
Un cielo chimico sopra il deserto
Serie: Beat on the Brat
- Episodio 1: Soltanto il sole batte più forte dei rovesci al Dubai Tennis Championships
- Episodio 2: Racket the Casbah
- Episodio 3: Game, set, match
- Episodio 4: Dope Final
- Episodio 5: Per un pugno di Rubli a Dubai
- Episodio 6: Un cielo chimico sopra il deserto
- Episodio 7: DEJA VU-CUMPRA
- Episodio 8: Dobbiamo andarcene da qui
- Episodio 9: Piccola città bastardo posto.
STAGIONE 1
INT. STANZA no.95 – HOTEL MIRAMAR – NOTTE
Sotto il cielo di neon tirato a lucido nelle mille e una notte di Dubai, dove i grattacieli solleticano le stelle e il lusso è una metastasi incontrollabile Brat mescola “birra chiara e 7Up” nella sua stanza.
Brat e Nadia sono seduti sul divano del mini-appartamento del Miramar, la luce soffusa di una abatjour si distende sulle loro silhoutte in penombra.
Hanno appena finito di raccontarsi le loro storie tormentate, le cicatrici dell’anima, ed il passato che si risorge nei loro occhi.
Un silenzio carico di parole non dette li circonda.
Brat si avvicina a Nadia, i suoi occhi verdi penetranti la fissano con intensità. Nadia non si tira indietro, il suo sguardo magnetico incontra il suo.
Le loro mani si sfiorano, un contatto delicato che fa esplodere una corrente elettrica tra di loro. Brat le prende la mano tra le sue, le sue dita calde accarezzano la sua pelle morbida. Nadia chiude gli occhi, un brivido le percorre il corpo. Un imprinting agonistico li accomuna, un destino geografico fatto di filo spinato, cortina di ferro e patto di Varsavia li ha separati finora.
Brat si avvicina lentamente, il suo viso a pochi centimetri da quello di Nadia. Il suo respiro caldo sfiora le sue labbra, un invito silenzioso. Nadia apre gli occhi, i suoi lapislazzuli azzurri ed intensi incontrano i suoi smeraldi.
In quel momento, Dubai svanisce e si perde fino alle periferie desolate di Bucarest e ai giardinetti dei tossici di San Maledetto.
Sono li ma sono ovunque, la nostalgia dell’illusione li rapisce mentre le loro labbra si incontrano in un bacio appassionato in cui le rispettive lingue danzano in contorsionismi spasmodici. Sono satolli di desiderio e speranza senza ombra di competizione.
CAMPO CENTRALE – DUBAI ATP TOURNAMENT 2023 – UN ANNO PRIMA.
Il pubblico è in delirio, sarà anche l’effetto del caldo umido. Ogni punto è una battaglia, ogni game un’agonia.
Ivanov il semifinalista russo che ha affrontato due durissimi turni di qualificazioni implacabile. Un set vinto lasciando Jin Fengh, il suo avversario cinese, a zero. Ed il secondo set ha lo stesso swing del primo con 3 game a 0 per il russo che ha appena brekkato quell’involtino plimavela cinese.
Sembra destinato a conquistare la sua seconda finale consecutiva del Torneo.
Ma all’improvviso durante uno scambio particolarmente intenso e prolungato fatto di smorzate e pallonetti recuperati, Ivanov si accascia terra, stramazza sulla linea di battuta, alzando un polverone rosso. I soccorsi sono immediati, entrano in the court due paramedici che comprendendo la gravità della situazione praticano all’istante un massaggio cardiaco in attesa del “salva-vita elettrico” defibrillatore.
Dopo alcuni minuti di tensione, Ivanov si rialza come Lazzaro, una resurrezione che fa esplodere il pubblico in un sonoro applauso scaccia tensione, dopo i drammatici ed interminabili minuti di fiato sospeso.
Ivanov non ne vuol sapere di ritirarsi, sembra incredibilmente e miracolosamente in grado di continuare. Il gioco riprende, ma il russo non sembra essere più lo stesso. I suoi colpi sono meno potenti, le sue gambe molli e pigre non arrivano col timing giusto sui colpi di Fengh.
Approfittando della situazione il cinese con un sano cinismo sportivo prende a recuperare terreno, punto dopo punto, game dopo game.
Il pubblico era diviso. Alcuni tifosi per Ivanov, preoccupati per le sue condizioni fisiche, altri per Miller, che stava lottando con tenacia per ribaltare il risultato.
La partita si trascina fino al terzo set. Fengh è stremato ma felice come una Pasqua, Ivanov sembra un Lerch russo, color verde zombie. Il match si decide al Tie-Break.
Alla fine, dopo un’estenuante lotta, intrisa di psicodramma e sudore Fengh ribaltando ogni pronostico dei bookmakers riesce a conquistare la finalissima battendo Ivanov in tre set esacerbanti.
La folla incita il cinese che commosso, si inginocchia baciando il campo, mentre Ivanov si dirige come un’automa post elettroshock e si incammina robotico sotto rete per congratularsi con lui.
L’incontro del torneo 2024 di Dubai resterà di sicuro per molto tempo impressa nella memoria degli appassionati di tennis come una delle più emozionanti e drammatiche della storia. Un incontro che ha messo a dura prova i due giocatori, non solo fisicamente ma anche mentalmente, con un colpo di scena a due passi dalla tragedia e che ha dimostrato ancora una volta quanto questo sport sia bello e imprevedibile e giustamente considerato Lo Sport del Diavolo.
Ma non è tutto oro quello che luccica a Dubai, la vittoria del tennista cinese è stata viziata da un malore tutt’altro che accidentale dell’avversario.
Serie: Beat on the Brat
- Episodio 1: Soltanto il sole batte più forte dei rovesci al Dubai Tennis Championships
- Episodio 2: Racket the Casbah
- Episodio 3: Game, set, match
- Episodio 4: Dope Final
- Episodio 5: Per un pugno di Rubli a Dubai
- Episodio 6: Un cielo chimico sopra il deserto
- Episodio 7: DEJA VU-CUMPRA
- Episodio 8: Dobbiamo andarcene da qui
- Episodio 9: Piccola città bastardo posto.
Metà racconto in tinta rosso fuoco, labbra annessi e connessi e metà racconto giallo e noir. E adesso?
E adesso “l’ azzurro del cielo” e del mare…come direbbe Bataille 🙂 Buone Ferie Cristiana e grazie infinite per continuare a seguire la serie! 🙂
Attorno a questa droga delle meraviglie girano doppi e tripli giochi… Un thriller. Bravo.
Grazie infinite Giancarlo!
“Dubai, dove i grattacieli solleticano le stelle e il lusso è una metastasi incontrollabile”
Poche parole per definire un mondo. 👏 👏
Dunque la storia di tinge di giallo… In tutti i sensi 🙂
Adorabile come sempre la stesura, se poi la cominci citando Guccini vinci a mani basse.
Secondo me è uno dei migliori incipit della canzone italiana. Grazie mille Francesco
” Un imprinting agonistico li accomuna, un destino geografico fatto di filo spinato, cortina di ferro e patto di Varsavia li ha separati finora.”
Adoro queste uscite, buttate li con la sapienza di chi può permettersi di farlo come nulla fosse…
Mi sembrava strano stesse filando tutto liscio…e infatti la stoccata è arrivata sul finale! E ci lasci ancora con fiato sospeso. L’idillio tra Nadia e Brat, non so perché, non mi convince.. io fossi in lui continuerei a stare sul chi va la 🤭
È tutto un gomblottoh! Grazie Dea di ❤
Mi piacciono i racconti che filano via lisci ma poi l’inghippo arriva all’ultima riga.
Sono contento che sia di tuo gradimento Francesca. Grazie!