Torna quando avrai un nome

Serie: Cosa porteresti con te?


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Sono morto nello schianto della mia auto contro un albero diverse ore fa, eppure ho passato le ultime ore chiacchierando con una ragazza dietro il bancone di un pub, sorseggiando una birra e credendo di esser vivo. Mi sono ricordato tutto solo quando sono uscito, a notte fonda, per tornare a casa.

Ti auguro tempo,

per sperare nuovamente e per amare.

Non ha senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso,

per vivere ogni giorno, ogni ora con gioia.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Elli Michler

Mi trovai ancora una volta davanti all’ingresso dell’edificio a due piani, tutto di legno e nascosto in una radura fra gli alberi, senza avere memoria di come ci fossi arrivato. Mi voltai indietro, e vidi le impronte dei miei passi sul cupo nastro di asfalto e ghiaccio che la neve aveva orgogliosamente ammantato di bianco come ogni altra cosa intorno.

Faceva molto freddo ed un forte vento mi tagliava le guance ed irritava gli occhi. Non ero coperto abbastanza per passare la notte in quelle condizioni: tremavo, e non solo per la temperatura. Ero sotto shock, naturalmente. Dovevo esserlo. Non sapevo cosa mi aspettasse, quale fosse il senso di quello che mi stava accadendo né come gestirlo. Però sapevo che se non fossi entrato a riscaldarmi non avrei resistito più di qualche minuto ancora, qualunque cosa ciò significasse per me.

Io ero già morto.

Dalle finestre e dal riquadro di vetro molato che ornava la porta filtrava ancora la luce di qualche lampada rimasta accesa, riscaldata dal baluginio degli ultimi ceppi incandescenti nel caminetto. La sala però sembrava vuota: era sicuramente molto tardi, forse quasi mattina. Provai ad aprire sperando nella misericordia di qualcuno. Della ragazza.

Dentro c’erano almeno venti gradi più che all’esterno e l’improvviso sbalzo, invece che portarmi sollievo, mi provocò un brusco calo di pressione. Quasi svenni, dovetti appoggiarmi alla parete e mi cadde lo zaino dalla spalla su cui l’avevo dimenticato.

Il mio rumoroso ingresso scosse dal suo torpore un giovane che entrando non avevo notato. Era seduto dove mi aspettavo di trovare la ragazza ed aveva appoggiato sul bancone le braccia e su di esse il capo, per riposare un po’. Si affrettò a raggiungermi: mi sorresse e mi aiutò a sedere di fronte al caminetto, raccogliendo con cura da terra il mio zaino e poggiandolo accanto a me sulla panca di legno. Poi gettò sul fuoco un ciocco che sfrigolò risvegliando la fiamma e arpionò con una mano un plaid scozzese che mi gettò addosso, dopo avermi liberato dall’inutile giubbotto impregnato di umidità e di freddo.

«Sfilati le scarpe bagnate e poggia i piedi al caldo, senza esagerare. Hai bisogno di asciugarti, non di prendere fuoco. Ce la fai?» disse, sorridendo.

Io annuii, più debolmente di quanto volessi, e con un piede mi sfilai una scarpa, poi con l’altro feci l’opposto. Alzai quindi le gambe una alla volta, fino ad appoggiare i talloni sull’ampia lastra di pietra lavica che faceva da piano per il focolare, e mi piegai con un po’ di fatica per sfilare anche le calze ed evitare che una scintilla le incendiasse. Restai così, ansimando, mentre il mio corpo recuperava energia vitale (che controsenso!) ed io cercavo una lucidità che tardava a raggiungermi.

Il giovane tornò con una tazza fumante e profumata di agrumi, spezie ed alcool. «Bevilo con calma ma non aspettare che si raffreddi, ti serve per riscaldarti.»

Presi un piccolo sorso dalla tazza rovente e quasi soffocai. Quell’infuso era un’esplosione di sapori e di aromi balsamici che confusero per un attimo il mio affaticato sistema respiratorio.

«Cosa… scusa, che c’è dentro?» chiesi tossendo, con le lacrime agli occhi.

«Avrei dovuto avvertirti. È una ricetta della casa. Contiene molte spezie ed erbe locali, ed una buona dose di grappa di miele. Sorseggialo lentamente e ti riprenderai in fretta» rispose il giovane.

Ingoiai un altro sorso, questa volta senza strozzarmi, e posai la tazza. Presi un respiro e mi decisi a fare quella domanda.

«Mi dispiace di essere piombato qui tanto tardi, forse il pub è già chiuso. Io credevo di trovare… » e mi bloccai, imbarazzato. Mi resi conto di non conoscere nemmeno il nome della ragazza: eppure le sue fattezze mi sembravano già tanto familiari.

«È andata a riposare, era qui da stamattina. Di solito non resta mai fino a sera, ma oggi le è andato di farlo e così l’hai trovata dietro al bancone» rispose il giovane con un mezzo sorriso, che assomigliava appena un po’ ad una smorfia di scherno. Poi aggiunse: «Comunque ti aspettavo, lei mi aveva avvertito che saresti tornato. Altrimenti non avresti trovato nessuno.»

«Grazie di cuore, non so come avrei fatto senza di te. Senza di voi. Sei suo marito?» dissi allora, pentendomi immediatamente dell’indelicata domanda.

«No, sono suo fratello. Suo marito è scomparso esattamente un anno fa. Lui… ti assomigliava. Un po’.» Rispose il giovane, mentre il suo sguardo si appuntava sulla mia faccia.

«Mi dispiace, scusa, non volevo essere indiscreto» mi affrettai a dire allora, cercando di uscire dall’imbarazzo.

Lui scosse la testa per non dare importanza alla cosa, poi cambiò discorso: «Senti è davvero tardi e credo sia il caso di riposarci entrambi. C’è una stanza libera al piano di sopra. La teniamo sempre pronta per… uh… per i visitatori che ne abbiano bisogno. Come te. Dormirai comodo ed al caldo, poi domattina con calma potrai fare colazione e ripartire. L’importante è liberare la stanza prima di sera, perché sicuramente arriveranno altri visitatori. Ne arrivano sempre.»

«Certo, certo» risposi. «Domattina lascerò la stanza libera, grazie infinite per l’ospitalità. Sai… sai dove vanno tutti quando lasciano questo posto? Sono un po’ spaesato. Non sono di qui.»

«Certo che non lo sei. Come tutti i visitatori. In genere continuano tutti lungo la strada. Qui non si arriva per cercare qualcosa o qualcuno» rispose guardandomi negli occhi «Ma per proseguire per la propria via. Le risposte non tardano mai ad arrivare.»

Mi aiutò ad alzarmi, infilai i piedi in un paio di pantofole che aveva appoggiato a terra vicino a me e ci dirigemmo verso la scala che portava di sopra.

«Io dormo nell’altra ala, quella della famiglia. Domattina troverai davanti alla porta un cestino con la colazione. La macchinetta del caffè è nel corridoio, accanto al bollitore per l’acqua calda. Il bagno è in comune con le altre stanze, questo è solo un piccolo rifugio. Se hai bisogno c’è un pulsante accanto al letto, fa suonare un campanello e qualcuno verrà» disse. Stavo per ringraziarlo per la terza volta ma mi interruppe.

«Mia sorella mi ha detto un’altra cosa. Che puoi tornare quando vorrai, ma dovrai avere un nome.»

«Ma io ce l’ho un nome. Mi chiamo…» non ebbi il tempo di completare la frase, perché lui mi parlò sopra.

«No, tu credi di avere un nome e un cognome, ma sono quelli di un’altra vita. Un giorno saprai chi sei adesso, e allora potrai tornare, se lo vorrai. Ma…»

Restai a bocca aperta, aspettando che finisse. Sembrava divertirsi, con quelle pause.

«Mi ha detto che quando tornerai, dovrai essere pronto a restare. Almeno per un po’.»

Risalimmo le scale, finalmente, un gradino alla volta, e mi aiutò ad attraversare l’uscio immediatamente alla nostra destra. Nella penombra del corridoio vidi che c’erano poche altre porte ed un tavolo con una macchinetta espresso, un bollitore, delle bottiglie d’acqua. Ne prese una e me la porse. Poi se ne andò, chiudendosi la porta alle spalle, e sentii i suoi passi far scricchiolare il legno. Mi buttai sul letto, così com’ero, e mi addormentai.

Il mio sonno fu molto agitato ma credo di non essermi mai svegliato del tutto fino all’alba.

Sognai la strada al buio, la curva con il ghiaccio, l’auto che sbandava, l’urto con l’albero. Lo schianto del gigante che si spezzava e rovinava sull’automobile, schiacciandola ed uccidendomi quasi sul colpo. Quasi: ebbi il tempo di sentire la vita che sfuggiva dal mio cranio spaccato.

Sognai la lunga attesa al freddo del tardo pomeriggio, per scattare quella straordinaria foto con la luna ed il sole quasi all’orizzonte, ai due estremi di un’inquadratura impossibile dal fianco dell’Etna.

Sognai mio figlio, appena diciottenne, che mi girava le spalle e si allontanava dopo avermi urlato, una volta di più, il suo solito: «Papà, hai rotto!»

Sognai mia moglie, che mi ripeteva che non avevamo più nulla da condividere, ancora e ancora, come un disco incantato, incastrato in un loop eterno e sempre uguale. La sognai che mi osservava parlare con la ragazza del pub e mi diceva, con sguardo di disprezzo: «Potrebbe venirti figlia» ed il viso della ragazza sovrapporsi al suo e dirmi: «Torna quando avrai un nome».

ATTENZIONE: questa Serie è stata scelta dalla redazione di Edizioni Open per diventare una pubblicazione cartacea. Consulta il nostro Incubatore Letterario per seguire gli sviluppi di questa avventura editoriale

Serie: Cosa porteresti con te?


Avete messo Mi Piace12 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Non me ne abbiate carissimi Openiani, ma è giunto il momento, per questa storia, di prendere il volo.
    Ho “oscurato” le puntate successive perché un giorno rivedano la luce su carta stampata, con una bella copertina ed il logo EO stampato sopra. Il conto alla rovescia, assai lungo, è iniziato.
    Se la storia vi è piaciuta, se volete leggere come va a finire, o se vi va semplicemente di rileggerla per intero, allora aspettate il suo esordio in libreria, e comprate il libro, amici miei!

    1. Ciao Giancarlo! Sono stato assente per un po’ dalla piattaforma e sono tornato solo oggi. Volevo leggere gli ultimi due episodi della seconda stagione ma ho visto che ci sono stati dei cambiamenti😊 Vorrà dire che aspetterò il libro!

  2. Confermo la sensazione dei primi episodi. Il climax creato in questa Serie è avvolgente ed è difficile interrompere la lettura. Peccato solo che gli impegni della giornata mi obbligano a staccare adesso!

  3. “Faceva molto freddo ed un forte vento mi tagliava le guance ed irritava gli occhi. Non ero coperto abbastanza per passare la notte in quelle condizioni: tremavo, e non solo per la temperatura.”
    Trovo molto stimolante questo aspetto della storia: il fantasma del protagonista vive ancora si sensazioni e di sensi. Questa contraddizione suscita della curiosità. La curiosità di capire la piega che prenderà la storia

  4. Sapendo di avere il privilegio di poter leggere di seguito i tuoi episodi, dato che sono arrivata in ritardo, mi godo la lettura, mi appunto i molti aspetti del tuo scrivere che mi attraggono. Prima di tutti, la sensazione che dai che ti stia muovendo lungo una corda sospesa nel vuoto.

    1. Anche Dostoevskij non è gradevole, pensa a Il giocatore, ad esempio.
      In quello che stai scrivendo ci sono personaggi gradevolissimi e molto caldi, accanto alla sensazione di un geliso abisso pronto a riceverti.

  5. Wow! Qui stiamo prendendo quota! Tante citazioni, tanti rimandi. Nella testa mi si è schiusa una raggiera di film, libri e testi mistici. Questo altrove sembra un’interpretazione personale di un limbo più filosofico che spirituale.

  6. Che bello tornare a leggere questa storia, non so perché ma mi ero fatto l’idea che fosse conclusa. È intrigante, suscita mille domande e il desiderio di continuare per trovare le risposte.

  7. in questo racconto – in tutti e tre gli episodi pubblicati finora- hai trovato un ritmo narrativo lento e grave che è, a mio avviso, forma e contenuto di ciò che stai raccontando. La tua è una sorta di elegia sulla morte ma anche sulla vita, triste e amara (la si vede per accenni), che il protagonista ha vissuto ma che potrebbe essere quella di ciascuno di noi. E che forse non poteva finire, anche metaforicamente, altro che contro quell’albero. Per questo “torna quando avrai un nome”: il nome nuovo, appena nato dalla morte che qui è una rinascita, un rinverdire. Grazie, Giancarlo, se non ho capito male dovrebbe proseguire.

    1. Grazie a te, Francesca, per l’analisi acuta del racconto. Certamente c’è, anche in questo racconto, il tema del sognatore di morte, il rapporto con la vita e la sua fine. Ma c’è anche, almeno nella mia intenzione, qualcosa in più che spero di rivelare gradualmente, sebbene alcuni indizi siano già trapelati dai tre episodi passati.

  8. I primi due racconti di questa serie mi erano piaciuti davvero un sacco! Scoprire che la storia ha nuovi episodi ha fatto scattare la mia famigerata famelicità. Ho divorato l’episodio e mi hai fatto intravedere un pezzetto di questa dimensione nascosta, un pub “di mezzo”: accogliente, caldo e ospitale che invita ad intraprendere il proprio personalissimo percorso una volta ristorati… o almeno è quello che ho afferrato io. Sono davvero curioso di scoprire come funzioni questo tuo intrigante aldilà!

  9. Eppure c’è qualcosa di diverso in questo episodio. Mentre nel secondo si poteva pensare a una specie di porta dell’aldilà qui ci descrivi una via di mezzo che riguarda non solo il protagonista, se ho capito bene. Sembra una dimensione parallela per i “non vivi” che non sono ancora anime. Continuare a questo punto diventa un imperativo.

    1. Spero davvero, a questo punto, di reggere per le tue aspettative per tutta la serie, che se ce la farò durerà un paio di stagioni. Molto dipenderà da come andrà la mia vena astrattiva… la meta finale è segnata, alcune tappe fondamentali pure ma la strada da percorrere per arrivarci è ancora lunga.

  10. Degnissimo seguito dei primi due racconti.
    Le sensazioni e le emozioni del protagonista sono molto realistiche e contribuiscono a creare l’atmosfera.
    Bella questa serie, mi piace molto.

  11. Ciao Gincarlo, mi mancavano i tuoi racconti e sono contenta che tu abbia voluto continuare a raccontarci questa storia: una delle tue che preferisco. L’ atmosfera calda e confortevole del pub, con il fuoco acceso nel camino, la tisana, il comportamento accogliente dei due gestori, mi piace, anche se un po’ mi lascia perplessa la storia della morte del protagonista. Un aspetto che suscita grande curiosita`, vorrei leggere presto come continua la storia e andro` subito a rileggere i primi episodi, per ricordare meglio tutti i particolari.

    1. Ciao Maria Luisa, grazie sempre per i tuoi bellissimi commenti.
      Per qualche motivo il sistema non i ha accettato il riepilogo, quindi chiederei a chi sia interessato di leggere gli episodi precedenti. Un abbraccio!

  12. E’ passato un po’, io avevo deciso che la dovevo finire lì ma dentro sapevo che non ci sarei riuscito. Che la storia voleva continuare. E come al solito, l’ha spuntata lei. Non so come andrà, sono in un periodo difficile col lavoro e quindi sto provando a pubblicare gli episodi man mano che li scrivo.
    Potrebbe essere una pessima scelta.

    1. Se non continui potrei minacciarti!!! Scrivi benissimo, la storia è intrigante e personaggi ed ambientazione splendidi. Hai una cura dei particolari descrittivi che mi riempie di meraviglia. Un abbraccio.