Un buon pranzo

Serie: La Curiosa


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: .

Tra l’antipasto ed il primo, toccai l’argomento.

«Allora, Matilde, dimmi: cosa vorresti?»

Si fece seria. Non cupa, non preoccupata, solo seria. Non lo vedeva come un gioco.

«Vorrei», disse guardando il piatto, «vorrei» ripeté guardandomi negli occhi «che lei si prendesse cura di me nel modo che ha descritto.» E qui, nuovamente, occhi nel piatto.

«Matilde, so che sai che non è un gioco. Ma voglio che tu sappia cosa comporterebbe.»

Parlai con calma, con naturalezza, mentre mangiavo i miei ravioli. Deliziosi, tra l’altro.

«Per prima cosa, sappi che se sceglierai di appartenermi, non sarà a intermittenza. Non sarai mia solo quando ci troveremo, due, cinque, dieci volte al mese. Sarai mia anche quando saremo lontani.

Questo non significa che sarà un rapporto a distanza, o che ogni giorno ti farò fare chissà cosa magari dietro ad una webcam o su whatsapp…no. Significa però che, se sceglierai di essere mia, lo sarai in ogni momento. Significa che avrai delle regole da rispettare, dei divieti, e dei compiti da fare. Allo stesso modo, però, io sarò sempre presente per te. Se avrai bisogno, se avrai dei dubbi, potrai in ogni momento cercarmi. Anzi, mi aspetto che tu lo faccia.

La seconda cosa, forse la più importante, ma non c’è bisogno che te lo sottolinei, è la sincerità. Potrò farti domande che ti metteranno in imbarazzo. Potrai trovarti in difficoltà a rispettare gli obblighi ed i divieti che ti darò. In qualunque caso, non mentirmi MAI. Non dirmi mai una bugia, anche se fosse per farmi piacere. Non dirmi MAI che hai fatto come ti era stato detto di fare, se non è vero.»

Lei mi ascoltava con sguardo attento, la bocca socchiusa. La forchetta nella sua mano era immobile.

«Se mi mentissi, ci rimetteremmo entrambi. Mentire a me, è mentire a te stessa: se vuoi davvero essere mia, se vuoi che ti educhi, sarebbe un controsenso imbrogliare. Piuttosto, se mai dovessi trovarti in difficoltà ad eseguire un compito, dimmelo. Quello che stai scegliendo di fare è un cammino che ti porterà, spero, a crescere come Persona, prima di tutto. E un cammino di crescita comporta delle difficoltà, anche degli sbagli, nel caso. Bene. io sono qua apposta: per aiutarti quando sarai in difficoltà e per correggerti quando sbaglierai. Quindi non aver mai paura di chiedere il mio aiuto, o di dirmi che un determinato compito è troppo pesante per te. Ma non mentirmi mai.»

Annuì senza parlare.

«Infine, mi sarai fedele. Non avrai rapporti sessuali con altre persone. Nè, per inciso, potrai masturbarti senza il mio permesso.»

Il colore del suo viso divenne rosso intenso.

«Per correttezza, però, ti dico che io sono per la monogamia.» Sorrisi. Poi esplicitai: «Che significa che anche io non avrò altre donne».

Sembrò quasi sollevata, a questa frase. Le chiesi quindi se avesse domande, se tutto le fosse chiaro. La prima cosa che mi chiese fu la conferma che il nostro rapporto sarebbe stato uno a uno, che non l’avrei “prestata” ad altri, e che non avrei avuto altre schiave. Il sorriso che le si dipinse sul volto fu eloquente.

Qui, per correttezza, devo dirvi che non giudico chi ha opinioni differenti su questo punto. L’importante è che la cosa sia concordata ed accettata da entrambi. Ricordate? consensualità. Alla fine, l’unica vera regola è quella, assieme al rispetto.

Arrivò il cameriere a portare via i piatti. Appena si fu allontanato, Matilde mi chiese qualcosa in più sugli ordini che avrebbe ricevuto, mi chiese degli esempi, e mi disse:

«E…a letto, dovrò fare tutto quello che mi dirà?»

Fu il mio turno di sorridere.

«Calma, calma, Matilde. Per quanto riguarda gli ordini, non devi preoccuparti. Li imparerai poco per volta. Il primo passo sarà scoprire assieme i tuoi limiti. E in base a quello vedremo. Per il resto, si: mi aspetto che tu faccia quello che ti dirò, ma non solo a letto. Per quanto la componente sessuale abbia un ruolo importante, sarebbe ipocrita negarlo, il rapporto non si baserà solo sul sesso. Anzi. Mi aspetto la tua obbedienza anche e soprattutto al di fuori della sfera sessuale.»

Infine, decisamente più imbarazzata, mi chiese cosa avrei fatto io, quale sarebbe stato il mio comportamento. Sembrava quasi si sentisse in colpa per farmi quella domanda, come se avessi potuto interpretarla come sfacciataggine. La presi invece per quello che era: sana e giusta curiosità e voglia di capire, di non fare un salto nel buio a scatola chiusa. Bene. Apprezzo il buon senso tanto quanto la curiosità.

«Io mi prenderò cura di te…scusami, mi rendo conto che questa frase vuol dire tutto e niente. Allora, vediamo di essere più concreto: ti aiuterò a trovare i tuoi limiti, ed a superarli; ti aiuterò a trovare le tue debolezze, non solo come schiava, ma come Donna, ed insieme cercheremo di trasformarle nei tuoi punti di forza. E, sempre, sarò disponibile quando avrai bisogno per tutti i tuoi dubbi. Il che non significa che sarò lo spalla sulla quale andrai a piangere, ma che piuttosto sarò qualcuno con cui potrai confrontarti. Non avrai da me tutte le risposte, ma ti aiuterò a fare in modo che tu ti faccia le domande giuste. Infine, ovviamente, ti correggerò quando sbaglierai»

Rimase in silenzio. Mi osservava, come se pensasse a cosa rispondermi. Fu salvata dal cameriere, che arrivò con le costolette di cervo.

Spostai volontariamente la discussione sul cibo, descrivendole la preparazione di quel piatto. Lo gustammo con piacere, e fui lieto di vederla serena.

Quando nei nostri piatti furono rimaste solo le ossa, finalmente le chiesi:

«Allora Matilde, ti ho spiegato qual è il mio approccio, la mia…filosofia. Ti ho detto cosa mi aspetterei da te se decidessi di affidarti a me. E ti ho detto cosa ne avresti in cambio. Dopo tutte queste parole, penso che tu, ora, possa essere in grado di decidere se confermare o meno ciò che mi avevi chiesto.»

Attimo di silenzio. Non volevo fare una pausa teatrale, volevo però darle il tempo di riflettere su quello che le stavo dicendo. Il biglietto che mi aveva lasciato in hotel era una richiesta a caldo, dettata più dall’istinto che dalla ragione, probabilmente ignorando tante implicazioni del darsi a me.

Ora le avevo dato tutti gli elementi per riflettere e decidere non solo con l’istinto, ma anche con la ragione. Ora, la sua scelta di appartenermi o meno, sarebbe stata reale e ponderata.

Matilde guardava il tavolo davanti a lei. Le feci “La Domanda”:

«Matilde: vuoi essere mia?»

Alzò gli occhi dal tavolo, e li fissò nei miei. Lo sguardo era risoluto. L’espressione seria.

«Si.»

Mi disse. Sorrisi. Anche lei sorrise.

Ordinammo il dolce. Per lei panna cotta con salsa ai frutti di bosco caldi, per me torta di mele con gelato alla vaniglia. E un bicchierino di marsala ad accompagnare il dessert.

Mentre mangiavamo gli ultimi bocconi, misi una mano nella tasca del mio giubbino, estrassi un foglio piegato in quattro e glielo porsi. Matilde sembrò sorpresa.

«É…è il contratto?»

Al momento non capii.

«Il cont…cosa?!» Poi realizzai.

«Oh, Signore, no, non è nessun contratto! il nostro…contratto l’hai già firmato prima quando mi hai sorriso. Oh, quel libro ha fatto più danni di quanto pensassi!»

Risi, ricordando di aver letto che in “50 sfumature”, il sedicente padrone (si, ho scritto in minuscolo) obbliga la coprotagonista a firmare una specie di contratto di appatrenenza.

Risposi poi a Matilde:

«No, non è un contratto. É una piccola lista di regole che voglio che tu segua, più qualche cosa che voglio che tu faccia prima del nostro prossimo incontro. Mi raccomando, non aprirlo fino a quando non sarai a casa.»

Glielo porsi.

«Va bene…»

La fissai, senza parlare. Mi guardò con aria interrogativa.

«…va bene, Padrone.» Completai per lei, sorridendo.

Divenne rossa in volto:

«Mi scusi… va bene, Padrone.»

Mi sentii in dovere di tranquillizzarla. Era mia schiava, anzi, LA mia schiava, formalmente, da meno di un minuto. C’era tutto da imparare (e, da parte mia, da insegnarle), e la mancanza era davvero veniale. Finito il dessert, lei si alzò per andare in bagno. Quando fu in piedi, le dissi:

«Siediti.»

Lei ubbidì, ma mi disse anche che aveva necessità di andare in bagno.

«Non ne dubito, Matilde, ma per ora aspetti: quando saremo assieme, mi chiederai il permesso per andare in bagno. Mi chiederai il permesso ogni volta che per un motivo o per un altro dovrai allontanarti da me.»

«Va bene….va bene, Padrone.»

Attimo di silenzio. La vedevo muoversi sulla sedia. Le venni incontro.

«Quindi, c’è niente che tu voglia chiedermi ora?»

Sorrise: «Si, Padrone: posso andare in bagno?»

Ovviamente la mia risposta fu affermativa. Ringraziò e si diresse a passo spedito verso la toilette. Ne approfittai per andare a pagare.

Serie: La Curiosa


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Discussioni

  1. La parte in cui le dice di risedersi: I was burningggg.
    Okay, scherzi a parte.
    Non sono propriamente nuova a questo mondo (😬) e devo dire che il modo in cui lo descrivi sembra quasi fatto per mettere a proprio agio anche chi invece non vi è affine. Per questo, in alcuni punti ho provato quasi tenerezza, non tanto per Matilde, ma per il protagonista, per il modo in cui rassicura (Mati e i lettori) rispetto le sue azioni. Vado avanti a leggere!

  2. Mi fa piacere che Matilde abbia cominciato questo nuovo percorso, ma l’altra “ragazza” del protagonista? Vado a vedere che fine fa 😢

  3. Ciao Sergio. Il genere non è tra le mie corde, nel senso che non lo conosco molto bene. Eppure mi stai incuriosendo parecchio, sai? Vuoi per la storia (anche per come è stata “tagliata”), vuoi per il linguaggio (dal taglio “realistico”, quasi colloquiale) o vuoi per i dettami della narrazione. Ripeto – fino allo sfinimento – che chi scrive non deve saper scrivere e basta… deve saper narrare! Grande!

    1. Grazie mille Giuseppe!! 🙂 neanche a farlo apposta, ti ho risposto all’altro commento dicendo in sostanza quello che tu hai scritto qua sullo stile “colloquiale”. Forse è -ripeto, ho pescato il jolly dal mazzo, mi è andata bene! – la caratteristica migliore di questa serie, che invoglia a farsi leggere anche di chi non è necessariamente amante del genere.
      Ti ringrazio ancora davvero per il bellissimo complimento contenuto nel tuo commento! e ci vediamo subito nel prossimi episodi! 😉

  4. Ciao Sergio, confesso che non mi ero mai accostata al genere erotico prima di approdare su Edizioni Open. Quanto a 50 sfumature non mi è nemmeno nata la curiosità di leggerlo, cosa che invece sta accadendo con questa serie 😀

    1. Guarda, è il complimento migliore che potessi farmi! 😁
      Se mai ti venisse voglia di leggere qualcosa di “serio”, ti direi Histoire d’O., anche se è decisamente più estremo. Ed il film con Corinne Clery, una donna con un fascino incredibile. Ma il mio racconto è più vicino a Secretary, un film molto più realistico e “rassicurante”. 😊

  5. Ummmm a questo punto siamo tutti curiosi, di vedere come va la aavanti il rapporto tra i due.
    Molto interessante vedere un rapporto, che per molti è solo una devianza, qualcosa di cui non parlare, spiegato in modo franco e onesto.
    Bella serie, non ho letto 50 sfumature di grigio e la mia cultura sulla letteratura erotica si ferma a Emanuelle, però questa serie mi piace molto.

    1. Ti ringrazio, Ale!
      Già, il racconto era nato proprio con l’intenzione di spiegare in maniera trasparente, con lo scopo iniziale (ma non unico) di combattere i messaggi errati dati da quella saga…
      Poi, per carità, come il nostro amico narratore ribadisce ogni tanto, quella che lui propone a Matilde è la sua versione: le regole possono cambiare. Salvo alcune, legate alla consensualità ed al rispetto della Persona oltre il ruolo, che devono sempre essere presenti.

  6. Non mi sono mai interessato al rapporto Padrone-Schiava, mi sembra qualcosa di lontano (sono l’unico che ha conosciuto solo donne che volevano sottomettere me?) ma è una realtà. Esiste. E se è davvero così come la descrivi è un modo che si dischiude davanti ai miei occhi. E adesso bisogna andare fino in fondo.

    1. Più che “è” direi “può essere anche”.
      Non ti spoiler o nulla, ascolta ciò che il narratore dice a Matilde 😉.
      Purtroppo come in ogni tipo di rapporti, anche tra quelli di questo tipo ci possono essere relazioni tossiche. Possiamo dire che lo scopo del racconto è anche quelli di aiutare le varie Curiose ad aprire gli occhi e non farsi fragare. 😉