Tutta la città ne parla

Uscii velocemente dall’evento culturale. L’incontrai. Claudia stava parlando animatamente con una mia coetanea. Mi avvicinai. Timorosa dentro, controllata all’esterno. “Un breve saluto” dissi, consapevole di interrompere una conversazione. “Stai bene con i capelli così” dissero quasi contemporaneamente entrambe. Poi si guardarono negli occhi, l’una verso l’altra per riprendere la loro conversazione. Avevo detto breve saluto e l’avevo ottenuto. Sembrava che un piede rimanesse voltato verso di loro, non volesse andar via. Il piede ed io eravamo abituati a ben altri saluti. Portai via il piede, con un forte impulso che veniva dal cervello quasi con dolore e mi diressi verso la strada principale del paese. I piedi mi aiutarono, anche se dovevano essere controllati, sempre con i soliti impulsi del cervello. I piedi sarebbero scattati via, veloci, in una corsa, in una fuga. Fuggire, allontanarsi. Anche il cervello si sarebbe allontanato da quella brutta sensazione. Allontanarsi veloci. Per non urlare, per non gridare invettive ai danni delle due signore. Riuscii ad arrivare a casa camminando a passo svelto ma abbastanza normale e quando mi fui tirata e chiusa la porta alle mie spalle mi sentii in salvo. Finalmente. Lì non entrava nessuno da vent’anni, tranne la Colf. Mi riuscì di nuovo pensare e pensai un pensiero nuovo. La calunnia. Certo la calunnia. Il mio bellissimo rapporto con lei, con Claudia, si era interrotto con la chiusura per il Covid 19. Prima ci incontravamo per caso al mattino e, sedute al tavolo di un bar, parlavamo di cultura, progettavamo incontri. Andavamo a fare shopping  insieme ed a volte partecipavamo ad iniziative culturali dei paesi vicini. Telefonavo durante la chiusura. Sempre occupato, a qualsiasi ora. Amicizia Facebook cancellata. Non ricordavo di aver fatto qualcosa di male, né di essere stata offensiva con lei. Una calunnia. Claudia vedeva un sacco di gente ed era famosa per la sua intelligenza e preparazione culturale. Ma qualcuno che le aveva parlato male di me doveva esserci stato. Ero imbarazzatissima quando mi chiedevano di Claudia “Non so, ci siamo perse durante la chiusura” era la frase che meglio mi suonava per dire la verità senza raccontare il dolore che c’era dietro. Avevo cambiato parrucchiere. Prima della chiusura avevo un caschetto castano scuro e adesso avevo i capelli cortissimi biondi. Tutti facevano i complimenti. Claudia andava sempre dalla solita parrucchiera, quella dove andavo io prima. Ero riuscita a salutare la vecchia parruccuiera: “Mi sono sempre trovata bene con voi. Ma volevo cambiare look”. Erano state cortesi, lei e le lavoranti, lì per lì. Poi smisero di salutarmi anche loro. Una calunnia. Scagionai subito la categoria dei parrucchieri, nonostante la loro fama. Erano stati sempre professionali. Allora Chi? e Che cosa?

Guardavo sempre la cassetta della posta, ogni mattina. Solo qualche sporadica bolletta e qualche pubblicità. Un giorno mi sembrò di sognare. Una busta bianca, come quelle di una volta, con l’indirizzo scritto a mano. E c’era anche il mittente, una donna a me ignota. Stavo uscendo per andare ad un appuntamento con una mia amica. Ero in anticipo. Potevo tornare nel mio appartamento a leggere, magari sarei arrivata solo con un leggero ritardo. Buttai la borsa sul divano, mi sedetti e aprii frettolosamente la busta, stando attenta a non sciupare l’indirizzo del mittente. La grafia era tipicamente femminile, con qualche ghirigoro e ridondanza. Lessi:”Cara Rossella, ti ho odiata e maledetta. Ti ho considerata una donna senza scrupoli ed ho desiderato, dopo avertene dette quattro, di lasciare questo paese e di andare a vivere da sola in qualche altro posto dove avrei trovato lavoro. Sono stata in collera con te e con mio marito Gianni, ma la colpa della vostra relazione è solo tua. Sapevi che era un uomo sposato, felicemente sposato e con due figli ed ugualmente hai cominciato ad andare nel suo negozio di ferramenta. Mi immagino:”Buongiorno, vorrei una tovaglia di plastica. Ho portato le misure…” e intanto facevi la carina. Poi:”Buongiorno, vorrei dei ganci così e così…” e di nuovo a fare la carina. Poi tutti i pomeriggi alle quattro in punto a passare in bicicletta davanti al negozio, con la gonnellina stretta e corta. E’ chiaro che un uomo difronte a una corte così spietata cede. Non mi ha mai detto niente, ma il nostro rapporto non è più come prima. Eppoi, come fare con i figli? Insomma, hai capito, ti chiedo di rompere il vostro legame”. Restai basita. L’unica cosa vera era che tutti i pomeriggi passavo davanti al negozio per andare a far lezione a un ragazzo della media. Poi non sapevo proprio cosa fare. Era chiaro per me che dovevo dare un appuntamento al “Mittente” E lo feci. Scelsi un bar con dei vecchi privè , fuori moda. La signora si presentò puntuale. Non la conoscevo, ma:”Buonasera, signorina Rossella” disse e sembrava proprio ammansita rispetto al tono della lettera.”Buonasera” dissi cortesemente e iniziai a parlare. Gli impulsi del cervello questa volta dovevano controllare la voce e le parole. Non mostrai nessuna rabbia. Subito chiarii dove andavo alle quattro in punto e poi precisai che non conoscevo affatto suo marito. Nessun Gianni. Scoppio di pianto della signora. Non dissi niente. Attesi che cessasse.”Mi avevano detto di averla vista nel retrobottega con mio marito” disse lei     e capii dal suo tono di voce che mi stava credendo. “Mi dispiace” continuò “Ho detto della sua relazione con mio marito, mi scusi, di quella che credevo la sua relazione con mio marito a tante persone, per sfogarmi. Le devo delle scuse” Nuovo scoppio di pianto. Dissi per calmarla che avrei diffuso io la verità. La signora però avanzò altri dubbi.”Ma io, come faccio con mio marito? Quando entra in casa non mi guarda nemmeno. Quando parlo sembra che pensi ad altre cose. Se non con lei avrà una relazione con qualcun’altra”.La conversazione non si protrasse a lungo e alla fine sembrò  decisa a parlare con suo marito.

Feci quello che avevo promesso durante la conversazione: dissi a tutti quelli che incontravo la verità. Anche se non ci cadeva l’argomento dicevo: “Scusa, ti devo parlare” e continuavo a far chiarezza. Un giorno, presa da una forte tentazione, chiamai Claudia e Claudia rispose e parlò con me, a lungo. Le cose stavano proprio con me le avevo immaginate: non aveva voluto continuare ad avere rapporti stretti con me perché aveva creduto alla calunnia. Dopo gran fatica, tutto mi sembrò tornare a posto.

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