Terra e pietre
Serie: La botola in cantina
- Episodio 1: Deodorante e tabacco
- Episodio 2: Terra e pietre
STAGIONE 1
H…. (Ne), 30 novembre 1979
Caro Joseph, carissimo amico mio.
Poche parole in questa mia. Non che non abbia molto da dire, anzi. Ma ho poco tempo, perché devo analizzare, studiare, capire davanti a cosa mi trovo in questo momento. È tutto qui davanti a me, sto scrivendo queste righe appoggiato a un ripiano di fortuna. La mia mano non è ferma, te ne sarai accorto dalla grafia, la stanchezza a causa del lavoro fisico e del poco riposo notturno sta prendendo il sopravvento.
Ma non posso, non voglio fermarmi adesso.
È passato quasi un anno da quando mi sono trasferito nella grande casa di famiglia e, dopo il primo periodo di disorientamento dovuto allo stile di vita diverso da quello della città, posso dire di essermi ambientato, tanto che sarebbe molto difficile tornare indietro.
Ricordi la botola che ho rinvenuto in cantina? Te ne avevo parlato qualche tempo fa. Era nascosta sotto i mattoni del pavimento e non l’avrei mai trovata se non avessi notato un cambiamento del rumore prodotto dallo strisciare di alcuni mobili che stavo spostando. Dopo aver lottato per riportarla alla luce e aprirla, mi ero reso conto che se mai fosse esistito un passaggio per accedere ad un livello ancora più sotterraneo, questo era stato riempito di terra compatta quasi come il resto del vecchio pavimento. Così per un certo periodo avevo accantonato l’idea di andare oltre.
Ma tu conosci bene il mio carattere, e penso che ti sarai detto che quel periodo sarebbe durato poco. Come in effetti è successo.
Ho iniziato a scavare per liberare il passaggio che speravo non fosse completamente invaso dalla terra. Tuttavia, man mano che procedevo nel lavoro, le speranze si affievolivano. Ho portato fuori dalla cantina una grande quantità di terra e pietre senza avere alcuna idea di quanta ancora ne avrei estratta da quello che sembrava sempre di più un pozzo.
Ma la mia testardaggine mi ha portato finalmente a ottenere un piccolo risultato. Avevo raggiunto la profondità di quasi due metri quando il suono prodotto dagli attrezzi di scavo è cambiato. Un rumore meno sordo, come se una cassa di risonanza amplificasse le frequenze più basse. È stato sufficiente questo cambiamento a ridarmi forza e determinazione. Avrei portato a termine il mio lavoro, anche se fosse stato necessario un anno.
La mia previsione era pessimista: in meno di dieci giorni ho liberato il pozzo a pianta quadrata. Sul fondo, su uno dei lati, a un profondità di quasi quattro metri, una porta massiccia, di squisita fattura, celava un ambiente che qualcuno aveva voluto mantenere segreto, o quantomeno molto difficile da raggiungere.
Soddisfatto del risultato mi sono ripromesso di occuparmi della porta nei giorni successivi. Avrei tentato di aprirla senza rovinarla, anche se i segni del tempo trascorso a contatto con la terra e le pietre avevano iniziato a manifestarsi. Ma in quel momento avevo bisogno di riposo, di qualche giorno da trascorrere fuori da quella cantina, dato che iniziavo a percepire la ribellione del mio corpo alla mancanza di aria pulita e salubre. Da giorni, infatti, trascorrevo il mio tempo là sotto, dove una sola piccola apertura in alto, da cui al mattino presto filtra per qualche minuto un raggio di sole, non era sufficiente a garantire il ricambio d’aria di quell’ambiente umido e carico della polvere sollevata dal mio lavoro.
Mi sono occupato quindi di sistemare la terra che avevo portato fuori, spargendola nei campi incolti di mia proprietà non lontani dalla casa, finché, ritemprato dall’attività all’esterno e dalle gradevoli temperatura autunnali, sono tornato al mio lavoro in cantina.
Non è stato facile, ma sono riuscito finalmente ad aprire la porta in fondo al pozzo senza causare danni eccessivi. Lo stupore mi ha lasciato senza respiro tanto che anche il mio cuore ha dimenticato di svolgere il suo diligente lavoro per qualche istante. Davanti a me si apriva un ambiente ampio, con pareti e pavimento in cemento, arredato in tutto il suo perimetro con scaffali su cui era difficile trovare uno spazio libero. Migliaia di oggetti, di ogni forma, di ogni dimensione erano accuratamente disposti sui ripiani. Non sono così esperto da valutare di primo acchito se si trattasse di oggetti di valore o semplice cianfrusaglia. Un po’ di questo e un po’ di quello, forse, ma ciò che posso dire di sicuro è che un ripiano ha attirato la mia attenzione, un ripiano che fletteva sotto il peso di alcune pile di lingotti metallici. Puoi immaginare tu di quale metallo stia parlando…
Caro Joseph. In questo momento vorrei che fossi qui con me a darmi una tua opinione, anche solo una parola. Cosa devo fare? Da dove arrivano questi oggetti? È meglio avvisare la polizia? Se deciderai di trascorrere qualche giorno qui da me sarai il benvenuto. Io seguirò i tuoi consigli e finalmente tu potrai ammirare il nuovo me, la mia nuova vita nella grande casa di famiglia. Le indicazioni per arrivare sono quelle che ti ho inviato tempo fa. La costruzione è visibile appena fuori dal paese, ma per sicurezza puoi chiedere informazioni, perché da queste parti le case si assomigliano un po’ tutte. Chiedi di me, ormai sono famoso. E quando arriverai, nell’eventualità che io non ci fossi, sei invitato a entrare. Una cosa bella della vita in questi luoghi è che non abbiamo bisogno di chiudere a chiave le porte.
Ma io ho davvero bisogno del tuo aiuto, del conforto del mio più caro amico.
Un abbraccio. Edward.
Serie: La botola in cantina
- Episodio 1: Deodorante e tabacco
- Episodio 2: Terra e pietre
Mi sono subito chiesta cosa nascondesse la botola del titolo, ora mi sembra di intuire che stia proprio lì il motivo della scomparsa di Edward. Mi piace il modo in cui hai utilizzato l’espediente della lettera per far andare avanti la trama, è molto efficace. Mi associo all’intuizione di Gabriele, l’immagine della botola ha una doppia valenza: simbolica e concreta. Il gesto dell’aprire, dello scoprire, fare luce su qualcosa di nascosto, spirituale e reale che sia, che innesca il motore della storia. Se ci pensi il ritrovamento di oggetti da modo al protagonista di muoversi, sia sul piano fisico, sia su quello spirituale. Deve capire cosa farsene di quelle cose, ma anche come affrontare il dilemma della coscienza e della morale.
L’immagine attorno alla quale ruota il racconto, ovvero la botola in cantina, ha una potenza evocativa intrinseca, in quanto vagheggia il desiderio di evasione ed avventura di ognuno di noi.
Ciao Gabriele.
In effetti alcuni element funzionano come archetipi narrativi. Botole e cantine sono accessi verso la profondità dell’anima, verso l’inconscio.
In realtà non avevo tutto questo in mente mentre scrivevo quindi ti ringrazio per il tuo commento che ha dato il via a questa riflessione.
Cavoli, veramente bello!
Ancora grazie, Kenji.