Un gioco da bambini
Serie: Pace in terra
- Episodio 1: Quanto una foglia che increspa l’acqua
- Episodio 2: Pace in terra
- Episodio 3: Coraggio!
- Episodio 4: Amore amaro
- Episodio 5: Un ago e un cuore
- Episodio 6: Al buio
- Episodio 7: Un gioco da bambini
STAGIONE 1
Speravo sarebbe bastata una settimana all’ Ucraina per fare pace col bambino ricco e viziato, che voleva a tutti i costi il nostro giocattolo. In quel piccolo stop tutti noi avevamo sperato finissero i bombardamenti, ma era stato solo un inganno. Era solo servito alle truppe russe per riorganizzarsi. Dopo Kiev c’era stata Odessa e poi Mariupol e poi anche i nomi delle città avevano iniziato a sparire sotto gli attacchi delle bombe, un paesaggio uniforme e desolato in cui giovani soldati si aggiravano imbracciando il fucile come il joystick della consolle di mio fratello. Incoscienti e fomentati, costretti e disperati, vecchi e poi giovani, padri e poi figli, famiglie distrutte, divise. Obiettivi militari e poi, sempre più civili avevano perso la vita.
Non avevo modo di seguire ciò che stava accadendo di preciso, le mie conoscenze si basavano solo sui racconti strazianti delle donne che veniva qui in questo ospedale; le più accompagnate dalle figlie, che non la smettevano di piangere e chiamare i fratelli o il proprio padre impegnati in questa guerra senza fine.
Dove sarà mio fratello? Sarà ancora vivo, cosa starà facendo? pensai. Si sarà arruolato? Aveva la mania di giocare alla guerra con i bastoni! Aveva. La vena sulla carotide prese a farmi male e la preoccupazione non fece altro che aumentare i battiti e sentii il cuore fuoriuscire da questo mio petto ancora poco sviluppato, per contenere una Signora Ansia. Poggiai la mano, senza forse avere la necessità di farlo. Se avessi continuato con queste pulsazioni al giorno, non sarei sopravvissuta a lungo per vedere la pace nella mia amata Ucraina! Pensai a mia madre e dissi ad alta voce imitandola: esagerata Stefania, esagerata! Anche se questo rimprovero bonario, non sarebbe mai arrivato. E soprattutto in questa situazione son certa che mia madre mi avrebbe stretto a sé e le sue parole sarebbero state tutt’altro: prega il Signore Stefania, prega! Non smettere di pregare, di aiutare, non smettere di sperare!
Cercai di inspirare lentamente ed espirare, più volte accompagnandomi in preghiera. Sorrisi ad Oleksandr e mi concentrai sulla sua ferita, anche se dentro stavo morendo.
Ero entrata nel mondo dei grandi improvvisamente e non lo ero ancora abbastanza. Stavo percorrendo un sentiero orribile e da sola. A 14 anni avrei potuto benissimo prendere la via opposta. Ma non lo avevo fatto. Ero andata avanti senza voltarmi, ma con in testa un tormento: «Ne sei sicura?» mi disse quella donna. Non risposi, ma tesi il braccio affidandogli tre lettere che avevo scritto piangendo la sera prima. Sarei potuta andare via di qui. Sarei potuta tornare a vedere se la mia casa era ancora li, se mia madre era ancora li! Avrei potuto cercare mio fratello, magari assieme ad Ivan… e invece …ho racchiuso il mio e il loro destino in delle lettere, che forse ho affidato al vento, pensai, spostando lo sguardo fuori. Un passero atterrò dolcemente su un albero e poi volare via. I rami avevano perso le foglie, ma l’albero era li, con la linfa che silenziosa scorreva sotto la dura corteccia. C’era ancora vita. Pensai al frutto di quella decisione che solo a pochi era visibile, perfino a me.
Riuscii a far parlare il dottore con quella donna e quel giorno vidi nascere una nuova famiglia. Quella signora divenuta improvvisamente madre, sarebbe partita per raggiungere sua sorella, dall’altra parte della città, a Teremky per poi convincere anche lei a lasciare il Paese. Quando sentii nominare il mio quartiere ebbi l’impulso di aggiungermi alla carovana. Mi sarei fatta piccola piccola per entrare anche nel portabagagli! Anche se concluse amara dicendo al dottore, che non era sicura che i parenti fossero vivi in realtà. Non siamo sicuri più di niente se non del presente, pensai, mentre ascoltavo il dottore incoraggiarla e informarla su come curare il piccolo al meglio. Oleksandr dai sorridimi! Feci le facce più buffe che potevo, ma riuscii a strappargli solo un mezzo sorriso. Aveva perso un arto, ma tra le cuciture, ce n’era una più profonda che non era possibile scorgere e che avevamo tutti. Lo presi in braccio e lo porsi a chi se ne sarebbe preso cura come una madre. La salutai e si batte il petto due volte, nel punto in cui le avevo visto infilare le mie lettere. Salutai, «Ciao Natalia, grazie! E che Dio vi protegga sempre, arrivederci!». «Grazie a te Stefania, arrivederci!»
Serie: Pace in terra
- Episodio 1: Quanto una foglia che increspa l’acqua
- Episodio 2: Pace in terra
- Episodio 3: Coraggio!
- Episodio 4: Amore amaro
- Episodio 5: Un ago e un cuore
- Episodio 6: Al buio
- Episodio 7: Un gioco da bambini
Ciao Maria Anna, bentornata. Tanto tempo é passato e questa storia di guerra, distruzione di intere città , morte di soldati, civili e bambini innocenti, non é ancora finita. Altre guerre sono scoppiate e molte altre minacciate. Che possiamo fare noi, se non pregare per la pace?
Maria Luisa bentrovata, grazie per il commento, si è passato tanto tempo, troppo!
“Non smettere di pregare, di aiutare, non smettere di sperare! “
E tanti di noi, insieme a lei.❤️