Ti mancava questo
Le porte degli uffici sbattevano mentre si chiudevano e facevano rimbombare il lungo corridoio. Passi veloci e distratti saluti segnavano la fine della giornata lavorativa. Tra un attimo il piano sarebbe stato vuoto e nessuno lo avrebbe disturbato.
Giovanni attese che sparisse l’ultima eco e, quando l’unico rumore fu il ronzio del piccolo frigo che aveva in ufficio, si tolse la cravatta e slacciò il colletto della camicia.
Aprì il cassetto in basso della scrivania, quello di cui solo lui aveva la piccola chiave. Tirò fuori un raccoglitore dalla copertina verde e lo appoggiò di fronte a sé, accanto alla tastiera del computer. Voleva fare un ultimo controllo, tutto doveva essere preciso.
Cliccò sul programma di posta elettronica e andò nella cartella Bozze, trovò la mail che aveva predisposto per tutto il pomeriggio e la aprì. Prima cosa gli indirizzi. Li aveva guardati e riguardati ma adesso, vedendoli allineati e pronti a ricevere quel messaggio, ebbe un senso di vertigine che gli confuse per un attimo la vista. Si alzò e andò al frigo, prese una bottiglietta d’acqua e, dopo una lunga sorsata, se la passò sulla fronte e sulle tempie.
Controllò il primo indirizzo, il più importante. La maggior parte dei documenti era in italiano ma sapeva che non sarebbe stato un problema. Guardò sotto, la riga con gli indirizzi per conoscenza. L’ultimo era il suo, Luca. Avrebbe saputo tutto in diretta. Un formicolio gli stuzzicò la base del collo.
Passò poi agli allegati. I più corposi erano catene di mail su account non dell’azienda. Ne aprì qualcuna e rilesse qualche passaggio. Sì, non era possibile avere dubbi, le fatture erano gonfiate e gli incarichi quasi tutti inesistenti. Roba grossa. Gli ci erano voluti mesi di lavoro e indagini.
Il suo sguardo si posò su quel nome. Luca. E su quel luogo. Dubai. Tutto sarebbe finito dov’era iniziato. Alzò gli occhi su quella foto che non aveva mai buttato, l’aveva sempre tenuta lì sulla scrivania. Lei sorrideva e lo guardava ancora orgogliosa di lui.
Sospirò e chiuse gli occhi. Spostò con il mouse il puntatore su Invio. Non cliccò ancora, voleva godersi il momento fino in fondo. Si alzò di nuovo e andò alla finestra. Da lassù la città sembrava un caleidoscopio di luci e di formiche in movimento, rimase a lungo a fissarla.
Un rumore alle sue spalle, da fuori. Passi nel corridoio, sempre più vicini. Chi c’è ancora in giro a quest’ora? Strano.
La maniglia si abbassò, non aveva sentito bussare. La porta si aprì e Luca entrò nella stanza.
«Luca! Che fai qui a quest’ora?»
Non rispose. Aveva una ventiquattr’ore che appoggiò su un angolo della scrivania. Senza dire una parola la aprì e cercò qualcosa all’interno. Giovanni sentì che le gambe gli tremavano, il puzzo acre del proprio sudore gli salì alle narici. Sullo schermo del computer c’era in bella mostra la mail pronta a partire.
Luca alzò infine gli occhi, aveva tra le mani una cartella legata con un elastico. Dal volume sembrava contenere molti fogli. Non guardò il pc ma fissò Giovanni. Allungò la cartella verso di lui.
«Tieni» gli disse in tono calmo, «ti mancava questo».
Giovanni allungò un braccio quasi per un riflesso condizionato. Prese la cartella e subito ne avvertì il peso e la consistenza.
«Ma… cosa?» farfugliò.
L’altro non rispose. Gli rivolse un’ultima occhiata, chiuse la valigetta con un colpo secco e uscì dall’ufficio.
Giovanni era immobile, in piedi e con la cartella in mano. Dopo un lungo momento la posò sulla scrivania, si sedette e prese la bottiglietta dell’acqua. Si era ormai scaldata ma lui non se ne accorse. Guardò la cartella, era la prova che non aveva avuto un’allucinazione. Con cautela tolse l’elastico che la teneva chiusa e la aprì davanti a sé.
Materiale nuovo, roba che non conosceva. Ecco, infatti, guarda qua. Gli si accelerò il respiro, Luca c’era dentro ancora più di quello che lui aveva già appurato. Girava i vari documenti in modo vorticoso, ogni pagina una rivelazione. Luca aveva capito alla fine, lui però non si sarebbe fermato.
Si mise subito al lavoro, doveva passare tutto allo scanner e poi aggiungere i file alla mail. Meno male che non l’aveva ancora inviata.
Era a metà dell’operazione quando si bloccò. Ma perché? Per quale motivo Luca gli aveva dato quella roba? E cosa gli aveva detto? “Ti mancava questo”. Quindi sapeva. Eppure…
Fermò lo scanner, riprese i documenti e tornò alla scrivania. Sfogliò di nuovo i documenti, questa volta con più calma e attenzione. Sì, Luca c’era dentro con tutte le scarpe, guarda qua. Ma…
C’era altro, Luca spariva lì in mezzo. Nomi grossi, il direttore finanziario addirittura. Poi anche personaggi esterni. Nomi conosciuti. Gli girava la testa.
Poi tutto si fermò. Ancora con i documenti in mano chiuse gli occhi e si appoggiò allo schienale della poltroncina. Un macigno gli schiacciava il petto. Pensava agli ultimi mesi. Alla facilità con cui aveva trovato quei documenti nella rete aziendale, a Luca che gli sorrideva senza motivo. A quella sera in cui aveva trovato in modo del tutto insperato il suo ufficio aperto. Gli venne però in mente anche la scena della settimana precedente, Luca che usciva dall’ufficio del direttore finanziario sbattendo la porta. E aveva gli occhi rossi.
Giovanni aprì gli occhi. Posò con delicatezza i documenti sulla scrivania. Si alzò e andò nuovamente alla finestra, questa volta le luci della città erano distanti e minacciose. Tornò alla scrivania, afferrò il mouse. Il puntatore era ancora sul pulsante Invio. Restò immobile per un attimo e poi lo spostò in alto a sinistra, sulla X rossa che chiudeva il programma di posta elettronica.
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