentati di sorbole).

          C’è un collega, un tipo in gamba, che spesso trovo allineato su questo fronte: è @biro , autore che, oltre che a scrivere, quando legge non gli sfugge davvero nulla. Ultimamente ha espresso qualche considerazione proprio in questo senso, e onestamente io ho apprezzato: senza un leale confronto, pubblico, non si cresce.

          Spero di non averti annoiato, e comunque anch’io faccio tesoro del tuo appunto sul supersincrotone che però mi fa preoccupare poiché mi appresto a pubblicare l’episodio forse più scientifico di tutta la serie. Ma ci ho lavorato tanto con un occhio e mezzo sempre sui lettori… speriamo bene.

          Attendo la tua prossima uscita, ora le aspettative sono alte.

          A presto.

  2. Molto vero, rigorosamente descritto e corrispondente alla realtà della percezione. Ancora bravo, Robért des Abbés, ottima formulazione, ironica e sempre gradevolissima. Se vogliamo, poi, approfondire il paragone con il flusso di energia attraverso un campo (visto che parliamo di poli), potremmo ricordare che nel caso dell’energia elettrica, il flusso è solo per convenzione dal polo caricato positivamente a quello carico negativamente. La realtà è che, mentre la carica elettrica tende a diminuire dal lato positivo a favore di quello negativo, il trasporto di energia avviene dal polo negativo a quello positivo, per effetto di un trasporto di cariche negative dal polo “-” a quello “+”. Sono queste cariche negative (elettroni) che di fatto compensano quelle positive libere al polo positivo, riducendone la carica complessiva. Quindi ciò che sembra, in realtà non sempre è.
    Dovremmo aggiungere che, sebbene le cariche che si spostano abbiano massa quasi nulla, gli effetti chimico-fisici di questo spostamento di cariche sono potenti, e i conduttori, gli elementi che ne sono attraversati, che le cedono e che le ricevono, a lungo andare risentono pesantemente di questo trasporto. I metalli si ossidano e si corrodono, fino ad assottigliarsi e sparire, oppure si incrostano fino a non essere più in grado di ricevere altro. O si riscaldano e si fondono.
    Una teoria, per quanto affascinante, deve necessariamente tenere conto degli effetti entropici. Anche l’amore ne risente. E, ad esempio, il “datore” prima o poi esaurirà la sua carica, e dovrà fermarsi per non morire (dentro). Per quanto riguarda il “ricettore”… beh, alcuni sono bravi a scrostarsi di dosso le tracce dei loro innamorati.

    1. C’è un pezzo celebre di musica italiana, quando era proprio una splendida musica, a cui tu fai riferimento senza citarlo. Non so quanti leggeranno queste parole, e non so quanti tra questi, ascoltando i versi struggenti di un testo del 1976, ricorderanno di un qualcosa che non c’è più. L’indizio è “morire dentro”.

      Entropia, parola magica, evocativa, inquietante. Forse per coincidenza, forse l’influenza astrale di un Universo (per alcuni, Multiverso) che vuole lanciarci un messaggio, ne parlavo stamane con @migeelebrun rispondendo al suo commento. Tralasciando i termini scelti per convenzione, che potremmo modificare a nostro piacimento, c’è una riflessione che, mi sembra, sta a cuore a molti, di certo almeno a te e me: tutto si sfalda. Ci affanniamo a mettere ordine sapendo che anche il giardino più curato, presto o tardi, sarà vinto dalle erbacce. E questo è tremendamente vero, supera ogni retorica.

      Ma, c’è un ma. Un avversativo che forse tu riempirai con qualcosa di platonico, io probabilmente di fisico. Un ma che sta a un bivio, nel punto esatto dove il novizio Adso vede il suo mentore prendere una strada, e una splendida fanciulla invitarlo dall’altra. Non importa davvero quale sarà il percorso scelto, ma ci muoveremo. L’entropia ci assedierà per tutta la vita e un giorno soccomberemo: non prima però di aver scagliato ogni dardo, la più piccola palla di fuoco, e versato olio bollente sulle pareti ripide.
      La nostra arma più grande resta il sentimento e soccomberemo, infine, ma con onore.

      Quindi, pur comprendendo il tuo punto di vista, resto fedele a me stesso e, in forza del primo postulato (Teoria della Conservazione Cronica – che ci convenga o no) e del Terzo Occhio (di cui all’Elogio della Bugia Indaco) prendo di nuovo in prestito i versi di un bellissimo brano, pieno di malinconia, inno a ciò che avrebbe potuto essere ma non è “…piovono baci dal cielo /leggeri come fiori di melo”.

      Giancarlo, si vede che sei un vero conoscitore della materia e mi fa piacere, davvero, leggere alcune tue precisazioni. Peraltro, essendo io un appassionato di Fisica comprendo come tu ti stia trattenendo, restando a un livello divulgativo, cosa che ti fa onore. In un commento precedente (non ti dico in risposta a chi, si dice il peccato…) ho provato a lanciare una crociata pro Matematica. Ma non so se e quanto successo riscuoterò.

      Grazie del tuo apprezzamento; da un competente come te non può che far piacere.

      1. Che bello trovare riscontro, a livello culturale e a livello di sfida. E sono molto contento che tu abbia avuto la pazienza di leggere e non fraintendere il mio commento. Grazie.
        Bello, anzi bellissimo, che ti appassioni la Fisica. Io ne sono affascinato oltremodo.
        Giornata in… Rosa, oggi. Il nome, il seno (Maria Luisa ha scritto un bell’episodio) e un tatuaggio che ormai più di un anno fa, credo, si presentò sul giovane corpo del personaggio principale di una mia serie (l’unica “erotica”, sebbene forse non lo fosse).

        1. Va benissimo così. Siamo qui per scrivere, e nello scrivere ci fa spesso, da sottofondo, una qualche lontana melodia.
          A presto.

  3. L’uno più uno in amore fa più di due…….

    L’osservazione meticolosa e interiorizzata del naufragio di sè…….

    Il tentativo di dare senso alle briciole sparse di una storia….che è solo individuale…..

    L’implosione delle emozioni….

    La voragine dell’esperienza estrema della perdita di sè nell’amore……..sull’orlo di un precipizio….confluendo in un alone di percezioni alterate….nel disordine dell’amore….

    Il prosciugamento del dolore per il disamore…..un luogo di un interminabile sacrificio…..perchè il disordine deve prendere qualcuno, perchè la vita è fatta così…..un equilibrio fra i due, altrimenti il mondo s’irrigidisce e si ferma…..ma è un sacrificio che non ristabilisce l’ordine, ma scandalosamente riporta alla luce un disastro e diviene esperienza di verità e bellezza nell’infinito singolare……………….

    1. Hai ragione, Migeè. Uno più uno non fa due, in amore. Ma se è vero quanto scrivo, anche l’uno meno uno non fa zero.

      L’amore sofferto, quello non ricambiato (se non è troppo, non è abbastanza) ha un fascino che sei riuscita a esporre in modo perfetto. Hai un link diretto con le emozioni, pregio rarissimo. C’è chi scappa, chi sta in silenzio. No, tu siedi lì e con calma scansioni ogni scostamento dell’anima. Impressionante.

      Il disordine deve prendere qualcuno, ebbene sì. Siamo noi i malati d’entropia amorosa.

      Grazie ancora per questa tua elegante, concreta lettura.

    1. Ah ah… sì Arianna. C’è del metodo in questa mia follia, ok parole prese in prestito ma solo per ringraziarti di questo tuo apprezzamento. Esplicito: contento che più di qualcuno veda il “metodo”.
      Grazie di cuore.

  4. Ottimo il tuo lavoro Robert, ma ci vedo un cinismo che non capisco quanto sia reale, solo tu puoi saperlo. L’amore può essere effimero o eterno, passionale o tiepido, attivo o passivo, condiviso o personale… ma non sarà mai riducibile a una formula matematica. La canzone di Battisti credo sia “Comunque bella”.

    1. Caro Giuseppe, innanzitutto un doveroso grazie per l’apprezzamento.

      Interessante, davvero molto, la tua osservazione sull’ipotetico “cinismo”: che dirti, sta al lettore interpretare. Posso solo confidarti che, se così fosse, lo preferirei, in termini di impegno, a certi cuoricini facili che vedo in giro e di cui, ahimè, non trovo il corrispettivo “negativo” su questa bella piattaforma.

      I sentimenti, sono d’accordo con te, sono cose serie e vanno vissuti seriamente, nel bene, nel male.

      Ma certo che la matematica può descrivere l’amore. Io, che non posso certo dirmi esperto ma appassionato della materia sì, vi trovo una bellezza, una libertà e fantasia incomparabili. La stessa che, nei film di Kubrick, potresti scorgere nella unione tra musica classica e tecnologia all’avanguardia, inutile precisare 2001.

      Vorrei citare qui la nostra amica @Rho a cui va tutta la mia simpatia: parliamo di matematica, Viola, e come non citarti dopo il tuo recente exploit qui su EO? Tutti abbiamo fatto a botte con i numeri, mentirei se dicessi il contrario. Ma io ci ho litigato perché erano loro a rifiutarmi… Viola mi sa che questa mia serie non fa per te, limiti funzioni derivate ma insomma, tu hai già esposto il tuo pensiero.

      Giuseppe tornando a te, che sei un grande cultore di musica, vorrei dedicarti un bel pezzo, sappi che ci ho studiato su parecchio. Apprezzerai l’anno di pubblicazione, il gruppo senza dubbio, e perché no, forse lo conosci già. Ma al riguardo, non tutti sanno del richiamo che ne hanno fatto i Coldplay nel brano “Talk”. Si tratta dei Kraftwerk, anno 1981, “Computer Liebe”.

      Un abbraccio.

      1. Ops, non avevo messo il cuoricino😁. Te lo meriti tutto. Su una cosa devo darti ragione assolutamente: tutto può essere spiegato matematicamente, l’intero universo è matematica. Ma una formula che ne comprenda tutte le variabili non potrà esistere salvo ricorrere a x. Kraftwerk apprezzabilissimi invece i Coldplay li conosco solo di nome. Andrò ad ascoltare Talk ma intanto gradisco la dedica. Curiosità: ci hai lavorato su per studio personale o perché sei un musicista? Comunque sia, cinico o no, poeta o no, musicista o no ti arrivi forte il mio abbraccio!

  5. L’esempio dell’elicottero mi è piaciuto moltissimo, proprio mi è entrato in testa a paragone con l’argomento.
    Il polo negativo secondo me potrebbe porsi anche una domanda senza risposta: “perché io?” E mi viene in mente che se lo chiedeva anche Guccini, in Eskimo. “Perché tra. I tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me?”

    1. Sì Francesco, anche a me piaceva molto come metafora, tanto che avevo preso in considerazione l’idea di nominare la teoria “dell’elicottero sentimentale”. Ma in genere sono contrario ai titoli eccessivamente esotici, reputandoli indizio di vacuità del testo, in definitiva un artifizio per la facile propaganda. Forse a torto, sia detto.

      Di brani ne potremmo citare a bizzeffe. Ricordo dei versi di Battisti, ora non mi viene in mente il titolo: mentre tu mentivi e mi dicevi che ancora più di prima tu amavi me…

      Grazie, Francesco.

  6. L’idea di base di questa serie è davvero originale e non semplice da sviluppare. Le riflessioni che fai riescono a far sorridere, ma sono anche molto sensate e concrete. Ti faccio tantissimi complimenti!

    1. Un apprezzamento davvero gradito questo tuo, perchè il mio obiettivo era, sin dall’inizio, unire leggerezza e qualche riflessione concreta, anche approfondita.

      E sai, Melania, qui la difficoltà principale è che non hai la libertà di una trama, nè quella che ti può concedere un personaggio peculiare a cui mettere sulle labbra quello che vuoi: il massimo che ti puoi concedere è una “invenzione ma non troppo”.

      Il fatto che tu te ne sia accorta e che mi fornisca questo spunto per spiegarlo ecco, fa sì che il mio vada oltre al ringraziamento di pura cortesia. E il fatto che arrivi da te, lettrice, mi incoraggia ancor di più.

      Per la cronaca, se già qui stavamo sul “difficile”, sta per arrivare l’acrobatico: del resto, non ha senso scrivere se non ci si spinge oltre.

      Grazie ancora.

  7. Parto dall’ultimo dei cinque, grazie alla notifica. Che dire, mi ha senz’altro colpito. Sembra in diversi punti di ascoltare la mia vocina interiore, cosa sia bella quanto strana visto che una volta iniziato a leggere non la si può più “spegnere”! Ma quanto sei capace? Wow. Devo recuperare tutti gli altri capitoli

    1. Che dirti se non quanto mi faccia piacere? La verità è che si sta rivelando davvero difficile muoversi in queste formulazioni… ci sto dedicando molto tempo e, lo confesso, non mi dispiace affatto.
      La speranza è far riflettere con un pò d’ironia.