Tiberio ha sempre disapprovato

Serie: Ad imperitura memoria


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Aureliano ha raccontato ciò che lo legava di più a Zoe.

Parlavamo della metrica nelle opere di Orazio quando Tiberio mi scoprì a scribacchiare dei versi miei su un foglio di pergamena.
«Capisco che si è giovani e si abbiano certe… fantasie. Tuttavia, non va bene che tu sia sempre così distratto» mi rimproverò battendo la lunga bacchetta di legno sul tavolo, per richiamare la mia attenzione.
Nascosi la pergamena e non replicai. Sapevo che il problema non era il fatto che fossi distratto, ma l’oggetto della mia distrazione: Tiberio era stato molto chiaro: Zoe non rientrava nella mia cerchia di amori possibili, perché facevamo parte di classi sociali in-com-pa-ti-bi-li. Sapevo che con le sue parole dure voleva riportarmi alla sua realtà dei fatti: non sopportava proprio, e forse se ne rammaricava anche, che sprecassi la mia posizione e le mie possibilità per una verna. Detestava ancora di più, se possibile, il fatto che io abitassi un mondo tutto mio che non rientrava nei canoni della nostra società e che non si fondava sui valori secondo i quali lui stesso aveva sempre vissuto. Perché lui, come qualunque altro adulto che conoscevo, accettava le cose per quello che erano senza nemmeno osare di pensare di cambiarle. Per questi motivi, mi ritrovavo a nascondere quello in cui speravo e a non avere nessuno all’infuori di Zoe che potesse custodire i miei desideri senza giudicarli. E poi, lei era la ragione di tutto e, in particolare, della mia felicità. Zoe mi permetteva di accettare e gestire i problemi di tutti i giorni per quello che erano: l’inevitabile della vita che scorre e non, come apparivano agli occhi degli adulti, vere e proprie tragedie.
Un’altra volta, davanti a mio padre, Tiberio mi aveva rimproverato il fatto che quella relazione stava diventando troppo totalizzante e che stessi perdendo di vista le cose importanti.
«E quali sarebbero le cose importanti?» chiesi in tono di sfida.
«Il valore di un uomo è sicuramente una di queste. Scegli bene quali battaglie vale la pena combattere, Aureliano. Quelle che hai scelto di portare avanti ti causeranno solo una grande delusione. Io posso indicarti la giusta via, ma solo tu puoi scegliere se percorrerla.»
Non replicai, ero certo che quella contro Tiberio era una battaglia persa in partenza e non avevo necessità né voglia di combattere.
A lui, come a mio padre, a mia madre e a tanti altri della nostra cerchia era difficile far comprendere perché sceglievo una vita diversa dalla loro; dunque, impiegavo le mie energie in altro: mi aggrappavo forte a Zoe, all’esistenza felice, ricca e prospera che mi prometteva con i suoi sguardi fugaci e i baci rubati. Zoe che alimentava la parte appassionata della mia anima che rischiava di spegnersi crescendo.
Non c’era giorno in cui non soffrivo le ore lontane da lei. Così, mentre lei correva per il mondo e imparava a vivere, io facevo correre la penna sulla pergamena e ascoltavo Tiberio, perché, se le cose dovevano andare in quel modo, avrei dovuto avere almeno qualcosa di incredibile da raccontarle, qualcosa che ripagasse il tempo che ci aveva tenuti separati.

Continua...

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Discussioni

  1. “Zoe che alimentava la parte appassionata della mia anima che rischiava di spegnersi crescendo.”
    Bella questa frase, bello il finale e bella l’ idea di voler essere se stessi senza lasciarsi appiattire dagli insegnamenti dei maestri.

    1. Credo che gli insegnamenti di cui ci fanno dono altri siano importanti. Tuttavia, devono sempre aggiungere qualcosa; mai togliere. Per questo, è difficile essere dei buoni insegnanti e la responsabilità è tanta. 🙂