Un gioco da bambini (2/4) – Mosche
Serie: L'angoscia e l'ignoto
- Episodio 1: La mia casa è laggiù (1/4) – Sogno numero uno
- Episodio 2: La mia casa è laggiù (2/4) – Sogno numero due
- Episodio 3: La mia casa è laggiù (3/4) – Fuori dal sogno
- Episodio 4: La mia casa è laggiù (4/4) – La scelta
- Episodio 5: Inferno (1/2) – Luce e ombre
- Episodio 6: Inferno (2/2) – Occhi
- Episodio 7: La Signora di sopra (1/3)
- Episodio 8: La Signora di Sopra (2/3)
- Episodio 9: La Signora di Sopra (3/3)
- Episodio 10: Babau
- Episodio 1: Radici (1/2)
- Episodio 2: Radici (2/2)
- Episodio 3: Ketogenic (1/6) – L’impegno
- Episodio 4: Ketogenic (2/6) – Due semplici regole
- Episodio 5: Ketogenic (3/6) – Il terzo jolly
- Episodio 6: Ketogenic (4/6) – Un modo per perdere peso
- Episodio 7: Ketogenic (5/6) – Mangia!
- Episodio 8: Ketogenic (6/6) – Epilogo
- Episodio 9: Il Diavolo fa le pendole (1/2) – Dissonanze
- Episodio 10: Il Diavolo fa le pendole (2/2) – Oscillazioni
- Episodio 1: Il volto alla finestra
- Episodio 2: Urbex (1/3) – Lucy
- Episodio 3: Urbex (2/3) – Esplorazione
- Episodio 4: Urbex (3/3) – Chi sei?
- Episodio 5: Un gioco da bambini (1/4) – Gemelli
- Episodio 6: Un gioco da bambini (2/4) – Mosche
- Episodio 7: Un gioco da bambini (3/4) – Conta fino a cento
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
La risposta arrivò al terzo squillo.
«Ciao papà!» La voce era cristallina senza alcun accenno di stanchezza.
La tensione sul viso di Robert si dissolse in un sospiro liberatorio e in un abbozzo di sorriso rivolto a Maya. Lei chiuse gli occhi, inspirò ed espirò a fondo, mentre i muscoli di tutto il corpo iniziarono a rilassarsi.
«Ciao, piccola.» Robert addolcì la voce, cercando di tenere a bada la preoccupazione. Non voleva che lei la avvertisse, così come non voleva che si accorgesse di quanto fosse sollevato nel sentirla. «Direi che sei ancora in piedi. Non sarebbe ora di andare a letto?» Il suo era un tono di finto rimprovero e sperò che anche Helen lo interpretasse allo stesso modo.
«Papà… Ma io non sono Helen.» La voce era alterata da un risata trattenuta. «Come hai fatto a confondermi?» Il tono del bambino si abbassò per imitare la voce adulta. «La mia voce è da uomo, non da femminuccia!»
«Ludwig? Perché rispondi tu al telefono di Helen? Dov’è tua sorella?» Robert si appoggiò con la mano sinistra allo schienale di una delle panchine che arredavano il patio del ristorante.
Il bambino non rispose subito. Pochi secondi di pausa che a Robert parvero eterni. Il viso di Maya sbiancò e lei fu quasi certa che avrebbe vomitato.
«Ludwig?»
«È di là.»
«Di là dove?»
«Sta… stiamo giocando.»
«Ok, ok.» Robert si rilassò per un attimo. «Allora interrompete il gioco e passami Helen. Devo chiederle una cosa.»
«Ludwig?»
Maya si aggrappò al braccio che reggeva il telefono e avvicinò l’orecchio a quello di Robert.
«Ludwig!»
«Non c’è. Non la trovo. Stiamo giocando.»
Fu come se una mano gli artigliasse i testicoli. «Fammi parlare con Dora.» La sua richiesta esplose con un tono aspro.
«Non arrabbiarti, papà. Io non —»
«Non sono arrabbiato con te, pulce. Però devo parlare con Dora. Passamela subito.»
«Io non… non c’è nessuno. Helen e Dora. Non ci sono.»
«Non è il momento di giocare, Ludwig!» Il tono era perentorio, ma nella voce tremava una paura che la fermezza non riusciva a celare.
«Non c’è nessuno, papà. Voglio parlare con la mamma. Passami la mamma.»
Robert passò il telefono alla moglie. «Cerca di capire cosa sta succedendo. Convincilo a farti parlare con Dora.» Si allontanò veloce verso l’interno del ristorante. «Vado a pagare il conto. Tu corri alla macchina e aspettami là.» Prese le chiavi dalla tasca della giacca e le diede a Maya.
«Ludwig, amore…» Il telefono le sfuggì di mano e sbatté sullo schienale della panchina. Lo riprese e lo riaccostò all’orecchio reggendolo con due mani.
«Mamma! Stiamo giocando. Ma non trovo più Helen. E Dora. Si sono nascoste per farmi paura, ma io non ho paura. Adesso vado a cercarle.»
«Ludwig, no!» urlò Maya. «Resta al telefono con me, non riattaccare. Io e papà stiamo tornando a casa. Dove sei?»
«Sul divano.»
«RImani lì, non muoverti. Raccontami cosa avete fatto oggi. Quale gioco avete fatto?»
Il rumore dei passi veloci di Robert la spinsero a salire in auto. La chiave le sfuggì di mano due volte prima di riuscire ad avviare il motore. Il tremore era così intenso da averle quasi annullato la sensibilità dei polpastrelli.
I minuti successivi furono i più lunghi e carichi di angoscia che Robert e Maya ricordassero.
«Stanno facendo un gioco» tentò di rassicurarla Robert. «Forse Dora non si è accorta della telefonata.»
La strada sfrecciava veloce sotto di loro. Data l’ora non c’era traffico, ma lo sguardo di Maya era concentrato sul fascio di luce che gli abbaglianti proiettavano a distanza.
«Dora non può non accorgersene. Non può lasciare tanta libertà ai bambini.»
«Forse è proprio questo il gioco. Sappiamo bene di cosa è capace Ludwig quando libera la sua fantasia, no?» Robert aveva allontanato il telefono per parlare con la moglie senza che il bambino lo sentisse. «E se fosse tutta una sua invenzione? Helen e Dora potrebbero semplicemente non essersi accorte di nulla.»
«Cazzo, Robert! Ha otto anni. Pensi davvero che sia in grado di creare tutto questo?»
«Tu pensi di no, Maya? Dopo il suo esperimento con le mosche credo che sia capace di qualsiasi cosa.» Il ricordo gli strappò un sorriso.
Era successo alcuni mesi prima. Ludwig aveva trovato un avanzo di un hamburger che qualcuno aveva gettato in una nicchia nel cortile della scuola. Era lì da giorni, e il brulicare di larve di mosche e altri esseri minuscoli e striscianti lo avevano incuriosito. Le maestre avevano approfittato del piccolo incidente per dare ai bambini una spiegazione del fenomeno e Ludwig ne era stato talmente colpito che per alcuni giorni non aveva parlato d’altro. Finché qualche tempo dopo aveva deciso di fare una sperimentazione pratica. Era sceso in cantina sfidando la paura che gli provocava quel luogo freddo e poco illuminato. Aveva sottratto un grosso pezzo di carne dal congelatore e lo aveva nascosto sul fondo di un cassetto nella sua cameretta, dentro una ciotola di vetro, non prima di aver lasciato il tutto per un giorno in un angolo remoto del giardino. Gli avevano spiegato che le larve che aveva visto quel giorno a scuola erano nate dalle uova deposte dalle mosche che si erano posate sull’hamburger per nutrirsi. E lui aveva pensato che se avesse messo subito la carne nell’armadio non ci sarebbero state né le mosche, né le uova. E quindi, nessun vermiciattolo bianco e strisciante.
Maya era stata la prima ad accorgersi dell’odore. Dapprima lieve e vagamente dolciastro. Aveva pensato che provenisse da fuori. Ma nei giorni successivi il fetore aveva invaso la casa, in particolare il primo piano, concentrandosi nella camera del bambino. E qualche mosca dai riflessi verdi metallici aveva iniziato a girare per casa. Robert aveva pensato che un piccolo animale fosse rimasto intrappolato e che fosse morto. Un passero, forse. Sperava non si trattasse di un topo. Poi Maya aveva aperto il cassetto nella camera di Ludwig.
«Se ha fatto una cosa simile questa volta la punizione la ricorderà per un pezzo» mormorò Robert, il telefono ancora tenuto lontano. Poi riprese a parlare con il bambino per tenerlo tranquillo, ma anche per scoprire se davvero ciò che stava accadendo fosse frutto della sua fantasia.
Serie: L'angoscia e l'ignoto
- Episodio 1: Il volto alla finestra
- Episodio 2: Urbex (1/3) – Lucy
- Episodio 3: Urbex (2/3) – Esplorazione
- Episodio 4: Urbex (3/3) – Chi sei?
- Episodio 5: Un gioco da bambini (1/4) – Gemelli
- Episodio 6: Un gioco da bambini (2/4) – Mosche
- Episodio 7: Un gioco da bambini (3/4) – Conta fino a cento
Mi è piaciuto il retroscena verso la fine: dà solidità a un capitolo carico di tensione.