Un gioco da bambini (1/4) – Gemelli

Serie: L'angoscia e l'ignoto


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Il problema non era quanti squilli avrebbero dovuto trafiggerle il timpano prima che qualcuno si degnasse di rispondere alla chiamata. Il problema era che da molto tempo lei e Robert non trascorrevano una serata lontani da tutto e, adesso che erano riusciti a concedersi una cena in uno dei migliori ristoranti della città, ecco che il fato si era accorto di loro e quindi Maya era certa che non sarebbe andato tutto bene. 

Avrebbe potuto chiudere la chiamata e comporre il numero del cellulare che aveva lasciato a sua figlia. Helen aveva dieci anni e di sicuro non stava dormendo. Non alle dieci e mezza di una serata in cui era in casa con il fratello più piccolo, ma non di molto, e con Dora, la babysitter. La migliore occasione per fottersene delle regole che lei e Robert avevano stabilito per i loro figli.

Ludwig aveva otto anni. Era nato lo stesso giorno di Helen, a due anni di distanza. Così in occasione dei compleanni era come festeggiare due gemelli. Qualcuno si ostinava a chiederlo a lei e Robert. Più di una volta aveva pensato di tenere tra i suoi documenti i certificati di nascita di Helen e Ludwig, pronti per essere sbattuti in faccia al prossimo che avrebbe fatto l’odiosa domanda.

«Maya, carissima! Sono due bambini fantastici! Gemelli, vero?»

Maya non riusciva a capire come si potesse essere tanto superficiali da non accorgersi della differenza di età. Nessuno lo aveva chiesto per un certo periodo dopo la nascita di Ludwig, perché da uno a tre o da due a quattro anni la differenza si notava senza bisogno di chiamare in causa il pensiero razionale. Ma anche adesso, anche chi non aveva conosciuto i bambini quando erano più piccoli… Helen forse dimostrava meno dei suoi dieci anni, ma possibile che qualcuno potesse considerarla la gemella di Ludwig?

Persino Milly, la babysitter a cui si era affidata fino all’anno precedente, pur sapendo che tra i due bambini c’era una notevole differenza di età, era solita riferirsi a loro come ai gemellini. E questo la faceva imbestialire. Non voleva che Helen e Ludwig crescessero con questa falsa convinzione, anche era certa che i suoi figli fossero molto più intelligenti e svegli di Milly e quindi sapevano benissimo che compiere gli anni lo stesso giorno non significava necessariamente essere nati lo stesso giorno.

Si assomigliavano, senza dubbio. Si assomigliavano molto. Ma essendo due fratelli quasi coetanei il fatto era più che normale. Anche i loro caratteri erano simili. Amavano inventare storie che spesso trasformavano in giochi, una sorta di messa in atto, prove per uno spettacolo teatrale, e in questo erano molto bravi. Talvolta avevano coinvolto Maya e Robert e in altre occasioni Milly, che però partecipava alle loro fantasticherie senza grande entusiasmo. Poi, da un giorno all’altro, Milly non si era più presentata. Maya aveva provato a rintracciarla, ma l’unica volta che lei aveva risposto al telefono aveva buttato lì delle scuse: la salute, il suo fidanzato, altri impegni.

Anche Robert aveva tentato di scoprire il motivo per cui lei avesse deciso di non dedicarsi più ai loro figli. Maya era certa che con lui la ragazza avrebbe parlato. C’era un feeling particolare tra i due tanto che, se non fosse stata più che sicura della integrità morale di suo marito, avrebbe potuto sospettare che tra i due ci fosse qualcosa di più che il semplice rapporto di lavoro. Milly era una studentessa modello e per non pesare sulla famiglia tutt’altro che benestante si dava da fare per guadagnare qualcosa con lavori saltuari. Con Maya andava d’accordo, niente di più. E tutto sommato era contenta che non si fosse più presentata da loro, anche non riusciva a capirne il motivo. Aveva pensato a qualche parola di troppo da parte di Robert o, peggio, a qualcosa che lui aveva fatto. Aveva chiesto più volte ai bambini se fosse successo qualcosa tra loro e Milly.

«Non voleva più giocare al nostro gioco» aveva detto più volte Ludwig, mentre la sorella si limitava ad annuire con enfasi. «Voleva inventare lei le storie, ma a noi le sue storie non piacciono.»

In ogni caso era passato un anno e la questione era stata dimenticata in un angolo remoto della mente. Qualche tempo dopo Dora aveva preso il posto di Milly. Era poco più grande, ma con qualche anno in più di esperienza. Stava frequentando un master per diventare educatrice e Maya la considerava perfetta per occuparsi dei suoi figli. A differenza di Milly, Dora aveva apprezzato da subito il loro modo di inventare giochi e spesso era lei a dare il via libera alla fantasia dei due bambini.

Maya non aveva mai avuto necessità di riprendere la ragazza per qualcosa di cui non fosse più che soddisfatta, tranne una volta in cui aveva interrotto uno dei giochi dei bambini perché le era sembrato che alludesse a comportamenti poco indicati per la loro età. Ne aveva parlato con Dora e lei le aveva detto che si trattava semplicemente della messa in scena di una fiaba. Pur fidandosi di lei, Maya era rimasta sulla sua posizione e aveva chiesto alla ragazza di controllare in maniera più assidua i bambini e di non assecondare sempre la loro fantasia.

La segreteria telefonica si attivò per l’ennesima volta. Maya interruppe la chiamata e tornò all’interno del ristorante. I profumi che fino a pochi minuti prima aveva trovato deliziosi, come ogni portata della cena, le provocarono un lieve sobbalzo alla bocca dello stomaco. Deglutì alcune volte con difficoltà per placare la sensazione di acido che aveva iniziato la sua ascesa verso la gola.

«Non risponde.» Guardò Robert con aria preoccupata.

«Hai chiamato il numero di Helen?»

«No, non voglio spaventarla. Forse è meglio rientrare a casa, anche se probabilmente è solo il telefono di Dora che è stato messo in modalità silenziosa per errore.»

Robert si alzò. «Provo a chiamarla io. Le dirò che penso di aver lasciato le luci del box accese. Le chiederò se è ancora alzata e se ha voglia di controllare insieme a Ludwig.»

Continua...

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Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Sempre riconoscibilissimo il tuo stile, devo dire. E lo è in modo più che gradevole, almeno per un amante delle strutture sintattiche che si allontanano dall’eccessiva tendenza alla paratassi moderna. Le nostre letture influenzano queste cose di sicuro, ma trovo che stili come il tuo costituiscano ancora la modalità migliore per costruire una buona storia del brivido. Sono curioso di assistere allo sviluppo, perché tutto promette bene. Tra l’altro, non ho potuto fare a meno di ravvisare una certa somiglianza di elementi con Il giro di Vite di Henry James (non so se l’hai mai letto): anche lì vi sono una coppia di bambini che gioca con rappresentazioni teatrali, e che allontanano un’educatrice. Forse nella storia erano gemelli, non ricordo bene.

    1. Ritengo Il giro di vite uno dei racconti da leggere, anche per Decreto. Ma chissà perché non mi era tornato in mente. E adesso che lo hai citato noto anche che i due bambini, un maschio e una femmina, hanno 8 e 10 anni… Sì! Siamo influenzati da ciò che abbiamo letto nel corso degli anni, sedimenti di memoria che emergono anche se non alla piena coscienza quando cerchiamo le idee e le parole con cui raccontare. Penso che non sia facile per me modificare questo stile. Ci provo, ma ricado qui.
      Grazie Gabriele!