Ti sogno Groenlandia, un giorno io verrò.

«Io odio l’estate!»

«Caldo, afa, zanzare, notti insonni, sonno, sudore, mal di testa, aria condizionata, non capisco cosa ci trovino tutti di bello in questa stagione! Io la odio!»

Questo era lo stato d’animo con cui il ragionier Franchini si apprestava ad aprire, per l’ennesima volta la finestra del suo ufficio. L’aria condizionata si era di nuovo bloccata e questa volta non erano serviti neppure i pugni per farla ripartire. Quella malefica scatola, che da giorni funzionava a singhiozzo, questa volta doveva aver cessato di fare il suo dovere definitivamente.

Aveva già chiamato l’assistenza, ma la gentile signorina, che aveva risposto al telefono, aveva detto: «La richiameremo non appena avremo un momento libero, siamo oberati di lavoro, non credo potremo intervenire prima di due settimane».

Una ventata di caldo opprimente, mescolato a un odore dolciastro d’inquinamento, di rumori di traffico e una luce accecante lo investirono. La finestra era aperta, ma il caldo era ancora più insopportabile. L’aria della stanza si fece, se possibile, ancora più opprimente.

«La odio, la odio, la odio!», pensò guardando le pile di carte sulla sua scrivania. Fatture, pagamenti, dichiarativi, moduli da riempire, F24 da pagare, mail cui rispondere.

«Io odio tutto questo! Odio il mio lavoro! Odio la mia vita! Voglio scappare in Groenlandia!»

Guardò sopra l’armadio, verso un vecchio ventilatore, testimonianza di un’epoca passata, tirò verso di lui la sedia e ci salì sopra. Era una di quelle sedie girevoli, con le rotelline. Ottenuto un equilibrio molto precario, sprezzante del pericolo, il ragioniere si sporse, allungandosi e dando sfogo a tutte le sue doti di equilibrista, riuscì ad afferrare il fatidico elettrodomestico. Mentre lo tirava a sé, però la sedia si mosse e lui cadde a terra rovinosamente, tirandosi dietro anche il ventilatore, che rimbalzò sulla sua testa, con un rumore sordo.

Una sensazione di freddo pungente pervase il suo corpo, tutto intorno a lui si fece immediatamente buio e freddo. Con fatica aprì gli occhi, la luce era sparita, tutto era grigio e ovattato, sembrava di colpo scesa la sera, in una serata di nebbia. Provò ad alzarsi, ma non ci riusciva, il pavimento era scivoloso, freddo, ghiacciato. Non riusciva a trovare un punto d’appoggio vicino a lui. Dov’era finita la sua scrivania? La sedia? Il ventilatore? Non potevano essere scomparsi, dovevano essere lì. Con il braccio iniziò a tastare l’aria intorno a sé, niente non c’era nulla, solo questa sensazione di freddo pungente.

Con uno sforzo riuscì a mettersi in ginocchio, si strofinò gli occhi cercando di capire dove si trovasse, nulla, la visione non si schiariva, solo nebbia intorno a lui.

Di colpo sentì qualcosa di caldo e umido, come un vapore sul suo braccio, qualcosa lo stava scuotendo, si girò e lo vide era il muso del suo Husky che lo accarezzava e lo spingeva.

«Nuvola! Cosa ci fai qui? Come ci sei arrivato nel mio ufficio?», improvvisamente, un dubbio saettò nella sua mente, «Dove sono? Sono ancora nel mio ufficio?»

Con fatica si alzò, non era facile stare in piedi e neppure camminare, tutto era freddo, scivoloso e buio. Un po’ alla volta i suoi occhi si abituarono alla poca luce e lui riuscì a scorgere qualcosa del paesaggio che gli stava attorno. Il nulla era intorno a lui, tutto era bianco, solo neve, ghiaccio e vuoto. «Come ci sono finito qui?», si domandò.

Si appoggiò a Nuvola e iniziò a camminare, dove andare? Non lo sapeva, non sapeva più nulla, una forma di terrore iniziò a pervadere il suo pensiero, si girò, per guardarsi intorno, laggiù, in lontananza, dietro di lui, vide della vegetazione, alberi, arbusti, erba, forse c’era della civiltà.

«Vieni Nuvola andiamo di là, vediamo se troviamo qualcuno che possa aiutarci.»

Lentamente iniziarono ad avvicinarsi a quella sorta di tundra, camminarono per ore senza mai raggiungerla. Sarà stato un gioco della mente ma la vegetazione, nonostante loro si avvicinassero, sembrava sempre ugualmente lontana.

«Giuro che non mi lamenterò più dell’estate e del caldo, qui è un freddo bestia», pensava mentre faticosamente le sue gambe arrancavano nella neve, sprofondando ad ogni passo e la stanchezza si faceva di momento in momento più opprimente. «Cosa darei per essere nel mio ufficio, al sicuro, a bisticciare con le pratiche, il caldo e il condizionatore.»

Continuarono ad avanzare, ormai il suo corpo era scosso da brividi e le gambe sembravano non rispondere più alla volontà del cervello, aveva fame e soprattutto sete.

Di colpo sentì il terreno sotto i suoi piedi mutare, non era più duro e scivoloso ma soffice, tenero, si chinò tolse i guanti e raccolse una manciata. Era neve! La portò alle labbra. Il liquido gelato portò un po’ di energia al suo corpo, stanco e disidratato.

Guardò con più attenzione il paesaggio intorno a lui e vide che finalmente era riuscito a raggiungere la vegetazione, piccoli arbusti, come delle canne, erano lì ad un passo da lui. Ancora uno sforzo e avrebbero raggiunto gli alberi.

«Nuvola, siamo salvi, tra poco troveremo qualcuno, che ci aiuterà e capiremo cosa è successo.»

Rinvigorito dalle nuove forze e dall’iniezione di ottimismo, allungò il passo, convinto di camminare verso la salvezza.

Crack!

Di colpo il terreno sotto i suoi piedi si ruppe e il ragionier Franchini iniziò a cadere, l’acqua gelida lo avvolse, sommergendolo e insinuandosi tra gli strati del suo abbigliamento che, impregnandosi rendevano sempre più difficile i movimenti! L’acqua lo stava travolgendo e trascinando verso il fondo. Cercò di aggrapparsi alle canne, ai bordi frastagliati del ghiaccio ma la neve rendeva il tutto più scivoloso e precario. Niente da fare le sue mani non trovavano appigli sicuri.

Nuvola abbaiava e disperatamente tirava la manica del suo padrone, cercando di trattenerlo. Ogni sforzo sembrava inutile, lui sprofondava sempre più, il ghiaccio lentamente si chiudeva sopra la sua testa, i guaiti di Nuvola si facevano sempre più lontani e attutiti.

La sua mente non era lucida. Improvvisamente, un calore sembrava accarezzare tutto il suo corpo, si sentiva come steso al sole. Erano sicuramente solo giochi della sua mente priva di ossigeno. Lui stava sprofondando in un lago ghiacciato.

Una fresca brezza, profumata di olio di cocco e fiori tropicali lo destò completamente.

Aprì gli occhi, ma una luce accecante glieli fece richiudere d’istinto. Di colpo sentì qualcosa di freddo toccargli il braccio, si girò di scatto, aprì le palpebre e in una fessura, nell’accecante luce del sole, vide una cameriera chinarsi per appoggiare su un tavolino, accanto a lui un cocktail ghiacciato, con tanto di fetta d’arancia e ombrellino d’ordinanza.

«Dove sono? Dove mi trovo? Io sono il ragionier Franchini e sto sudando nel mio ufficio e imprecando al condizionatore, sommerso da carte e pratiche inevase», si disse il ragioniere frastornato e stordito.

Con immenso sforzo aprì gli occhi. Abituandosi alla luce accecante del sole riconobbe una palma, una piscina, il mare in lontananza e la cameriera che serviva i cocktail.

«Ragioniere Franchini, ecco il cocktail che ha ordinato, liscio e con molto ghiaccio», disse la cameriera allontanandosi.

«Non capisco più nulla, dove sono? Chi sono? Un attimo fa sprofondavo fra i ghiacci dell’Artide e ora sono ai Tropici? Cosa sta succedendo?»

Un suono vicino e intenso richiamò la sua attenzione era la suoneria del suo cellulare.

«Pronto», disse.

«Ragioniere Franchini, buongiorno, le piace la sua nuova destinazione, è di suo gradimento o devo spostarla nuovamente?»

«Chi parla? Lei chi è? Dove mi trovo? Con chi sto parlando? Dove è finita la mia vita? Il mio ufficio? Nuvola? La mia città? Il mio condizionatore rotto?»

«Vuole tornare alla vita, che tanto odiava? Al caldo opprimente del suo ufficio? Agli incartamenti impilati sulla scrivania? O restare a godersi il Paradiso? Ci pensi bene perché quella sarà la sua ultima scelta. Quella definitiva!»

«Mah non saprei, mi manca Nuvola, ma qui si sta bene, sarebbe questa la mia nuova vita? Ma come? Ma perché?»

«Non si faccia troppe domande, vuole restare o ritornare alla sua vecchia vita?»

In quel mentre Nuvola, mordicchiando un osso di gomma a forma di Flamingo, si appallottolò ai piedi del suo lettino.

«Resto!», disse convinto il ragionier Franchini e mentre lo diceva una noce di cocco si staccò dalla palma sopra di lui, andandosi a frantumare a pochi centimetri dalla sua testa.

«Bravo! Ha fatto la scelta giusta», disse la voce all’altro capo del telefono.

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Commenti

  1. Cristina Biolcati

    Scritto molto bene. Bel racconto! Nella sua tragicità, mi hai fatto anche sorridere. Tipo Fantozzi, davvero! S’ammazza da solo, salendo su una sedia. Complimenti per l’idea e la fantasia. Un saluto.

    1. Lorenza Cesaratto Post author

      Grazie per il bel commenti, mi fa piacere che ogni uno di voi abbia interpretato il racconto in modo diverso…
      Io continuo a vederci tre i desideri, però tra un po’ magari convincerete anche me! 😉😊

  2. Isabella Sguazzardi

    Ciao Lorenza,
    anche io odio il caldo. Il tuo racconto, scorrevole e delizioso, mi ha fatto venire voglia di dirlo a voce alta. Chissà… Magari mi potei anch’io ritrovare in una bella spiaggia con tanto di cocktail 😁 brava!

    1. Lorenza Cesaratto Post author

      Grazie, come avrai capito non amo il caldo e neppure l’ufficio neanche io, ma non provare a salire su una sedia girevole, che ci ho gia provato… e stavo per finire come il povero ragioniere.
      Ciao

  3. Antonino Trovato

    Ciao Lorenza, hai saputo alternare egregiamente la sofferenza glaciale con la calda ironia, questo ragioniere è più fortunato di Fantozzi tutto sommato, nonostante la sfiga. Infatti lo hai graziato, lui voleva la Groenlandia e glielai data, ma visto che continuava a lamentarsi, lo hai spedito ai tropici, ma ancora non era contento! Meno male che alla fine si è deciso, altrimenti lo potevi spedire sulla luna!! Bel lab, non c’è che dire, mi hai rinfrescato e allo stesso tempo mi sono visto con un bel cocktail in spiaggia, brava😁!

    1. Lorenza Cesaratto Post author

      Complimenti! Hai indovinato tutto! Beh ovvio, il protagonista è ispirato al rag. Fantozzi (anche se con delle sfumature autobiografiche).
      Ma complimenti perché in prima stesura avevo pensato ad un terzo desiderio e di spedire il ragioniere, nuovamente insoddisfatto, proprio sulla Luna… 😉😀

  4. Micol Fusca

    Ciao Lorenza. Colpo di scena, il Ragioniere Franchini è morto in ufficio, al caldo 😁 Le “escursioni” termiche nel tuo racconto mi hanno divertita, vero il detto che non si è mai contenti. Personalmente, diciamo fra 30 anni, chiederò a l’uomo al telefono di spedirmi in montagna in autunno, in una baita piena di libri, un PC e una buona linea internet.

    1. Lorenza Cesaratto Post author

      Ahahah Io in realtà l’avevo vista più come un ventilatore/lampada di Aladino moderna, con tre desideri. Ma anche questa visione metafisica direi che è molto calzante!
      Grazie come sempre per il tuo interesse 😊 e buona domenica

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