Terapia

Serie: Servizio in camera


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il lavoro si complica. Simpatici imprevisti si avvicendano a sessione in corso.

Qualora avesse da lamentarsi in futuro con le amiche, ho una giustificazione, penso sadicamente, accendendo per l’ennesima volta l’alternatore che le tortura i piedi, mandandola subito alle stelle.

Mi concentro nuovamente sulle ascelle che gratto senza requie fino a quando, vedendola boccheggiare, decido di concederle una pausa: approfitto per studiare nei dettagli il suo corpo, tastandolo millimetro per millimetro.

Con grosso stupore mi accorgo che il collo è uno dei suoi punti più sensibili e quando sfrego con più insistenza, la sua fragorosa risata riempie la grande sala.

Fortunatamente occupiamo un’ala riservata e non abbiamo vicini di camera.

Dovrei farla riposare, ma la mia sadica fame me lo vieta. Mi accorgo che cambiando spot rapidamente, senza concentrarmi su nessuna zona in particolare, nonostante rida disperatamente, la sua respirazione è regolare.

Non riesco a piegarla.

Devo inventare qualcos’altro: il mio obiettivo è terrorizzarla.

– Basta! Per favore. – ormai in preda alla disperazione, farfuglia qualche supplica sconnessa; la ascolto distrattamente – la safe… la safe…

– Cosa? – chiedo io beffardo rallentando la mia azione.

– …la safeword… – sputa di getto, appena percepisce un attimo di tregua.

– Non ne abbiamo concordato una, dolcezza – le dico seriamente, cercando di assumere un’espressione terrificante – lo sai che io non…

– Ti prego… ti prego… farò tutto ciò che vuoi ma…

Le rido in faccia e riprendo a torturarla più selvaggiamente: non puoi comprarmi, men che meno impietosirmi: se ho deciso che meriti sofferenza, patirai, e se provi a corrompermi, sarò più crudele.

– Farò tutt… – grida disperata e io ho un idea diabolica: il mio viso si allarga in un perfido sorriso.

Rallento affinché capisca la mia richiesta, lei trasale.

Continua a ridere senza sosta, ma non risponde.

– Rispondimi, o incremento la velocità: ti piace sul collo? – la minaccio.

– NOO NOO … SUL COLLO NOO… – grida sconvolta dall’estenuante tortura, ma ancor più, dalla paura che io metta in opera la mia minaccia.

– Allora togliti la maschera – chiedo nuovamente, con voce calma ma decisa.

– Come posso? Ho le mani legate – risponde sarcastica, riprendendo a ridere.

Mi deride impavida con aria soddisfatta.

Povera sventurata. Non ha ancora capito: gli strumenti più temibili e le torture più crudeli sono ancora dentro lo zaino: vado a riprenderlo.

Estraggo una boccetta: l’olio preso la sera precedente.

Lei affanna ancora, ma respira regolarmente. La sua risata è indotta dall’alternatore che le stuzzica i piedi; decido di spegnerlo per evitare fonda, ha svolto il suo compito: mi sono riscaldato e posso lavorare a pieno regime.

Crisalide mi guarda curiosa poggiare sul comodino la boccetta dell’olio e la crema idratante.

– Bene. Sei anche multitasking: prima un tickler, ora un massaggiatore – ride per la sua stessa battuta, beffandosi di me – non sapevo quest’hotel fosse dotato di percorso SPA. Lo consiglierò alle mie amiche – la sua lunga e rilassata risata dimostra che sto ottenendo l’effetto opposto: non è affatto spaventata, tutt’altro, sembra stia prendendo confidenza.

La cosa mi avrebbe sicuramente fatto piacere in un altro frangente: è una donna bellissima, decisa e diretta, ma se solo penso alla mia fittissima agenda dove a stento trovo il tempo per farmi una nuotata, inorridisco e cerco di pensare a come rendermi odioso e insopportabile.

Come piego la sua volontà?

Massaggio il suo corpo con l’olio, concentrandomi su ascelle, piedi e costole.

– I seni – mi fa lei, sfacciata, quando si accorge che non le ho ancora sfilato il reggiseno.

Fingo un’espressione maliziosa per camuffare lo stupore; penso ad una crudeltà inaudita.

Le slaccio con disinvoltura il reggiseno, accarezzando i seni sodi e mordicchiando i capezzoli turgidi per esaltarne la sensibilità.

Sospira profondamente, rilassando la schiena. È bello sentire il suo respiro diventato regolare.

– Piano – intima lei – o ti toccherà fare ulteriori extra – dice maliziosa alludendo a qualcosa che credo di aver intuito.

Fingo uno sguardo smarrito mentre lei apre nuovamente bocca.

– Stai poltrendo? – dice la strega, alludendo al fatto che non la sto più torturando.

– Ti pentirai di questa battuta – le dico, ormai privo di qualsiasi scrupolo e deciso a distruggerla psicologicamente e fisicamente.

Non sa quanto l’olio e la crema possano influire sulla sensibilità della pelle, rido sadicamente.

Guardo l’orologio nel momento esatto in cui scocca la mezzanotte.

Ho tutta la notte davanti, e sento che sarà una notte veramente movimentata per la mia deliziosa cliente.

Serie: Servizio in camera


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