Toni
Un angolo di periferia dimenticato. Un gruppo di ragazzini, pomeriggi estivi passati chi sui muretti chi sui sellini dei motorini sempre ricoperti da polvere rossastra. Giù in basso lo Stadio Grezar, ma era morto a Torino? Ma no mona, Superga, quella delle scarpe. Ma prima, proprio in fondo alla discesa, la Casa del Giovane. Lì c’è Padre Toni. Calcio, basket, e se piove biliardino. Se non siamo a scuola siamo lì.
***
«Ma dai, sicuro che è bello. Vuoi mettere però il calcio?»
Marino mi guarda e non mi risponde neanche. Mi lancia invece il grosso pallone arancione con tale forza che temo di rompermi le dita.
«Ma che caz…», esclamo.
«Ehi! Queste parole!», una voce dietro di noi. In cima alla scaletta che portava al campetto di basket è apparso Padre Toni. Sudato e con la camicia aperta, arriva sicuramente dal campo di calcio.
«Scusa Padre, ehm… Toni».
«Dai muli, adesso arriva Angelo e iniziate».
Pian piano arrivano gli altri, con me e Marino siamo una decina. Giusti per fare due squadre. Bella quest’idea di Padre Toni di organizzare questo corso di basket. Poi con Baiguera che ci insegna, troppa roba. Fino all’anno scorso era in serie A.
***
Toni è sempre il primo ad arrivare. Apre il cancello e ci aspetta, ride sempre.
«Hai fatto i compiti per domani?», la solita domanda, «se no ti rimando a casa eh».
Il pallone ormai non è neanche più arancione, è pieno di strisce grigie. Che bello sarebbe una volta giocare su quel legno lucido. Come a Chiarbola. Come l’Hurlingham.
«Allora oggi facciamo il dai e vai, lo so che vi stufate ma serve. Ve lo garantisco».
Lo ascoltiamo e non sempre capiamo, almeno io. Marino fa sì con la testa ma poi in partita fa sempre casino. Com’è strana la voce di Angelo però. Sembra che canti quando parla. Non è di Trieste. Di Milano? No, di Brescia. E dov’è? Però giocava con noi in A2, ha giocato anche con Marvin Barnes. Incredibile, adesso è con noi.
«Taglia dentro, fidati dei compagni che te la danno» mi sta dicendo, «non stare fermo come un salame», e Marino mi spinge da dietro «sveite!»
Io però non sento. Lei è lì, sta parlando con Toni. Speriamo che rimanga. Sì ecco, si siede sugli scalini. Magari è venuta a vedere Angelo.
***
Anche oggi caldo, tra poco l’estate finisce. Si torna a scuola, che palle l’autobus ogni mattina. Angelo ci ha detto che ancora un paio di settimane ce le abbiamo. Ecco Toni finalmente.
«Apri dai, Angelo ha detto che oggi faremo solo partita».
«Calma muli, calma. Oggi sarà una bella partita» ci dice lui mentre infila le chiavi nella serratura del cancello. Ha una faccia strana.
Dopo poco stiamo sudando, i tiri entrano adesso. Quasi sempre. Le ho detto di venire oggi che facciamo partita, voglio giocare bene. Angelo mi ha detto che sono migliorato.
Lui non ci guarda tanto.
«Dai scaldatevi». Guarda sempre verso la strada.
Ecco, arriva. È con mia sorella oggi, ma di cosa parlano sempre?
«Ciao Ester, tra poco iniziamo». Non mi risponde, solo un cenno con la mano e va a sedersi sugli scalini con Elena. Noi siamo pronti, Angelo però non ci fa iniziare. Ma dove va? Esce dal cancello e va giù in strada.
È arrivata una grande macchina rossa che si è fermata poco più avanti. Angelo saluta alzando un braccio e le si avvicina. Noi tutti guardiamo.
Si apre la portiera e spunta una gamba, lunga, non finisce mai. È nera, lucida. Poi viene fuori questo signore, sembra faccia fatica a districarsi tra sedile e volante. È immenso, i denti bianchi che abbagliano quando sorride. Angelo lo abbraccia e insieme vengono verso di noi.
«Ragazzi, questo è Charlie, oggi gioca con noi».
«Hi guys, good to see ya».
Charlie? E chi è? Sicuro uno forte. Marino mi dà una gomitata in un fianco. Mi giro e lo guardo. È tutto rosso in faccia:
«È Charlie Yelverton, giocava a Varese… è fortissimo» mi sussurra in un orecchio.
Ho la bocca secca. E adesso?
È in squadra con me, mi corre accanto. La palla scompare nella sua mano. Me la passa e mi urla «tira». Io guardo il canestro. Non prendo neanche il ferro. Guardo verso gli scalini, lei mi guarda e mi sorride. Le orecchie mi stanno scottando.
«Bravo, good shot. Prova ancora» mi dice Charlie e poi mi abbaglia con quei denti bianchissimi.
***
Angelo se n’è andato insieme a Charlie. Gli abbiamo dato tutti il cinque. Marino dice che non si lava più la mano. Io vado verso gli scalini ma vedo che si sono alzate e se ne stanno andando, rimango immobile e mi guardo le scarpe. Si fermano, parlottano e poi Ester si gira e torna indietro verso di me. Mi passa la mano sui capelli e mi guarda dritto negli occhi.
«Bravo» mi dice. E se ne va.
Rimango lì non so quanto, Marino mi chiama ma non lo sento. C’è rimasto solo Toni nel campetto, sta mettendo a posto i palloni.
«Toni, che giornata. Ma come hai fatto?»
Ha un pallone in mano, si ferma e mi guarda.
«Basta chiedere».
Mette l’ultimo pallone nel sacco e va a chiudere il cancello.
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