Un gioco da bambini2 (questo limite di 1000 è troppo poco)

Serie: Pace in terra


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Stefania a seguito di una decisione difficile rinuncia al passaggio in macchina e affida alla signora Natasha tre lettere scritte per i suoi cari

Chissà se arriveranno mai a destinazione, se riuscirà a trovarti, a trovarvi… Mamma quanto vorrei tu fossi qui accanto al mio letto… invece c’era Sonia e russava da morire!

Da quando mi aveva “arruolato” dormivo insieme a lei nella classe 3a, che aveva l’aula sullo stesso piano della palestra. Era piccola ma almeno avevamo i letti, ma non lo usavo molto, avrei preferito cederlo ad una di quelle aiutanti che avevo visto dormire su una sedie

Da insonne avevo preso di notte a perlustrare la palestra nella speranza di scorgervi i visi a me cari, anche se mi sembrava inutile. Ogni giorno cercavo di fare un giro diverso, magari come avevano portato me, forse anche mio fratello era qui?…magari anche lui stava aiutando…ma cosa avrebbe potuto fare un bambino di dodici anni, specialmente nel caso di Andriy che di testa ne aveva appena cinque! Andriy dovunque tu sia, lo sai, tua sorella ti adora lo stesso!

I pazienti erano stati riuniti tutti ai piani inferiori per paura che le bombe centrassero l’edificio nei piani più alti, ma questa situazione era durata ben poco; ultimamente i feriti erano triplicati e eravamo stati costretti a riempire anche i piani superiori.

Afferrai la porta, e uscii immediatamente fuori. Sentii i passi, ma feci appena in tempo a chiudere una prima porta per entrare nella porta di fronte. Fortunatamente in palestra nessuno mi avrebbe notata con la camicia da notte addosso. Tranne lei. Sentii improvvisamente un braccio afferrarmi la caviglia. «Stefania, ehi dove vai!»

«Maryna, mi hai fatto prendere un colpo!» dissi alla mia ex vicina di letto

«Hahah dai ti ho spaventato! Sei sempre buffa…ma non eri diventata infermiera? Dov’è la divisa bianca?»

«Ma quale divisa bianca, ci sono a mala pena i vestiti puliti! Eh ora zitta e fammi posto nel letto che sta arrivando Sonia!»

«Ma che cavoli Stefania, se spingi ancora un po’ io esco fuori dal letto! Che avrai mai combinato!»

«Niente dopo ti spiego! Adesso stai zitta che sta entrando in questo preciso istante. Giù la testa!»

«Ok ma mi vuoi spiegare cosa succede?»

«Un “come stai”, sarebbe una domanda più spontanea e importante Maryna»

«Decido io che sono grande, quale domande fare bambina!»

«E va bene. Secondo te questa chiave cosa apre?»

«Ma dove l’hai presa?»

«…dal camice di Sonia, insieme alla torcia anche se quella era già mia – ripresi sentendo i passi allontanarsi – E apre una stanza che vale la pena tornarci! Ma dimmi Maryna, come stai? Speravo fossi guarita nel frattempo e tu fossi tornata a casa!»

«A casa? Quale casa?» disse facendo una delle sue smorfie

«Si, certo, mi dispiace davvero stai dicendo che la tua è crollata?»

«Si, non c’è rimasto più niente… e nessuno. Ma non piangere per me bambina bella. Io me la saprò cavare da sola, sono maggiorenne. Sei tu invece la combina guai. Hai trovato poi il tuo ragazzo?»

«Schhh zitta! Che Sonia sta tornando! E non è il mio ragazzo!»

«Vabbè, il tuo innamorato»

«Ivan?»

«Che ne so io come si chiama. Non pretendere che io mi ricordi il suo nome. Quello a cui baciavi i piedi»

«Non gli baciavo i piedi»

«Vabbè, i lacci delle scarpe, giusto? Quanto eri buffa!»

«Ma la smettete voi di chiacchierare? -disse Sonia come in un flashback – È notte fonda! Stefania, che ci fai nel letto di Maryna?»

«Scusami Sonia, ora…»

«Ora mi aiuti. Che abbisogno e son almeno cinque minuti che ti cerco, compresa la mia chiave e la mia torcia! – disse Sonia strappandomele subito dalle mani senza darmi la possibilità di puntualizzare che… E Maryna, dimmi non ti avevo detto ieri sera che potevi andare? Che la tua ferita non ci preoccupa più?»

«Non mi cacci capo, io non ho più una casa! Non ho più i miei e adesso non so dove andare…e…»

«Non chiamarmi capo e scusami la durezza, intendevo il posto letto. Dunque, ti faccio una domanda: sai cucire?»

«Digli di no. Digli di no!» – dissi a Maryna sperando leggesse il mio labiale.

«Si, certo!» disse Maryna

«E allora seguimi! Anche tu Stefania!»

«Ma perché non mi ascolti mai Maryna!» dissi sotto voce, uscendo dal suo letto

«Perché sono più grande di te, tu sei solo una…»

Una bambina. Si, davvero, in quel momento lo ero. Colta nel fallo. Chissà Sonia forse sta pensando che sono una ladra! Non si fiderà più di me, e mi sostituirà con Maryna cacciandomi via da qui? Oppure una bugiarda, visto che dichiarai di non averla usata la chiave. Non parlammo più di questo La guardai, la faccia era concentrata sul paziente, la sua voce era dolce e poi porse l’ago a Maryna. Non ero neanche riuscita a chiederle scusa, ma giorni dopo Sonia fece una cosa che a me allora sembrò una punizione, ma di cui la ringrazio ancora oggi. 

Continua...

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