Un fratello in regalo

Dopo la sua morte ho cercato di metabolizzare il lutto come meglio potevo. Ma non sono brava. Mi stupisce quanto la sua assenza, in realtà, è davvero grande. Un vuoto che non riesco a colmare facilmente anche se con lui sono ancora arrabbiata.

Quando avevo piu bisogno di lui, al massimo mi mandava un sms scusandosi che non poteva darmi retta.

Grazie papà.

Eppure da bambina passavamo tanto tempo insieme, anche solo un’ora al giorno, tu c’eri ed io ero felice per questo; ed ora sei morto nella più completa solitudine. Potevi chiamarmi almeno, e avvisarmi che te ne stavi andando per sempre. Perchè, papà, tu questo lo sapevi in cuor tuo. Sapevi che se te ne andavi senza dirmi nulla e avresti lasciato un vuoto che mi avrebbe logorato.

Non ho sensi di colpa ma ho un forte bisogno di sapere perchè mi hai allontanato. Un abbraccio avrebbe seppellito tutto il male. Sapevi anche questo, ma non hai fatto nulla lo stesso.

L’avvocato mi ha chiesto di prendere ciò che volevo tenere dal tuo appartamento e poi decidere cosa fare dell’immobile, dato che sono l’unica erede. Sento di non farcela. Tengo tra le mani le tue chiavi di casa e le osservo con attenzione. Due chiavi e in più una piccolina che sembra appartenere a una cassettina. C’è lo stesso portachiavi di sempre, un pò logoro ma sempre lui. Te lo avevo regalato per il tuo compleanno l’anno prima della separazione tra te e mamma. È una cassaforte in mianiatura con tanto di conbinazione per aprirla. Chissà se la combinazione è rimasta la stessa. Ci provo con riluttanza.

Digito 12 5 89, la mia data di nascita.

Si apre con un click; mi luccicano gli occhi, non ci credo, hai mantenuto la mia data. È un modo diverso per farmi sapere che in fondo ci tenevi a me. Apro il piccolo sportellino e intravedo qualcosa di luccicante, guardo meglio; al suo interno c’è una catenina con un ciondolo.

Pensavo di averla persa, era la mia collana preferita, anche se non aveva un gran valore materiale. Come posso dimenticare questo tuo regalo, fatto senza un reale motivo, solo perchè ero la tua principessa. Tutto questo, per quanto mi stupisce mi fa anche molto male. Perchè tutto questo è finito per colpa tua, solo tua.

Mi appendo la catenina al collo e scendo le scale di casa mia per andare da te, senza di te. Il viaggio in macchina mi permettere di decidere che una volta svuotato il tuo appartamento l’avrei venduto. Perchè tenere il tuo appartamento vuoto ed inutilizzato se io non ci vorrò abitare?

Parcheggio dove solitamente vedevo la tua macchina quando passavo di nascosto e spengo il cellulare. Preferisco rimanere in compagnia dei nostri ricordi.

Apro il portone del palazzo e mi diriggo verso la tua cassetta della posta, ma non c’è nulla lì così salgo le scale. Qualche volta sono venuta da te per qualche sporadico weekend e da allora non è cambiato nulla. Tutto è rimasto uguale. Entro in casa e saluto, sorrido nel farlo, perchè mai dovresti rispondere se Tu hai deciso di andartene senza neanche salutare.

Mi guardo intorno è capisco quanto siamo simili io e te, lo stesso genere di disordine che allo stesso tempo non è caotico ma la diretta conseguenza dell’accumulo di oggetti. Anche la più piccola delle cose, se c’è un legame affettivo, in automatico prende posto da qualche parte in casa.

Per questo non capisco come un uomo come te, così sentimentale e affettuoso, sia riuscito a sparire da anni senza farsi sentire da sua figlia. Non me ne capacito!

Faccio il giro accurato in ogni stanza e prendo tutto quello che in qualche modo è stato nostro. Le mie letterine di auguri, con poesie e filastrocche, appese sul portellone del frigo; i pupazzi che più preferivo ma donati a te perchè tu eri il più preferito, e tutte le foto che ci ritraevano insieme FELICI. Quante foto. Ma tutto questo mi disorienta. Perchè se ti mancavo così tanto, se mi volevi ancora così bene, sei rimasto lontano da tua figlia?

La pretendo una spiegazione. Finalmente le lacrime scorrono e le sento bruciare sul viso; come se dal cuore uscisse lava bollente. Mi siedo sul divano del soggiorno per riprendermi un attimo, per raccogliere le idee e sfogare le emozioni. Quando, casualmente, il mio sguardo cade su una cassetta chiusa che sporge in parte da sotto il divano di fronte a me. La fisso e prendo dalla tasca dei jeans le chiavi. Prendo la chiavetta e mi chino per recuperare la cassettina. Me la poso in grembo, trattengo il fiato e la apro. Vuota tranne che per una penna usb. Rimango spiazzata, perchè chiudere una chiavetta dentro una cassetta. Ma dato che non ho da chiedere il permesso a nessuno e tutto ciò che c’è a casa è ormai mio, la prendo e la inserisco nel lettore dvd della tv e lo accendo.

Adesso ci sei tu che mi fissi dal televisore e sembri stanco e provato. Sul tuo viso noto rughe che non avevi anni fa. Il respiratore attaccato al naso mi strazia il cuore. È la prova della tua malattia. Sento montare la rabbia dentro di me.

< Ciao piccola Lily, scusa per come ho deciso di andarmene e per come ti ho fatto soffrire… >

No papà io sto soffrendo ancora adesso. 

Parli della tua malattia, per come hai scoperto che non c’era chemio che poteva salvarti e per come ti fossi rassegnato. Descrivi il tuo dolore con vergogna, ma non hai capito che io di te non mi sono mai vergognata, o quasi.

< È doveroso spiegarti una cosa prima di andarmene, perchè sono convito che tua madre non ti ha mai detto apertamente il motivo della nostra separazione. Avevo tradito la mamma con una mia collega. Il matrimonio anche prima di questo fatto era agli sgoccioli, l’unica cosa che mi restava di bello eri tu.>, continuo a piangere, < Lo so che non dovevo commettere questo errore, ma ormai non potevo più tirarmi indietro e dovevo prendermi le mie responsabilità. Questa mia collega era rimasta incinta e al momento del parto lei è morta.>

Rimango a bocca aperta. Ho trent’anni e nessuno dei miei genitori si è mai degnato di dirmi la verità. L’unica cosa che sapevo, da mia madre, era che mio padre era un egoista e che per pensare alla carriera ha preferito lasciarci. Ma questo non combaciava. Mio padre ne passava di tempo con me anche se rimaneva poi indietro con il lavoro. Che mio padre ha preferito un’altra donna a me questo non mi stupisce, perchè mamma è sempre stata insopportabile e pesante in casa. L’unica cosa che non gli perdono è che si è allontanato da me.

< Ho chiesto alla mamma di adottare insieme a me il bambino perchè non potevo abbandonarlo. Ma lei non ha voluto e mi ha dato un ultimatum. O voi o lui.>

Quindi avevo un fratello?

< Quando mi separai da mamma avevi 10 anni e per me è stato atroce lasciarti. Ma non credere che sia stato presente con tuo fratello e non con te. Ho chiesto che lui fosse affidato a una famiglia anche se io continuavo a essere il padre. Perchè non sopportavo di fare il padre a metà. Mi sono sempre più isolato sia da te che da lui. E so che ho sbagliato.>

Certo che hai sbagliato.

< Io ormai non posso più recuperare e so che non potrai mai perdonarmi per tutto il male che ti ho fatto. Ma io ho da chiederti un favore, perchè per quanto vuoi negarlo, sei simile a me. Ora che non ci sono più devi andare da tuo fratello e spiegargli tutto da parte mia. Se mi volete ancora bene, dovete rimanere uniti, ora che siete grandi e potere ragionare col cuore. Tutto vi verrà spontaneo, ne sono certo. Piccola mia tu sei stata, sei e sarai sempre la mia principessa. Ti voglio bene>

Dietro di me sento dei passi, cauti e delicati. Mi volto, lo guardo e gli sorrido. I suoi occhi sono dolci e azzurri e mi accorgo che una parte del mio papà è li davanti a me. Rimaniamo a fissarci con curiosità e mi accorgo che è reciproco. Finalmente mi sento più leggera e soprattutto meno sola. Sento che io e mio fratello abbiamo ricevuto un’eredità ben più grande di quella materiale.

Grazie papà. 

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