Ultima fermata…il paradiso

Serie: Ultima fermata...il paradiso

  • Episodio : Ultima fermata…il paradiso

Siamo appena arrivati alla stazione ferroviaria di Roma Termini. Non ci siamo fatti accompagnare dai nostri genitori, anche perché loro avevano da lavorare. I miei hanno uno studio di architettura, mentre quelli di Alessandra lavorano in ospedale. Abbiamo preso un taxi e, alla guida, un anziano signore, straniero direi, aveva una cicatrice sul volto. All’inizio l’ho fissato come se fosse un alieno; non so perché, ma sono rimasto imbambolato. Ci ha pensato Alessandra, la mia migliore amica, a distogliermi da quello stato di trance dandomi una gomitata sul fianco. Finita la corsa, scendiamo per dirigerci dentro. Mi guardo attorno: c’è tanta gente, siamo ad agosto ed è il periodo più affluente, dato che si va in vacanza. Appena entri trovi tanti negozi, persone che si siedono a fare colazione, gente che esce con le buste degli acquisti… Insomma, sembra un’altra città. Ci sono gruppi di amici e famiglie che fissano i tabelloni aspettando la chiamata per la loro partenza. Io e Alessandra stiamo andando a Napoli per le vacanze, mio cugino Ciro ci ha invitati a casa sua visto che non ci vediamo da due anni; ma non volendo disturbare, abbiamo prenotato la stanza in un albergo. La mia migliore amica non ha problemi a dormire con me, anche perché siamo cresciuti praticamente assieme.

A distogliermi dai miei pensieri, è la voce dell’altoparlante che ci annuncia di andare al binario 6, partenza tra cinque minuti.

“Ale, è il nostro treno.”

Avviso la mia amica che dobbiamo andare. Raccolgo la mia valigia e porto anche la sua, più pesante. Una volta arrivati, saliamo ed entriamo nel nostro scompartimento, prendiamo posto: io vicino al finestrino e lei accanto a me. A un tratto, vengo attirato dalla sua voce che mi richiama.

“Marco, non dici una parola da quando siamo partiti, non possiamo passare le nostre vacanze così. Ormai sono mesi che lei non c’è più. Devi fartene una ragione, basta sentirsi in colpa. Questo è un viaggio di divertimento”.

Ha ragione, sono mesi che abbiamo programmato questa partenza, dopo la litigata con Maria. Dopo quel giorno in cui le ho detto addio.

“Come hai potuto? Come diavolo hai fatto? Eri la mia vita! ”

“Hai detto bene: ero. Sono mesi che, a causa del tuo lavoro, non ci vediamo mai. Sono stanca delle tue continue assenze, avevo bisogno di attenzioni.”

“Queste erano le attenzioni che volevi? Andando a letto con il mio migliore amico? Stavo lavorando per noi, per costruirci un futuro dignitoso, per regalarti la vita di una principessa. Perché questo eri per me. Ma dopo questo, l’unica frase che mi viene da dirti è: “Mi fai schifo”.

Quel giorno un pezzo della mia anima andò distrutto. Lei, la mia ragazza, la persona con cui avevo passato ben cinque anni della mia vita, mi aveva tradito con il mio migliore amico. Camminavo come un forsennato, avevo bisogno di qualcosa o di qualcuno che mi calmasse, altrimenti avrei fatto un omicidio. Passeggiando incontrai i miei amici, parlavano di vacanze, stavano programmando un viaggio a Ibiza. Non me la sentii di andare con loro. Poi mi venne un’idea: telefonai mio cugino Ciro, lui era a Napoli, per me sinceramente quello era un bel posto dove poter riflettere. Ed ecco qui il nostro viaggio di partenza.

Il fischio dei freni che strusciano sui binari, mi riportano al presente. Siamo arrivati, ci alziamo per prendere i nostri bagagli. Scesi dal treno, raggiungiamo l’uscita in cerca di un taxi ma, guardandomi attorno, il mio sguardo viene catturato da una Porsche Cayenne nera. Si apre la portiera e vedo uscire mio cugino che alza la mano per farsi notare.

-Come se non si notasse già abbastanza. Dico tra me e me.

“Ale, vieni, c’è mio cugino lì”.

Lo raggiungiamo e lo saluto presentandogli Alessandra.

“Ciao Ciro, come stai?”

“Ehi, ciao Marco! Sto bene grazie. E questa bella ragazza chi è? ”

Ecco che comincia a fare il donnaiolo, odio quando si comporta così, anche perché si crede di essere chissà chi. Quando siamo in questi contesti, infatti, litighiamo spesso, specie perché le ragazze come la mia migliore amica s’imbarazzano. La guardo, ha il viso rosso acceso, segno che è in imbarazzo totale. E se non faccio qualcosa inizia a dare di matto. Ricordo ancora quel giorno in cui un ragazzo la mise in una simile situazione di disagio: gliene disse talmente tante che lui se ne andò con la coda tra le gambe dalla vergogna, e io per poco non arrivai alle mani con i suoi amici.

“Lei è Alessandra, la mia migliore amica. Ciro, una cosa, per favore: non fare lo stronzo”.

“Ehi, calma, non la mangio mica.”

Ok, adesso lo ammazzo. Alessandra nota che mi sto arrabbiando, così mette una mano sul mio braccio e scuote la testa, segno che vuole calmarmi. I suoi occhi si illuminano, come se attraverso di essi, mi stesse parlando dicendo: “Non ne vale la pena”. Ciro prende i nostri bagagli e li mette in auto, io mi volto verso la portiera, la apro e lascio che Alessandra salga al suo interno. La richiudo, mi affretto a girare attorno a essa per salire anch’io.

Osservo i gesti di Ciro che continua a fissarla con la bava alla bocca. Non mi piace che la fissino così, l’ho sempre difesa, per me lei è come una sorella. , Ripeto a me stesso di stare calmo, anche perché siamo appena arrivati e non mi sembra il caso di cominciare fin da adesso. Credo che questa sarà una lunga vacanza.

Appena arrivati in hotel, scendiamo dall’auto e iniziamo a guardarci attorno: di fronte all’entrata dell’albergo, c’è il museo di Etnopreistoria, che si trova all’interno di Castel dell’Ovo. Ho sentito che al suo interno ci sono reperti geologici e preistorici che ripercorrono ben cinquant’anni di studio.

Alessandra mi richiama all’attenzione.

“Marco, ti muovi?”

Le faccio cenno di sì e, insieme, raggiungiamo la reception. Dietro al bancone c’è una ragazza, alta più o meno un metro e settanta, i capelli neri e gli occhi marroni, che scrive a computer. Mi rivolgo a lei dicendo: “Salve, sono Marco Rossi. Ho prenotato una stanza per due persone.”

Lei si rimette al computer, cercando la mia stanza.

“Controllo subito…sì, ecco a lei, questa è la chiave della stanza numero 115”. “La ringrazio”.

Prendiamo le nostre valigie e ci affrettiamo ad andare verso la stanza.

Prendiamo l’ascensore, perché essa si trova al terzo piano. Alessandra non dice una parola da quando Ciro l’ha importunata, vedo il suo sguardo assente. Decido di parlarle.

“Ale, tutto bene?”

“Sì, sta’ tranquillo.”

Non ci riesco molto ma farò finta di nulla, almeno per il momento.

Arrivati su, entriamo e, iniziamo a guardare come sia la suite al suo interno: davanti a noi troviamo un tavolo bianco con due sedie del medesimo colore, vicino alla finestra. Sopra di esso, un vaso di fiori azzurro, dentro delle rose bianche con sfumature celesti. Sulla destra c’è un letto a due piazze, fatto di legno di massello. Hanno abbinato le lenzuola ai colori che ci sono in tutta la stanza, bianco e azzurro. Disfiamo le valigie e depositiamo i vestiti nell’armadio a quattro ante. Mentre aspetto Alessandra che fa una doccia, mi affaccio sul balconcino della camera, godendomi il panorama.

Da lontano intravedo un falò sulla spiaggia. Attorno a esso, dei ragazzi che suonano e cantano. Mi affretto a rientrare dato che lei ha finito. Faccio una doccia veloce, a un tratto sento la voce di Alessandra che mi chiama.

“Marco, sbrigati, ho visto che sulla spiaggia stanno dando una festa”.

“Ho quasi finito, il tempo di vestirmi e arrivo”.

Ho messo un pantaloncino nero con una camicia di lino bianca, esco e trovo la mia migliore amica con un vestitino corto e azzurro. Rimango incantato da lei. Mi sventola la mano davanti agli occhi, sono rimasto imbambolato come una statua.

“Ehi, non è la prima volta che mi vedi così”. Inizia a ridere e la seguo a ruota.

Sento Alessandra che mi tira per la mano, arriviamo vicino al gruppo di ragazzi.

“Ciao, possiamo aggregarci a voi?”

Un ragazzo la osserva e le fa cenno di sì con la testa.

La guardo male, dato che io rispetto a lei sono molto più riservato.

Ci uniamo a loro e in mezzo a quel gruppo noto una ragazza dai capelli color oro, che si volta verso di me scontrandosi con i miei occhi. Un color verde smeraldo che luccica al riflesso delle fiamme.

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Commenti

  1. Micol Fusca

    Ciao Gio Gio, finalmente sono riuscita a trovare un attimo per leggerti. Mi correggo: per rileggerti. Conoscevo di già il racconto e so che è il primo di una serie che si preannuncia viva e intensa. Mi sento d’accordo con i consigli che ti hanno già dato altri lettori, più dialoghi a vivacizzare non stonerebbero. La curiosità resta, anche se in privato mi hai già dato un piccolo spoiler 😉 Attendo il prossimo episodio.

  2. Lorenza Cesaratto

    Anche a me è piaciuto. Il racconto è gradevole, forse un po’ televisivo, nel senso che ci vedrei bene un serial tv e funziona. Aspetto le prossime puntate per capire come si evolve la trama, che è… intrigante.

  3. Antonino Trovato

    Ciao Gio Gio, il finale tronco mi suggerisce che questo non è un unico racconto, ma un primo episodio di una serie😅! Al di là di questo, la narrazione scorre semplice e senza particolari intoppi, anche se in futuro, per il tipo di trama che hai impostato, proverei a dare più forza alle emozioni e ai sentimenti, dandogli tridimensionalità e rinunciando a certe descrizioni che reputo superflue. Ma ovviamente questo è solo un mio parere😁! Passando alla trama direi che, cliché a parte(ma la realtà ne è piena😂), mi incuriosisce la posizione di Alessandra: è solo un’amica? Oppure Marco troverà conforto tra le braccia di un’altra donzella? Staremo a vedere! Il finale l’ho apprezzato particolarmente, soprattutto questo: “Ci uniamo a loro e in mezzo a quel gruppo noto una ragazza dai capelli color oro, che si volta verso di me scontrandosi con i miei occhi. Un color verde smeraldo che luccica al riflesso delle fiamme.” Un piccolo angolo di poesia😁 e sono davvero curioso del seguito😊! Alla prossima!

    1. Gio Gio Post author

      Ti ringrazio, si😇 è una serie 😂😁 ne vedrai delle belle.❤️

  4. Raffaele Sesti

    Racconto leggero forse con un po’ troppi luoghi comuni a mio parere.
    Secondo me potresti ravvivare un po’ la lettura puntando più sui dialoghi e meno sulle descrizioni: in questo modo non faresti perdere il lettore nei dettagli ma cattureresti la sua attenzione con un buon ritmo nelle conversazioni.
    Alla prossima lettura…