Teoria dell’Elemento Sfuggente

Serie: Elementi di Fisica Sentimentale Quotidiana


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Piccolo prontuario (più pseudo che scientifico) sulla sopravvivenza quotidiana a ogni costo

POSTULATO

È virtualmente sempre possibile, per un essere umano, incrociare nel corso dell’esistenza, in tempi e luoghi del tutto imprevedibili (se non improbabili), il c.d. «elemento sfuggente» che, postosi innanzi ai suoi principi, giuramenti e intenti, li renda di fatto nulli con imperdonabile, irresistibile, imbarazzante leggerezza.

DERIVATA

È assolutamente sconsigliabile prestare giuramenti e/o difendere a tutti i costi principi, valori, intenti, in misura tanto maggiore quanto maggiore è la loro solennità.

CONSEGUENZA

Pur in un sistema perfetto e consolidato, o quantomeno tendente a tale con altro grado di approssimazione, non si può escludere la comparsa della variabile impazzita, anche nota, nel campo della ricerca applicata, come «elemento sfuggente». Nonostante gli studi portati avanti dai più eminenti esperti, non si è riusciti a eliminare quella quantità, seppur infinitesima, che casualmente e sporadicamente scaturisce dal nulla facendo crollare tutto il costrutto matematico. L’«elemento sfuggente» rappresenta uno tra i più ricorrenti fattori fuori controllo, capace di portare il caos nella vita dei più felici e soddisfatti individui, ancorché socialmente affermati e sentimentalmente appagati, per lanciarli letteralmente nel vuoto in una nuova improbabile, incredibile rinascita senza certezza del domani.

APPROFONDIMENTO

Seppur criticabile sotto diversi punti di vista, sarebbe inaccettabile condannare così, sic et simpliciter, l’«elemento sfuggente» solo considerando le conseguenze nefaste che esso porta, inevitabilmente, con sé, ignorando come queste rappresentino il risultato di forze non del tutto controllabili dal soggetto interessato e, soprattutto, trascurando l’importanza che il fattore random riveste nell’evoluzione dei sistemi viventi, la cui presenza ha donato agli esseri umani la possibilità di «rompere lo schema standard». Del resto, secondo un’ipotesi tanto azzardata quanto intrigante, il «caso» potrebbe essere concepito come il risultato del libero arbitrio che l’Uomo ha preferito, secondo quanto narrato in diverse religioni, al paradiso celeste. Infine, degna di nota è l’analogia, avanzata da un gruppo di celebri astrofisici, tra il suddetto «caso» e le comete che, imprevedibili, si tuffano nel sistema rigidamente ordinato dei pianeti, potenzialmente portatrici di catastrofi planetarie ma, al contempo, virtualmente capaci di gettare nuovi semi di vita biologica.

DERIVATA 2

L’ammonimento di nonni, genitori, amici del cuore che recita «non accettare caramelle da uno sconosciuto» dimostra, nella fattispecie qui trattata, tutta la sua validità scientifica.

Serie: Elementi di Fisica Sentimentale Quotidiana


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Discussioni

  1. L’elemento sfuggente, il caso o il libero arbitrio, come lo si voglia definire, è un argomento sul quale si potrebbe costruire un intero romanzo. Mi è molto piaciuto questo piccolo capitolo che gli hai dedicato. 👌

  2. Un mistero da cui si levano suoni sconosciuti, sommessi….che pesano sul cuore come un’atmosfera greve di languide tenerezze e brame indefinite……

    L’elemento sfuggente esplode…..segreto e luce…..il regno illimitato del limite….l’esperienza dell’impossibile….

    A nulla valgono le precauzioni…..qualcosa di profondo che risveglia il desiderio…..

    Violazione della ragionevolezza e della morale….il trionfo della divina ebbrezza dionisiaca…..

    Una linea sottile che concerne il limite….

    Il bagliore sottile del passaggio all’illimitato cercando di raggiungere quel punto della vita che è il più vicino all’impossibilità di vivere….per cogliere il massimo d’intensità e di impossibilità strappandoci a noi stessi fino a giungere all’annullamento in quel mondo scintillante….

    La mente stordita dall’evidente contraddizione a tutta l’esperienza….incapace di rendersi conto del suo stesso stupore….mentre l’anima rincorre confusi sogni di beatitudine….libera da tutte le apparenze…..nell’intensità della vita…..e del desiderio….in un fluire finalmente perfetto………………

    1. Migeè, ho cercato dentro di me un appellativo degno del tuo spirito per rendermi conto, infine, che vincolato a zavorre terrene non posso sfuggire all’immanente.

      Perché, lo confesso, la prima parola che ha percorso le mie labbra è: divina.

      Lascio allora che sia un pensiero di un mortale a raggiungerti. Mi guardo intorno, ora sono al Gianicolo, travolto dalle mille peripezie che fanno di noi romani dei misconosciuti eroi. Il mitico colle è dedicato a Giano, il dio che guarda con un volto il passato, con l’altro il futuro. Ecco, la tua sensibilità possiede tale superiore virtù: la consapevolezza di ciò che avrebbe potuto essere, il rimpianto per ciò che mai sarà e, tra i due fuochi fatui, noi naufraghi in un mare di incrollabile malinconia.

      Grazie di cuore, hai nobilitato le mie parole con un tocco di celeste femminilità.

  3. Benché sia una teoria da prendere seriamente in considerazione quella della metafora sulle comete, io preferisco quella sul “maledetto” libero arbitrio.
    Assolutamente vero:
    1) è sconsigliabile prestare giuramenti o difendere a tutti i costi principi e valori.
    2) Mai accettare caramelle da uno sconosciuto (e qui si torna alla cometa e al libero arbitrio).

    1. Ciao Francesco. Sì, le comete ci stanno come metafora, almeno credo. Devo dire che il Paradiso Perduto, peraltro il titolo di uno dei componimenti della letteratura inglese che ho davvero adorato, continua a esercitare un’attrazione irresistibile su di me.
      Io, tu, noi: cosa avremmo fatto?

      A presto.

    1. E’ importante, Arianna, ricevere un feedback da una lettrice. Per me sicuramente sì, poichè quando scrivo ho sempre lo sguardo puntato verso “l’altra metà del mondo”.

      Spesso, nei discorsi quotidiani, mi accorgo che c’è la tendenza, bonaria, a “spaccare” l’umanità in due: chi ama i cani o i gatti, chi l’estate o l’inverno, il capello biondo o nero corvino, il mare calmo o il mosso (sono fra questi). Tutto questo giro di parole per dirti che, come te, subisco il fascino dell’elemento sfuggevole: chissà quanto è grande il nostro club…

  4. Non mi ripeterò sull’opinione, peraltro assai positiva, che ho su questa serie e la sua impostazione tanto originale quanto, per me operatore delle scienze matematiche e ingegneristiche, familiare.
    Avrei tanto da articolare sull’argomento trattato, ma sarebbe inutile e puerile protagonismo e non porterebbe nulla di utile allo scritto, di per sé rotondo e completo.
    Non posso esimermi però dall’evidenziare la gemma finale, la seconda derivata.

    1. Ti ringrazio Giancarlo ancora una volta. La seconda derivata, che dire, lascia intendere qualcosa. È anche vero che ho trovato, in giro sulla rete, frasi del tipo: le caramelle degli sconosciuti sono le più buone (…!)

      Piuttosto, se c’è una cosa che questa piccola serie vuole provocare è proprio una riflessione: la tua correttezza è esemplare pertanto esprimiti, scrivi e scrivi, vai giù a palla -come diciamo a Roma.

      1. Un aspetto, se vuoi, mi lascia perplesso. Nello schema cosmico le comete rappresentano in genere non già l’imprevedibilità, ma la più rigida delle aderenze alle leggi che governano i corpi celesti. Siamo infatti in grado, già da tempo, di prevederne il ritorno, con grande accuratezza. D’altra parte considerato l’elevato numero di questi oggetti, se non fosse così il caso avrebbe già portato un gran numero di essi a scontrarsi con la Terra non solo nel remoto passato, come talvolta si sente erroneamente dire, ma anche nel recente passato, provocando distruzioni e catastrofi di cui per certo avremmo memoria lucidissima.
        Il caso, la randomicità, per riprendere il termine inglese che hai a proposito e correttamente usato, è forse meglio rappresentato dalla meccanica quantistica, che però, lo ammetto, è assai meno facile da rendere letterariamente attraente. Io ci ho provato in un paio di casi, ahimè, forse, con scarso successo.

        1. Capisco cosa vuoi dire, Giancarlo. Il discorso si fa, forse, un po’ più tecnico e io, lo devo dire per assoluta correttezza, non posso vantarmi di titoli al riguardo. Ma di tanta passione sì, per l’astronomia, sin da giovanissimo.

          Il concetto “cometa” lo possiamo intendere come metafora. Se pensiamo che le stelle vengono dette “fisse”, ecco che tali corpi stravolgono lo status quo. C’è poi da dire che le loro orbite sono sì calcolabili, finché però un qualcosa non le perturbi, senza considerare che si “consumano”. Evidente che parliamo di tempi lunghissimi, come del resto quelli con cui la nube di Oort, immenso serbatoio di corpi ghiacciati, ricicla in continuazione future comete e anche qui grazie a una qualche instabilità che permette a tali corpi di abbandonarne l’orbita.

          Mi sorprende molto, in positivo, parlare di astronomia qui. È la seconda volta nel giro di pochi giorni: nell’episodio “Ricorda di contare le dita” di @ariannapaju l’autrice ha inserito un incredibile (e realissimo) riferimento celeste.

          La tua indicazione sulla teoria quantistica è davvero pregiata. Non so quanti l’abbiano affrontata, io ci ho provato a livello mio, con vari manuali, certo ti posso confermare che per i nostri concetti rappresenta il caos per eccellenza. Come tu stesso affermi, per la sua difficoltà intrinseca è improponibile al grande pubblico: ciò non le toglie una bellezza di fondo che trovo a dir poco poetica.

          Grazie Giancarlo, questo è un dialogo che mi piacerebbe approfondire.