Turno di guardia 

Un bruciore sulle cornee troppo sensibili la costrinse a socchiudere le palpebre. Non sopportava quella luce intensa che rimbalzava sulla distesa d’acqua davanti a lei. Liscia e immobile, come un’enorme lastra d’acciaio. Non si vedeva arrivare ancora nessuno.

Un rumore roco e profondo la distrasse. Era dietro di lei. Si muoveva. Respirava pesantemente, si stava svegliando. Era quasi ora.

Conosceva ormai bene quel respiro, ne distingueva in modo chiaro il sonno e la veglia. E conosceva anche quell’odore. Sudore marcio e lenzuola putride. Quando lui si muoveva il tanfo aumentava.

Sulla piccola isola la luce stava calando. Tra un po’ la barca sarebbe partita. Finalmente, non ne poteva più.

Dietro di lei il respiro cambiò il ritmo. Emetteva adesso dei suoni inarticolati. Voleva dire qualcosa. Non ci badò.

La spallina del lungo camice bianco le scivolò leggermente, la rimise a posto con un gesto automatico. I rumori aumentavano, sembrava si stesse sforzando.

Aveva tra le mani il foglietto con le istruzioni che conosceva a memoria, un’occhiata in più non avrebbe fatto male. I dosaggi erano importanti.

Dall’isola ancora niente.

Il riflesso del sole sul mare le indicò che era l’ora della somministrazione. Del resto i rumori erano aumentati. Degli strappi ripetuti accompagnati da grugniti.

Prese la matita che aveva sul tavolino sotto la finestra e iniziò ad annotare le quantità. Lo fece con la sua grafia chiara e tondeggiante. Non ci dovevano essere dubbi per chi doveva leggere più tardi.

Rabbrividì leggermente per l’aria fresca che entrando dalla finestra le accarezzò il corpo penetrando sotto il leggero camice. Rilesse quello che aveva scritto. Meglio controllare una volta in più.

Prese una piccola bottiglia di vetro e dalla cannuccia inserita bevve un sorso di acqua tonica. Fece una smorfia. Era tiepida e disgustosa.

Posò la bottiglietta con un moto di fastidio e si apprestò a fare l’ultima somministrazione. Poi sarebbero venuti a prenderla. Di solito il cambio era puntuale.

Rimise la matita e il foglietto sul tavolino.

Ormai il respiro si era trasformato in una serie ininterrotta di rantoli e grugniti. Sì era ora.

Prese alcune boccette che aveva sul tavolo e con un contagocce prese accuratamente piccole porzioni di liquido da ciascuna. Le versò in una piccola fiala che poi agitò con gesto professionale. Prese allora una siringa da una piccola scatola. Controllò che il sottile ago fosse ben fissato e poi ne tolse la protezione. Infilò la siringa nella fiala e aspirò il liquido violaceo finché fu vuota. Alzò la siringa davanti agli occhi e premette leggermente il piccolo stantuffo. Una piccola gocciolina apparì sulla punta dell’ago. Ne fu soddisfatta.

La barca si stava staccando dal piccolo pontile che da quella distanza si riusciva appena a distinguere. Il cambio stava arrivando.

Allora si girò verso il letto e si allontanò dalla finestra. La luce le scivolò dalle spalle mentre gli occhi si abituavano alla penombra della stanza.

Lui stava respirando rumorosamente, tentava di parlare ma era impossibile. Si avvicinò con la siringa. Le braccia pelose dell’uomo stavano tirando le cinghie con violenza. Riusciva solo a stringerle di più, già si vedevano delle piaghe arrossate. Lei si avvicinò e gli posò due dita sul collo. Cercò il battito e quando lo trovò sospirò soddisfatta.

Poi tolse le dita e con sicurezza infilò l’ago nel collo dell’uomo. Si fermò un attimo e lasciò che la gocciolina di sangue scivolasse sul collo. Poi con un gesto deciso premette fino in fondo lo stantuffo.

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni