Terrore

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle

    La freschezza della grotta fu sostituita dal caldo torrido.

    Jordan fece fatica a riacquistare la vista, la luce del salto spaziale lo aveva accecato costringendolo a chiudere gli occhi. Le ombre diventavano lentamente sempre più chiare riempiendo i loro contorni. Lo scenario che si presentò davanti al detective fu, per lui, terribile.

    Di fronte a sé iniziò a intravedere delle palme sparpagliate in piccole oasi sgorganti acqua posizionate casualmente tra i granelli di sabbia che si perdevano a vista d’uomo. Le pozze d’acqua dissetavano tanti gatti, l’aria era intrisa di costanti miagolii. Jordan odiava e temeva i gatti più di ogni altra cosa al mondo.

    Quando era solo un bambino, durante la visita a una vecchia zia, la cui casa era praticamente piena zeppa di piccoli felini domestici, Jordan, stanco del noioso blaterare degli adulti, iniziò a inseguire i gatti. Voleva solo giocare. Gli animali, forse impauriti, iniziarono a sgattaiolare su per le scale, sovrastate dal più grande gatto che Jordan avesse mai visto, sembrava un cucciolo di tigre per quanto fosse grosso. Jordan, guidato dall’innocenza infantile, iniziò a salire le scale. La salita durò solo tre scalini. Il gatto, rapidissimo, si fiondò sul piccolo Jordan facendolo ruzzolare all’indietro, provò a colpirlo sugli occhi. Il bambino si protesse istintivamente il volto e scampò il pericolo più grosso. Il bollettino di guerra recitava un ferito. Il braccio destro aveva subito dei profondi graffi e sanguinava copiosamente. Jordan, preso dal panico, iniziò a strillare; con le lacrime che gli rigavano il volto, corse verso i genitori. La vecchia zia tentò di sdrammatizzare, passò sulle ferite qualche granello di polvere di fata e salutò i parenti, decisi a tornare il prima possibile a casa. Da quel giorno Jordan si tenne ben lontano da ogni tipo di gatto, randagio o domestico che fosse. Erano la sua più grande paura.

    Jordan si toccò inconsciamente il braccio destro, quella ferita era ancora aperta in cuor suo.

    «Ombra vieni fuori.»

    «Non puoi chiedermi di farlo.» disse la parte oscura materializzandosi al suo fianco.

    «Invece posso e come. Sto imparando a convivere con te, che sei la mia parte demoniaca, il male che è in me. Devo saperti usare, questo è il momento.»

    «Ma sono solo dei teneri gattini.»

    «Smettila di fare la razionale. Tu sei impulso, veemenza.»

    Ombra mutò forma, divenne gigante, iniziò a sputare fuoco dalla bocca incenerendo le palme e i gatti meno agili nello scappare. In pochi istanti il silenzio fece da padrone.

    «Ottimo lavoro Ombra. Adesso cerchiamo di capire come uscire da questo orribile posto.»

    Ombra sbuffò e tornò dentro Jordan.

    L’andamento del detective era problematico per via della sabbia, lui veniva dal Continente del Nord, era abituato al ghiaccio, non alla rena. Goffamente riuscì a raggiungere una delle oasi e ci si buttò dentro con tutti i vestiti, il caldo non era estremo, il cammino fino all’acqua fu molto faticoso.

    Riemerso in superficie, Jordan fu subito catapultato nuovamente in acqua da Ombra, sotto forma di scudo. I guai erano appena iniziati.

    Jordan tornò nuovamente a galla quasi asfissiato, non era riuscito a riprendere aria. Ombra lo trascinò malamente fuori dall’acqua, emise un potente urlo e balzò in avanti.

    Il detective, ricoperto di sabbia e stordito dalle onde sonore di Ombra, ignaro di cosa stesse succedendo, riuscì ad aprire gli occhi, Ombra occupava la visuale. Jordan rotolò di fianco e non poté far altro se non spalancare la bocca.

    Un fremito pervase il suo corpo, le membra iniziarono a vibrare per la paura, era incredulo, proprio lui: il gatto della vecchia zia.

    Maestoso, raggiante, dal pelo lucido e dagli occhi colmi di rabbia, il felino digrignava i denti ed emetteva un suono sordo, per nulla rassicurante.

    «Te lo avevo detto, non era una buona idea!» esclamò Ombra.

    Jordan ignorò Ombra, balzò in piedi e iniziò a correre.

    «Dove vai? Non fuggire, codardo!»

   Quell’ultima parola trapassò il cuore di Jordan. Il detective si fermò di scatto, restò nella sua posizione per qualche secondo, si voltò lentamente e riprese a correre verso i due lottatori, a pochi metri da Ombra saltò dentro di lei. La sua parte oscura prese forma di un’armatura, una mano si prolungò in spada, l’altra si aprì in uno scudo.

    «Stai imparando molto bene a usarmi.» disse soddisfatta Ombra.

    Jordan e Ombra, senza perdere altro tempo, passarono al contrattacco, i fendenti andavano a vuoto, il gatto era troppo rapido. I due ansimavano all’unisono, dovevano razionare le energie e sfruttare l’intelletto.

    Il gatto prese l’iniziativa, gli artigli, duri come acciaio e affilati come lame, finivano, a ogni zampata, la loro corsa su Ombra.

    Jordan e Ombra indietreggiavano, prendevano tempo. Il detective cercava di trovare una soluzione, Ombra voleva solo proteggere Jordan e mettere fine a quel duello.

    «Cosa facciamo?»

    «Tranquilla Ombra, ho un piano.»

    Jordan iniziò a camminare di fianco, con estrema lentezza, sicuro di sé. L’avversario osservava la figura di fronte e seguiva i passi. Jordan tramutò la spada in una forbice; il gatto miagolò impaurito e fece un paio di passi indietro. Jordan approfittò della situazione, si avvicinò sempre più velocemente puntando le forbici contro il felino. Il gatto immerse le zampe posteriori nell’oasi, balzò leggermente in avanti, era troppo vicino alle sue due paure: l’acqua e le forbici.

    Jordan modellò l’altra mano a forma di lazzo, lo avvolse al collo del gattone e iniziò a stringere. L’animale si dimenava ferocemente nel tentativo di divincolarsi; Ombra aumentò la massa dei piedi e si saldò per bene a terra; l’addomesticamento durò una decina di minuti, alla fine, sfinito, il gatto stramazzò al suolo, facendolo tremare.

    Jordan e Ombra gli saltarono in groppa. Il grosso felino, triste, accettò la sua nuova condizione e si alzò facendosi guidare dai due. Il detective, soddisfatto, gli fece una carezza dietro l’orecchio.

    «Dobbiamo darti un nome.» ci pensò su qualche secondo «Eri la mia più grande paura, quindi ti chiamerò Terrore.»

    Terrore voltò la testa verso Jordan, miagolò felice chiudendo gli occhi. Jordan gli sorrise e partirono al galoppo per il deserto.

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle
  • Episodio 1: Tristezza
  • Episodio 2: Intuizione
  • Episodio 3: Il De Orchibus
  • Episodio 4: L’isola di sapone
  • Episodio 5: Lo specchio senza riflesso
  • Episodio 6: Terrore
  • Episodio 7: Dolore
  • Episodio 8: Epilogo
  • Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in LibriCK