Tum! Tum! Tum! Tum! Sbarbari!
Serie: Buonanotte Barcellona
- Episodio 1: Buonanotte Barcellona
- Episodio 2: On the air
- Episodio 3: El Raval
- Episodio 4: Luci e barche
- Episodio 5: Tum! Tum! Il Re del Mojito
- Episodio 6: Supercazzola come fosse
- Episodio 7: Tum! Tum! Tum! Tum! Sbarbari!
STAGIONE 1
Tum! Tum! Tum! Tum!
Silenzio.
La saracinesca è chiusa, e tutto notturno.
Siamo tutti presi dal sonno perso nelle notti prima, prima o poi, dopo una settimana bisogna riprendere sonno. Occorre riprendere le file del discorso con la tua anima, anche se non porta a decisioni, ma solo a una ripresa di ciò che era prima.
Giriamo tutti in questo momento, giriamo gli occhi, dopo l’ennesima notte vissuta in mezzo alla Rambla, ci siamo fatti ritrarre con delle parrucche bionde acquistate da un bangla, dopo una piazzata di un paio di ore a filmare il Re del Mojito.
Hai mai visto il film “Il miglio verde”? Hai presente il tizio che fa i miracoli, che sta per andare verso la sua strada piena di elettrodi ingiusti? Mettilo dietro un bancone, come fosse un barista, buono buono, con davanti una quarantina di bicchieri di plastica, pregno di alcool o chissà cosa altro, e immagina tuttintorno il pubblico del circo. Lui è la, sempre nella stessa traversa obliqua, apre alle undici di sera, come fosse un varietà da televisione commerciale.
Qualcuno prepara i bicchieri, uno stereo da old school america intona qualche musica che non ricordo, molto male amplificata, e molto poco ascoltata.
Zucchero di canna e menta. La taglia, la frantuma, la spezzetta, come stesse spruzzando panna su un pan di spagna grande quanto tutta la tavola rotonda, e via giù con le foglioline, a caso, come pioggerella, nel caso volessimo raccogliere dell’acqua assetati. Limoni, freschi, aspri e disarcianti, affettati come cipolle, il re ondeggia, mentre tutti chiedono una foto, mentre canticchia quella nota stonata dello stereo, qualcuno chiede di sorridere, qualcuno gira un video, lui va avanti, ogni tanto si ferma e sbriciola qualche parola, quasi fosse un sassofonista che non può perdere fiato, questa fottutissima fantastica persona, che fa di nome Re del mojito.
E poi le fragole, mentre nell’interstizio tra i bicchieri si raccoglie ciò che serve per altri quaranta mojitos. Sperpera il nero, che tanto ricarica di tre per ogni bicchiere, che immagine di bellezza superflua!
E poi rum, prima bianco, poi scuro, mentre i mojitos caduti sul banco sono ormai una cinquantina e quelli pronti appena trenta, col pestino mi tira uno schizo scordato di Barcellona in faccia, e il limone mi brucia il pensiero del pomeriggio, passato sotto gli alberi al Parco Guell, a nonfarenientealtrochepensareesentirsivivi.
Schizo scordato di Barca
lunedì 2 gennaio 2012 alle ore 23.07
Ancora acqua
ancora scale,
sudore, cerveza,
un misto di braza.
Palazzi, cascate,
giran gli occhi
nel caldo meriggio di Catalogna.
Le gambe cedono al fuoco,
mi trasporto sul mare e riprendo vita,
in un caldo meriggio di Barcelona.
Con niente in testa, nessuno vicino,
cammino con me
con tutta la libertà che esiste nel mondo!
Tutta la libertà del mondo,
in un caldo meriggio a Barcellona.
Mi fermo, il mojito è pronto, siamo in trenta in attesa, tutti italiani, e piacevolmente, sembra di bere il mojito migliore del mondo, fatto da una delle persone migliori del mondo, uno sbarbaro nero sbarbato: che notte di rum, che notte da sbarbari.
Un mojito, un giro per la Rambla, un altro mojito e un altro giro per la Rambla, un altro mojito, e ricomincia la danza, come fossimo da Barbara, come fossimo in pietra, come fosse in pietra questo fumo che addolcisce l’alcool e ti fa sentire l’olezzo di te in questo sudore magico delle ramble di Barcellona.
Camminate, spinte, aggirate, dipinte, sparate, e ballate, ballate come si fa da Barbara, come fanno i Barbari, le menti migliori della mia generazione.
Azione e respiro, sospiro e ritiro, salto e sbaglio, sniffo e taglio, fumo e bevo, ciak, azione, in questo set che città sembra, in strada, in questo set recitano le menti migliori della mia generazione.
Barbara li accoglie, e Barcellona li accoglie, che donne che sono, eppure sono solo gambe aperte fatte di piste e di strada.
Sbarbari
23/07/2010 alle 23.03
Sono le menti migliori della mia generazione.
Vogliono la notte, perché la notte è il miglior tempo.
Che sia al chiuso o in spiaggia,
Barbara ti accoglie sempre,
col suo rock in canna, pronto a farti vibrare i mignoli.
Alcool che scorre, spagnoli, olandesi,
inglesi e soprattutto le migliori menti catanesi.
Ballare, solo ballare,
senza contare le griffe che hai sul collo,
solo ballare fino a che arriva il sole nuovo.
E anche quando arriva, non si smette
se non perché qualcuno obbliga a spegnere l’interruttore.
Chitarre grasse, rullanti spediti, tamburi vibranti.
I ricci di barbara sono sempre freschi,
e non c’è nessun posto che possa farti cambiare serata.
Le menti migliori della mia generazione sono li, caro Ginsberg,
e al posto del tuo jazz, abbiamo messo il nostro rock.
Ma la voglia di fare strada è sempre la stessa,
il whisky bene o male è sempre quello,
e la voglia di libertà ce l’avete insegnata voi.
Barbara è li che ti aspetta,
e ogni venerdì, non puoi mancare, come certe notti.
Sulla strada le menti migliori si fermano,
Barbara li accoglie, e il paradiso è creato.
Mi chiamano Siberia, perché mentre tutti dormono, quando qualcuno si alza per bere un sorso di sangria, entrano in stanza e sentono il freddo di Ilaria/condizionata.
E’ gratis a El Raval, e me la godo, perché mi fruscia bene in testa dopo che ho fatto su un colonnello: mi fruscia bene, mi fa scrivere e pensare, mi fa attorcigliare, e tremare ogni tanto, dopo un giorno zuppo di sudare, perché di camminare non mi stanco, con il mio cappello. Perché fondamentalmente il paradiso lo immagino fresco, come una notte di stelle a Barcellona, o da Barbara, e quando senti il paradiso, ti piace tenertelo, a costo di indossare un lenzuolo ad agosto.
Domenico ha schiattato all’ultimo bicchiere condito da canna, e siamo andati a dormire, e io scrivo su un pezzo di carta digitale questa cosa, queste cose, di queste strade, di queste piste, mentre fuori i fiori si cominciano ad aprire, e l’ennesima macchina pulisci strade passa, e l’ennesima ragazza apre la porta, mentre il re del mojito ha finito lo spettacolo, e tutti tornano barcollando nelle case, per stornare l’essenza della notte, in attesa della prossima notte.
Senza fare la barba, senza tagliare capelli, indossando cappelli o tirando via fasce e trecce, solo con il gusto pieno della notte, mentre un altro colonnello si alza sull’attenti, sale il sole e non lo vedo, in questa fresca mattina di Siberia,
a Barcellona.
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