Tutti i gusti più uno

Quando l’elicottero rosso toccò terra uno sbuffo di neve si nebulizzò nell’aria schizzando un po’ ovunque mosso dalla potenza del rotore centrale del mezzo. Il pilota osservava quella distesa desolata mentre i tre uomini alle sue spalle aprivano il portellone destro e scaricavano la barella arancione in tutta fretta, le pale continuavano a girare a gran velocità poiché dovevano essere pronte a sollevare quell’enorme massa entro pochi minuti, il carburante non era un problema. 

A pochi metri di distanza giaceva un uomo che pareva dormire con il viso schiacciato sulla sabbia, il petto che si muoveva a fatica, i tre medici si avvicinarono, posarono la barella. Il più anziano dei tre si avvicinò in posizione prona, poi si sfilò il guanto destro con un gesto secco e posizionò le dita sotto il naso del corpo, non era proprio qualcosa che avrebbero apprezzato all’ospedale ma era il metodo migliore per avere un rapido quadro della situazione, soprattutto quando il tuo culo rischiava di congelarsi con grande rapidità. 
“Il nostro eroe è ancora vivo, a quanto pare.”
“Dai su, carichiamolo prima di fargli compagnia.”
“Pesa come un sacco di cemento, forse anche due, Cristo Santo.”

Quando il portellone si richiuse con un cigolio sordo coperto dal frastuono del motore che aumentava di potenza, mentre venivano tagliati i vestiti dell’uomo, oramai del tutto congelati, si preparava la flebo, il viso pallido non accennava a migliorare.
Passò qualche istante prima che il veivolo sorvolasse l’hotel che distava un paio di chilometri dal luogo del ritrovamento, i tre attendevano il risveglio dell’uomo per interrogarlo, visto che nessuno sapeva come diavolo avesse fatto ad allontanarsi da lì, men che mai durante una bufera di quell’intensità. Il più anziano frugò nello zaino e ne uscì con un thermos di caffè caldo, che per abitudine portava sempre con sé insieme a quello con l’acqua con sali minerali aggiunti che utilizzavano come primissimo soccorso. 
“Volete da bere?”
“Io sì” rispose tossendo quello sulla barella, facendo trasalire tutti.
“Bentornato nel mondo dei vivi” disse il dottore brizzolato mentre afferrava l’altro contenitore.
“Dove mi trovo?”
“Su un elicottero di soccorso, per poco non rischiavi di rimanerci secco.”
“Ho la gola che brucia come il deserto.”
“Ecco qua, bevi un po’ d’acqua.”

Trascorse qualche minuto prima che quello fosse in grado di ricordare il perché di tutta quella follia culminata con una chiamata all’ospedale distante trenta chilometri da lì. 
“Ieri sera abbiamo deciso di festeggiare il Capodanno con un po’ d’alcool, penso sia del tutto normale, no? Saranno state le quattro quando qualcuno ha tirato fuori una scatola di funghi allucinogeni e ci ha invitato a prenderne un po’, io credo di averne ingurgitati più della metà di quelli nel sacchetto. All’inizio pareva tutto normale, quasi temevo non fossero veri; quando un drago ha sfondato la parete della mia camera da letto ed ha sputato così tanto fuoco da poter arrostire un intera mucca in tre secondi la mia mente ha cancellato il fatto che si trattasse di allucinazioni.”
“E quindi sei fuggito dall’hotel a quell’ora, ubriaco e drogato, riuscendo ad allontanarti per due chilometri prima di svenire.”
“Più o meno è quello che è successo, sì.”
“Gente come voi dovremmo lasciarla lì a marcire, altroché. Eppure dobbiamo pure svegliarci di primo mattino per venirvi a recuperare” disse il dottore brizzolato con aria disgustata.

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Commenti

  1. Antonino Trovato

    Ciao Alessandro, sti funghetti maledetti, altro che draghi avrà visto😂😂😂! Lab ben scritto, scorrevole e piacevole, con ottima cura dei dettagli, come tuo solito😁, incentrandolo sull’impiegno alacre di chi salva le vite, con la conclusione che cela il rammarico proprio verso chi spreca la vita sballandosi con le droghe. Un lab ironico dal retrogusto amaro e riflessivo!

  2. Micol Fusca

    Ciao Alessandro, racconto ben riuscito e scritto. Ti confesso di avere ancora qualche dubbio sul drago 😊 la mia predilezione per il fantasy si sta trasformando in una vera patologia. Ci hai concesso uno sguardo su degli autentici eroi che mettono la loro vita a servizio della nostra, descritto benissimo la frustrazione nel dover intervenire in casi come questo. Magari, togliendo del tempo ad altri che lo necessitano.