
Rico, Suave & Lara Compton – These songs of freedom
Serie: Rico, Suave & Lara Compton
- Episodio 1: Rico, Suave & Lara Compton – Le basi del mestiere
- Episodio 2: Rico, Suave & Lara Compton – Nel nome del padre
- Episodio 3: Rico, Suave & Lara Compton – These songs of freedom
- Episodio 4: Rico, Suave & Lara Compton – Un mondo di uomini
- Episodio 5: Rico, Suave & Lara Compton – Una questione di creanza
- Episodio 6: Rico, Suave & Lara Compton – Fragili colori per fragili equilibri
- Episodio 7: Rico, Suave & Lara Compton – Coincidenze
STAGIONE 1
«La prossima volta che mi propongono un lavoro con te ricordami di rispondere una qualsiasi cosa a cazzo, basta che il concetto sia “No, grazie”» disse Suave rivolto alla schiena di Rico una volta che entrambi si ritrovarono a calpestare il manto erboso nel giardino sul retro della casa di Lara Compton.
«Così mi spezzi il cuore» rispose Rico rimanendo davanti a lui senza nemmeno voltarsi, la gabbia con dentro il pangolino afferrata per la maniglia con la mano sinistra, ostacolato nei movimenti dalle dimensioni dell’oggetto.
«Perché sei voluto passare dal retro? La macchina ce l’abbiamo dall’altra parte» borbottò Suave una volta raggiunto il confine della proprietà dell’abitazione, demarcato da una staccionata le cui assi verniciate da poco venivano interrotte da una porticina in legno chiusa con un chiavistello, oltre la quale si srotolava un piccolo vialetto di servizio che conduceva infine alla strada principale.
«Cominci a perdere colpi Mr. Professionista dei miei coglioni. Preferivi rischiare che ci vedessero uscire dalla porta principale, magari sparando qualche colpo in aria per festeggiare? Prima o poi Lara Compton qualcuno la cercherà, e la polizia non tarderà ad arrivare e fare domande in giro ai vicini.»
«A me sembra che diamo più nell’occhio a camminare per strada con un topo gigante in una gabbia, se proprio vogliamo dirla tutta.»
«Sei veramente insopportabile oggi, lo sai? Ti comporti da maestrino come se fossi il cazzo di genio della lampada. Coraggio, passa pure da davanti facendo l’elicottero con l’uccello, ci vediamo dalla macchina. E già che ci sei tienimi la portiera aperta, così magari mi dai una mano invece che criticarmi sempre.»
«Wow. Se fossi una delle tue amichette sarei già tutta bagnata. Sono molto impressionato, un’interpretazione da urlo. Ora puoi mettere via la statuetta e tornare a sederti». Suave rimase con gli occhi fissi su Rico ed un sorriso compiaciuto sulle labbra mentre rimuoveva il fermo alla porticina dello steccato e la spalancava verso l’esterno con una spinta del braccio. «Com’è che mi hai detto prima? Ah, sì: prego, dopo di te».
«Poi sono io quello permaloso» disse Rico scuotendo la testa e uscendo nel vialetto laterale passandosi la gabbia nell’altra mano, seguito a ruota da Suave che prima di allontanarsi richiuse il cancelletto di legno.
I due camminarono a passo spedito ma senza esagerare per i trenta metri che li separavano dalla strada principale, Rico con gli occhi fissi sulla pavimentazione punteggiata qua e là da ciuffi d’erba che in maniera quasi inspiegabile era riuscita a trovare una via di fuga attraverso le crepe nel cemento che essa stessa aveva prodotto, Suave con una mano nella tasca dei pantaloni e l’altra a far girare con il dito indice l’anello del portachiavi della loro macchina, parcheggiata ormai a non più di qualche decina di secondi da dove si trovavano ora; poteva già intravvederne le forme squadrate del cofano spuntare da dietro l’idrante vermiglio posizionato ai lati del marciapiede.
Nelle immediate vicinanze dell’auto, Suave allungò il passo superando Rico e andando a posizionarsi davanti allo sportello del passeggero, che aprì a Rico un attimo prima che questi lo raggiungesse assieme alla gabbia.
«Porco cazzo che servizio» disse Rico compiaciuto, «dove mi porti questa sera bel maschione?»
«Piantala di fare il coglione e sali alla svelta. Guido io, tu tieni a bada quel coso.»
«Ma che cazzo vuoi che ti faccia? È in una gabbia.»
«Non mi fido, tienilo d’occhio e basta.»
«Non ci stiamo tutti e due davanti, mica sono un fachiro!»
«Che cazzo c’entrano i fachiri?»
«Ma sì, quelli mezzi marroni che riescono a infilarsi le gambe nel buco del culo. Come li chiami tu?»
«Quelli sono contorsionisti, idiota. I fachiri sono quelli che si sdraiano sui chiodi appuntiti.»
«Eh va bene, come la fai difficile, hai capito. Non sono uno di quelli, bisogna che la gabbia la mettiamo sul sedile di dietro.»
«Che rompipalle. Qualcos’altro?» chiese Suave sarcastico, aprendo la portiera posteriore dell’auto.
«No, per il momento va bene così.» rispose Rico trattenendo una risata.
«Ma tieni a bada quell’affare» insistette Suave, sottolineando la richiesta con un dito puntato verso Rico mentre fece il giro della macchina ed aprì lo sportello del guidatore, «non mi voglio trovare un paio di denti piantati nel collo.»
«Non capisci un cazzo di animali tu, non ti fa niente» taglio corto Rico con un gesto della mano, salendo in macchina dopo aver sistemato la gabbia sul retro.
Suave si sedette dietro al volante, infilò la chiave nel cruscotto e la girò. Il motore dell’auto fece partire un colpo dal tubo di scappamento ma si avviò senza problemi. Suave controllò lo specchietto retrovisore, azionò l’indicatore di direzione sinistro e si immise nel flusso di circolazione pressoché inesistente a quell’ora del giorno.
«Vuoi dirmi perché hai dovuto fare una cosa così stupida?» chiese Suave tenendo lo sguardo dritto sulla strada.
«Non capisco a cosa ti riferisci» rispose Rico rovistando nel taschino della giacca e tirandone fuori un pacchetto morbido di sigarette stropicciato.
«Non fumare in macchina, mi impuzzi tutti i vestiti» intimò serafico Suave.
«Aah, non mi rompere i coglioni» non si fece intimorire Rico, ruotando la manovella per far scendere il finestrino, «va bene così?». Poi premette il tasto dell’accendisigari, estrasse una sigaretta dal pacchetto, se la ficcò in bocca e l’accese non appena la serpentina divenne incandescente, producendo un gradevole sfrigolio a contatto con la carta ed il tabacco.
«Perché usi sempre l’accendisigari e non ti compri un cazzo di accendino tutto tuo? Quante volte te lo devo dire?»
«Insomma, ma si può sapere che cazzo vuoi da me? Mica è tua la macchina.»
«Ma sono io ad usarla, e su quell’affare ci rimane la puzza di tabacco per l’eternità.»
«Beh, rassegnati. Gli accendini sono stati inventati per essere persi, e io lo perdo sempre, quindi…»
«Comunque non hai ancora risposto alla mia domanda. E hai capito bene a cosa mi riferisco» disse Suave indicando con il pollice la gabbia dietro di loro.
«Senti un po’, non è che se uno fa una cosa che tu non faresti deve essere per forza stupida. Ti pare?»
«Sì. Ma questa è oggettivamente stupida.»
«Ma vaffanculo. È una questione… ah, non capiresti, è inutile che te lo spieghi.»
«Provaci, potrei sorprenderti. Abbiamo un sacco di strada da fare, in qualche modo lo dobbiamo ammazzare il tempo.»
Rico parve riflettere se assecondare la richiesta dell’altro o rimanere sulle sue, infine si arrese, rispondendo con un filo di voce «… tenzione.»
«Come hai detto scusa?»
«Ritenzione, ritenzione cazzo. È per la ritenzione, ok?»
«Che cazzo vuol dire scusa? Che c’entra la ritenzione? Non si capisce mai un cazzo di quello che dici.»
«Ma sì, tipo come quando cerchi di farti perdonare. Ci ha fatto anche una canzone Bob Marley… “Won’t you help to sing…”, come fai a non conoscerla?»
Suave impiegò un paio di secondi per passare al vaglio le parole di Rico, poi scoppiò in una sonora risata che rimbombò cavernosa nell’abitacolo. Una di quelle risate piene e corpose che chiunque la senta vorrebbe essere stato lui a produrla. Non fece nemmeno il gesto di trattenersi con la mano davanti alla bocca.
«Che c’hai da ridere?» chiese Rico spiazzato, «non ti piace come canto?»
«Gesù, quella è “Redemption song”, non “Retention song”. Redenzione, coglione, non ritenzione. Mica parliamo della cellulite sul culo di tua madre».
A Suave servì un minuto buono prima di riuscire a riportare la respirazione ad una condizione di normalità, asciugandosi di quando in quando le lacrime che colavano copiose dagli occhi.
«Hai finito, testa di cazzo?» gli domandò Rico quando ebbe terminato la pazienza. «E non tirare in ballo mia madre, mi dà fastidio.»
«È vero, non si fa, quando hai ragione hai ragione. Cristo Santo, e tu vorresti cercare la redenzione in un topo? Spiegami, sono tutto orecchi.»
«Non ti spiego un cazzo. Non sto qua a farmi pigliare per il culo da te.»
«No, no, scusami, ti giuro. Ti ascolto… Bhff… »
«Lo vedi? Stai ridendo di nuovo.»
«No no sono serio, spara.»
«È che… insomma, sto cercando di fare qualcosa di buono ogni volta che ci commissionano un lavoro. Per pareggiare un po’ i conti.»
«Ma che cazzo dici, amico? Tu di lavoro ammazzi le persone…»
«… non faccio solo quello…»
«… per pareggiare i conti non ti basterebbe dare da mangiare a tutti i cazzo di topi che vivono nelle fogne di Portsmouth.»
«Da qualche parte dovrò pure incominciare, no? E comunque non è un topo, ritardato: è un pangolino.»
«Quello che è.»
«Cazzo, non ci avevo pensato: secondo te cosa mangiano i pangolini?»
«Che ne so? Quello che mangiano tutti i topi. Spazzatura?»
«Lo sai che sei davvero una persona arida? È evidentemente un meccanismo di autodifesa, lo fai ogni volta che ti scontri con le emozioni che non riesci a gestire.»
«Se mi fai un po’ di sconto mollo il mio analista e mi servo da te.»
«Comunque mi sembra che quello non stia facendo un gran lavoro con te…»
«No! No! No! Strafottutissima merda NO!» gridò d’improvviso Suave, tempestando di pugni il volante ad ogni imprecazione.
«Che cazzo ti prende? T’incazzi per così poco?»
«La foto, Cristo! Non le abbiamo fatto la foto!»
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La foto, dio ca*e! Sono così presi da discutere fra loro che dimenticano le cose più importanti!
Geniale!😂 Ho idea che questi due non troveranno mai il modo di andarsene via da quella casa. Un grande talento è quello di fare sembrare facile un testo complesso. Tu hai quel talento, Roberto. A te tutto l’onere (ma anche i piacere, dai) di creare questa macchina perfetta, a noi tutto il piacere di leggerla e assorbirla con l’estrema facilità a cui ci hai abituato👏
Grazie mille davvero, un piacere sapere che ti stia piacendo!
Gli accendini sono stati inventati per essere persi, e io lo perdo sempre, quindi…»
Per un fumatore come me questo è un assioma!!! Bellissima!
Rimango dell’idea che personaggi e dialoghi non hanno niente da invidiare a sceneggiatori e registi del calibro di Tarantino o Guy Ritchie. Se posso permettermi… nella prima aprte di questo terzo episodio avrei tralasciato o ridotto al minimo la parte ‘descrittiva’ rimanendo concentrato sui dialoghi che sono una bomba assoluta… sarebbe stato in piedi lo stesso! Bravissmo comunque aspetto con ansia il prossimo
Grazie Piergiorgio per questo bellissimo complimento. Ma sai che alla fine sono d’accordo con te? Rileggendolo mi accorgo dell’asimmetria quasi fisica della parte descrittiva rispetto al dialogo. Mi faccio sempre prendere la mano dai trabocchetti che metto in atto nei miei confronti, quando invece dovrei imparare a pulirmi la strada che ho davanti invece di mettermi i bastoni fra le ruote da solo! Perché diavolo lo faccio, poi… ?
Felice di essere stato utile Roberto! Ritengo che i commenti debbano essere costruttivi, poi possono essere centrati o meno, condivisibili o meno, sta nell’intelligenza di chi li riceve prenderli come devono essere presi! Mi pare che non ci sono dubbi sulla rilevanza della persona con cui mi sto confrontando! Grazie
“😃 ❤️ 😂 👏”
Con questa mi hai ucciso. Vince su tutto 😂 😂 😂
sono venute fuori queste emoticons. Ora sono troppo curioso di sapere qual è!
Non so perché? 🤔
Però è questa 🙈
Ma sì, quelli mezzi marroni che riescono a infilarsi le gambe nel buco del culo. Come li chiami tu?
😅😅😅
😂😂.
La prima parte del dialogo sembra esattamente ‘copiata’ da una qualsiasi e normale conversazione all’interno di una coppia che si trascina affaticata in una relazione che dura da anni. Ottima, direi, anche come sceneggiatura di un film! Poi scatta il dialogo sempre ai limiti del surreale che si svolge nell’abitacolo (la frase su tutte te la dico dopo) ed ecco che entra in ballo la psicologia e arrivano i sensi di colpa. Sarà vero? Il finale mi ha fatto dire:’Eh, no, cXXXo, adesso gli tocca tornare indietro 🙂 🙂 🙂
Bravissimo Roberto
E’ vero, a rileggerlo le dinamiche sono proprio quelle della coppia. Grazie per essere sempre del gruppo di lettori 😊
L’ho letto tutto d’un fiato
Grazie Kenji di averlo letto🙏🏻
Divertentissimo, e con due personaggi memorabili. Ne uscirà una serie perfetta. Bravo.
Grazie Giancarlo per il tuo supporto onnipresente!
Si leggendo poco in questi giorni, ma appena ho potuto ho recuperato un po’ 😊.
E meno male! Che belle letture.
“«È che… insomma, sto cercando di fare qualcosa di buono ogni volta che ci commissionano un lavoro. Per pareggiare un po’ i conti.»”
Lo amo 😍
Come fai a non volergli bene a Rico? 😊
Io, prima: speriamo sia una buona giornata.
Io, ora: ma vada dove cavolo gli pare, la giornata, tanto a fine serata ho Rico Suave e il pangolino che me la migliorano 🤣
Tornando seri.
Questo due lasciano il segno, si imprimono. Stai riuscendo, con la sola tecnica dei dialoghi, che non è per nulla cosa facile, a costruire due personaggi memorabili, di quelli che non ti si fissano nella testa e non ti lasciano mai come la canzoncine che ti trovi a cantare la mattina appena sveglio, e non sai perché. Nel tuo caso, però, il perché c’è. Sei davvero bravo.
Così mi fai arrossire ☺️. Grazie di essere il motore della mia autostima.
Letture piacevolissime di tutti e tre gli episodi. Momenti di puro divertimento.
Grazie Francesco, sapere di aver fatto divertire è la soddisfazione più grande!
Noi massawini adoriamo Bob Marley! E noi vecchiette invidiamo di cuore chi riesce, giocando elegantemente di fioretto, a farci scompisciare (si può dire?) dalle risate.
Grazie e ti prego davvero di continuare.
😂 Si può dire, si può dire. Prometto che non mollerò, grazie Francesca!
“Gesù, quella è “Redemption song”, non “Retention song”. Redenzione, coglione, non ritenzione. “
😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂
“La prossima volta che mi propongono un lavoro con te ricordami di rispondere una qualsiasi cosa a cazzo, basta che il concetto sia “No, grazie”
😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂 😂
Scusa Roberto, e` partito l’ invio involontariamente.
Per completare la frase finale: sei davvero bravo.
Grazie davvero Maria Luisa. Me lo chiedo anche io come sia arrivato, ero fuori dalla porta con quei due, Suave è entrato per primo, io mi sono catapultato assieme a Rico ed eccolo lì sul comò 😊
Mi e` parso di vedere un film, piu` comico che drammatico e un po’ surreale, pero` accattivante. Mi piacerebbe tanto come ti e´ venuta l’idea del pangolino che libero o in gabbia, riesce a reggere bene gran parte della trama.
Sei
Con questa serie ci stai dimostrando di saper padroneggiare più stili, molto bravo. mi chiedo se certi dialoghi e scene che ci hai proposto lungo questi tre episodi nascono da spunti cinematografici, come a me sembra, o se è solo una mia idea.
Ho letto che il pangolino sgancia puzze tremende, ci sarà un motivo per cui è quello l’animale della storia?
Grazie Francesco. Pur essendo innegabile il riferimento al cinema anni 90, ti confesserò che la sola scena che si rifà direttamente a qualcosa di esistente è solo una, o meglio un piccolo particolare di una scena esistente, che se vorrai ti svelerò alla fine della serie per non condizionarti nella lettura. Il resto è dato da questi due personaggi deliranti che da quando sono entrati nella mia testa non la smettono un attimo di parlare 😂. E in merito alle puzze… chi può dirlo 🤭
Allora aspetto con piacere. Io mi sono fatto di quei flash… Tipo da Rocky 5 a Terminator 😀
Sembra proprio di leggere uno di quei vecchi fumetti italiani anni ’80 o ’90, miscelati con le atmosfere dei vecchi Dark Horse Comics.
Si legge che è un piacere!
Grazie Giuseppe, mi inorgoglisce saperlo!
E io, leggendo, continuo a ridere da sola, questa volta sul terrazzo! Grazie Roberto!
E io, sapendolo, non posso che esserne felice. Grazie a te!
stralunati e geniali tutti e tre, sebbene il pangolino non parli: geniali nell’assurdità della situazione che cercano continuamente – almeno i parlanti – di stemperare a forza di battute e di continue fughe verbali, come una tempesta di parole per sfuggire alla materialità di ciò che hanno appena compiuto. Immagino gli occhioni del pangolino (ma hanno gli occhioni, i pangolini?) spalancati sul mondo umano che a lui, come diceva Dalla, “indubbiamente doveva sembrar cattivo”.
Ciao Francesca 😊. No, hanno degli occhietti piccolini. Tutti e tre ti ringraziano per il supporto, e anche io!