TWO

L’insegna del bar è un invito al quale non può resistere. Carla ha tentennato per un attimo, ma con il freddo che fa la sua mano è stata più veloce di qualsiasi ragionamento ed ora si trova a premere senza alcuna esitazione la lastrina di ottone che invita ad entrare. Il locale è più affollato di quanto immaginasse, si contano una quindicina di persone che hanno occupato tutti i tavoli disponibili.

“Gente che muore di freddo…” pensa. Anche Carla ha freddo. Il cappottino comprato in saldo la protegge a mala pena dal vento ed oggi ha deciso anche di piovere. Ha voglia di scaldarsi un po’ ma anche di fermare per qualche minuto il ritmo frenetico di quella giornata pazzesca. Lo sciopero dei mezzi, le bozze da presentare dimenticate sul sedile posteriore di un taxi, il suo capo infuriato che le ha ricordato quanto poco sia tutelato il suo lavoro.

Chiede una tazza di caffè, una di quelle brodaglie lunghe e scure che le ricordano gli anni del college facendola sentire ancora una ragazzina italiana sola nella grande mela.

Carla è stanca, la voglia di sedersi e fermare quella giornata si fa sentire più del brusio dei clienti.

Si guarda intorno, decisa a condividere quel piccolo piacere di fronte ad un viso sconosciuto, ma il panorama è meno invitante del caffè caldo nella tazza, ogni tavolino ha già il suo piccolo mondo rumoroso che gli ruota intorno.

Se il locale fosse stato meno affollato, avrebbe scelto come al solito il tavolino in fondo. Il punto ideale per osservare il mondo senza che il mondo si prenda troppa cura di lei. In questa maledetta giornata, il suo piccolo punto d’osservazione ha già la sua vedetta.

Un uomo siede al tavolo che avrebbe scelto lei se solo avesse trovato meno clienti. Legge il suo quotidiano prestando poca attenzione al tramezzino che agonizza sotto il suo naso e ai piccoli mondi che gli ruotano intorno. A Carla appare evidente che quel uomo non abbia scelto di sedersi lì, deve essersi seduto e basta, alzando un muro di carta e piombo fra se ed il resto del mondo.

Carla stringe la sua tazza di caffè nella mano e si avvicina all’uomo con la naturalezza di chi non ha niente da perdere.

“Posso?” il suo tono deciso per un attimo la stupisce, non aveva intenzione di essere così diretta.

L’uomo alza gli occhi dal giornale solo il tempo necessario per scrutare quella figura femminile, con poco interesse china leggermente il capo. Un piccolo ed impercettibile gesto, ad indicare che il posto è libero.

Carla avvicina le labbra alla sua tazza e si tuffa nel suo primo sorso di caffè.

“Ho deciso che sedurrò un uomo oggi.” E’ stupita dalla spontaneità di quella frase che non nasconde nulla di ingenuo, è stupita da come quelle parole siano scivolate via dalla sua mente con tale velocità.

Il suo interlocutore non sembra stupito, né particolarmente interessato a quel tipo di conversazione, dalle pagine di giornale lascia che si alzino solo poche parole masticate ed impastate con quel che resta del tramezzino.

“Se hai voglia di scopare ci sono io, non devi fare tanta fatica”.

“Ho detto che voglio sedurre un uomo, non che voglio scopare”.

“E quale sarebbe la differenza?”.

“La seduzione è un gioco non implica necessariamente una scopata. Posso farmi desiderare, perfino annusare, senza dover scopare”.

Carla aveva l’impressione di non aver mai ascoltato la sua voce, udiva le sillabe che scivolavano sulla sua lingua, si susseguivano e si intrecciavano fino a formare parole e frasi. Aveva l’impressione si sputarle via quelle parole, quasi fossero così intrecciate le une alle altre da aver formato un gomitolo che a poco a poco veniva filato fuori dallo stomaco.

“Stupidaggini. Sei venuta da me, hai detto che volevi sedurmi, in realtà vuoi solo scopare”.

La voce dell’uomo ruppe improvvisamente quel pensiero.

“In realtà ho detto che ho deciso di sedurre un uomo, non l’uomo che ho di fronte”.

“Bene. E allora sentiamo, perché mai dovresti voler sedurre un altro uomo?”.

“Non lo so. Ne ho semplicemente voglia. Forse sono annoiata o più semplicemente sto subendo un attacco dalla mia parte narcisista”

“Narcisismo? Dunque hai bisogno di conferme o semplicemente non ti senti desiderata?”.

Le parole dell’uomo continuano ad alzarsi dalle pagine del giornale, piatte e anonime.

“Né l’uno né l’altro, credo. Credo di aver solo voglia di esercitare un po’ di quel potere che è riservato alle donne o quantomeno vedere se ne sono ancora capace”.

“Dunque è una questione di potere? Vuoi farti annusare solo per soddisfare il tuo ego?”.

“Credo di si, in fin dei conti credo sia questo”.

Finalmente l’uomo decide di abbandonare il suo giornale. Si alza spazzolando via dalla giacca le ultime tracce di un tramezzino insipido.

“Sarà come dici ma continuo a credere che tu abbia solo bisogno di essere scopata. Ricordati che stasera siamo a cena dai miei, tu cerca solo di essere puntuale”.

Carla beve l’ultimo sorso di caffè guardando il giornale ordinatamente ripiegato.

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Discussioni

  1. Sarà perchè ho appena letto una serie in cui si lavora di immaginazione, ma ora sono lì a fantasticare sul rapporto fra i due. Il compagno di Carla è un po’ spocchioso, quel “tu cerca solo di essere puntuale” mi ha fatto arricciare il naso. Quasi quasi, meriterebbe davvero che lei cercasse di sedurre “un altro uomo”. Scherzi a parte, un racconto che riesce ad accendere in questo modo la mente del lettore è una gioia.

  2. Lo ammetto, il finale mi ha sorpreso. Il dialogo tra i due mi era sembrato molto strano e innaturale, e mi ha fatto sorgere diversi dubbi, poi la rivelazione nel finale ha cambiato tutto e reso il gioco anche divertente.